Hanno avvelenato B.B.King“. Fossimo in una puntata di CSI, magari delle prime serie, questo sarebbe stato il titolo scelto dalla produzione, e su questo misterioso caso avrebbero dovuto indagare Grissom e soci. Las Vegas, negli ultimi giorni, è finita sotto i riflettori del mondo intero per un presunto caso da omicidio degno della più famosa squadra scientifica al mondo. Questi i fatti, a due settimane dalla morte del popolarissimo bluesman: le figlie Karen e Patty King accusano il manager dell’artista, LaVerne Toney, e il suo assistente personale, Myron Johnson, di aver avvelenato loro padre, per poter usufruire dell’eredità‘, attestata intorno ai dieci milioni di dollari.

Sembrerebbe, infatti, che negli ultimi giorni di vita di B.B., le figlie siano state tenute lontane dal capezzale del padre, e che i soli Toney e Johnson lo abbiano potuto assistere. È invece certo che proprio LaVerne Toney sia stato indicato in sede testamentale esecutore dei beni del bluesman e probabilmente è questo il vero motivo della querelle che ora lo vede contrapposto alle figlie di King. Stando a quanto dichiarato dal tutore legale del patrimonio, l’avvocato Brent Bryson, al lavoro a fianco di Toney, le ultime ore di vita di King sono state serene, come possono testioniare ben tre medici giunti al capezzale dell’ottantanovenne cantante noto per la sua chitarra Lucille.

Lo stesso legale ha definito “ridicole” le accuse di omicidio, come del resto confermato dalla polizia di Las Vegas, che ha dichiarato per mezzo del suo portavoce che al momento non sono state aperte indagini in proposito. Uniche certezze, l’autopsia svolta proprio nei giorni scorsi, i cui risultati saranno però resi noti soltanto tra sei settimane, e il fatto che le figlie non abbiano potuto o voluto assistere il padre nelle ultime ore di vita, il 14 maggio scorso. Certezza ancora più concreta la tristezza di una vicenda di eredità che vede coinvolti parenti e assistenti di una vera leggenda del blues, musica che come poche altre ha saputo mettere in risalto le passioni dell’uomo, evitando, fortunatamente, di concentrarsi troppo sull’avidità.