Progressisti e lontani dall’establishment: i tre candidati di Mamdani trionfano alle primarie dem di New York. La città boccia la ‘vecchia guardia’
La scommessa è vinta. “Un anno fa, non era la fine di un movimento politico. Era l’inizio”. Festeggia il sindaco socialista di New York, Zohran Mamdani, che ieri ha girato in tutta la città per celebrare il trionfo dei suoi candidati alle primarie democratiche per il Congresso: Brad Lander, Darializa Avila Chevalier e Claire Valdez. Il loro successo consolida la posizione del primo cittadino come figura di riferimento della sinistra democratica, e allo stesso tempo terremota l’estabilshment dei dem, inasprendo le tensioni con la vecchia guardia del partito. Il leader democratico alla Camera Hakeem Jeffries si era schierato accanto ai nomi usciti perdenti, tutti più moderati e con maggiore esperienza politica.
Sulla campagna elettorale hanno pesato sopratutto alcuni temi: il costo della vita, l’immigrazione e Gaza. Gli esponenti vicini a Mamdani, in linea con il primo cittadino, hanno adottato posizioni fortemente critiche verso Netanyahu e Israele, parlando esplicitamente di genocidio a Gaza, si sono detti favorevoli all’abolizione dell’Ice, l’agenzia che controlla l’immigrazione negli Usa, a una maggiore tassazione dei redditi più elevati insieme ad agevolazioni per le fasce più basse. Anche per questo i risultati di oggi vengono visti come un segnale da non sottovalutare per il Partito democratico. Non a caso Lander, uno dei vincitori, così ha commentato i numeri usciti dai seggi: “È ora che il Partito democratico si allontani dal denaro oscuro, dai pac finanziati dalle criptovalute, da Wall Street, dall’intelligenza artificiale e dall’Aipac. La gente lo ha capito”.
Ex revisore dei conti della città, Brad Lander ha battuto con più di 30 punti di vantaggio il deputato Dan Goldman, discendente della famiglia dell’azienda Levi Strauss e oppositore di Mamdani. Entrambi sono di origine ebraica, ma mentre Goldman si è detto spesso “filo israeliano”, Lander ha preferito definirsi solo “sionista liberale”. Il candidato di Mamdani ha messo al centro della campagna elettorale la sua postura nei confronti di Tel Aviv, sottolineando la distanza dell’Aipac, l’American Israel Public Affairs Committee, potente gruppo lobbysta israeliano che invece ha un rapporto consolidato con Goldman. “Non possiamo continuare a finanziare le guerre di Netanyahu con i nostri soldi delle tasse. Gli elettori democratici lo stanno dicendo forte e chiaro” ha dichiarato Lander a Haaretz.
La sua, come le altre candidature, sono state osservate con attenzione da Israele, dove la stampa locale ha interpretato queste primarie come un indicatore delle relazioni tra i democratici e Tel Aviv. L’esplicito sostegno a Israele, sottolineano oggi le testate vicine a Netanyahu, è stato un fattore determinante per la sconfitta di alcuni candidati. L’altro caso citato è quello del deputato Adriano Espaillat, appoggiato dal gruppo di pressione filo israeliano Jewish Democratic Council of America. 71 anni, presidente del Congressional Hispanic Caucus, Espaillat è stato sconfitto da Darializa Avila Chevalier, attivista 32enne, fino a oggi semisconosciuta. Avila Chevalier ha trionfato nell’Upper Manhattan e in parte del Bronx e la sua è considerata una delle vittorie più significative. Mamadani l’ha indicata come una delle figure di spicco di “una nuova generazione di leader” che mettono al centro del partito la lotta della classe lavoratrice. Da sempre critica nei confronti di Israele, Avila Chevalier ha sostenuto la legge per bloccare la vendita di armi a Tel Aviv e ha fatto parte dei movimenti filopalestinesi che hanno organizzato le proteste per la popolazione di Gaza alla Columbia, compresa l’occupazione di Hamilton Hall del 2024. Durante la campagna elettorale, sottolinea la Cbs, i sostenitori di Espaillat l’hanno accusata di estremismo, appoggiandosi ad alcuni suoi vecchi post social in cui mandava a quel paese (per usare un eufemismo) Joe Biden e Kamala Harris. Lei ha risposto sottolineando l’inadeguatezza di Espaillat nel difendere le classi più deboli. “Dov’era il nostro deputato quando l’Ice rapisce i suoi elettori?” ha detto in un video postato sui sui suoi profili riferendosi all’avversario.
La terza candidata appoggiata da Mamdani è Claire Valdez. Sindacalista, classe 1989, Valdez ha vinto le primarie in rappresentanza del settimo distretto, che comprende i quartieri di Brooklyn e del Queens. Valdez ha battuto il favorito Antonio Reynoso, influente presidente del distretto di Brooklyn, scelto personalmente dalla deputata uscente Nydia Velazquez. Cittadina di origine native, Valdez è considerata una promessa dell’ala progressista. Fa parte dell’Assemblea dello Stato di New York, dove si è battuta per imporre una maggiore tassazione ai ricchi, per dare maggior potere ai lavoratori e insieme più tutele agli inquilini a basso reddito. Il suo successo completa il quadro della grande sfida giocata e vinta da Mamdani. Un primo esame della sua forza politica e un segnale per i vertici dem in vista delle elezioni di midterm del prossimo autunno.