Sono almeno 400 i civili uccisi (la maggior parte donne e bambini) dallo Stato Islamico a Palmira. A dirlo è la tv statale siriana, citata dal sito dell’agenzia Reuters. Le organizzazioni per i diritti umani avevano parlato finora di centinaia di cadaveri di soldati del regime per le strade della città conquistata dai jihadisti il 20 maggio, dopo giorni di scontri, senza che l’esercito di Bashar Al Assad si opponesse a difesa della città.

L’esercito siriano è pronto a dispiegare proprie truppe nell’area di Palmira per preparare un contrattacco e riconquistare la città. Il governatore Talal Barazi della provincia di Homs ha affermato che i jihadisti “hanno commesso eccidi di massa a Palmira”, da quando l’hanno catturata. Barazi ha aggiunto che i miliziani hanno preso i civili, incluse le donne, e li hanno condotti in una località sconosciuta. Non è chiaro quando sarà lanciato l’attacco.

Gli attivisti hanno confermato che centinaia di corpi, ritenuti dei lealisti del governo di Assad, giacciono nelle strade. L’Osservatorio siriano per i diritti umani ha specificato che alcune persone sono state decapitate da quando l’Isis è entrato a Palmira, ma non ha fornito numeri. Ha invece stimato in circa 300 i soldati che sono morti negli scontri precedenti alla caduta della città.

“I terroristi hanno ucciso più di 400 persone, mutilando i loro corpi, con il pretesto che collaborassero con il governo e non seguissero gli ordini”, ha scritto l’agenzia di stampa Sana, citando alcuni abitanti di Palmira. Decine delle vittime erano dipendenti statali, ha spiegato la testata, tra cui anche il capo degli infermieri all’ospedale locale e tutta la sua famiglia. I sostenitori dei jihadisti hanno pubblicato sul web dei video – secondo indiscrezioni non confermate – in cui si vedono combattenti negli edifici governativi, mentre cercano i dipendenti statali.

Sulla “Sposa del deserto”, il sito archeologico dichiarato patrimonio dell’umanità dall’Unesco, da ieri sventola il drappo nero, simbolo dello Stato islamico. La paura è che possano ripetersi i fatti di Mosul, Hatra, Nimrud, cioè che i jihadisti possano distruggere statue e opere antiche.

Il 14 maggio, l’Unesco ha lanciato un allarme: “Dobbiamo salvare Palmyra e impedire che venga distrutta”, si legge in un tweet.

La Nato è preoccupata per il rafforzamento del gruppo jihadista. In particolare in Afghanistan, dove il governo combatte i talebani da 14 anni. “La potenziale crescita di Daesh (acronimo arabo per Stato islamico, ndr) in Afghanistan è una questione di grande preoccupazione ed è qualcosa che seguiamo molto da vicino”, ha dichiarato Armando Pérez, portavoce della missione Resolute Support della Nato.