Non si sente idealmente vicina ad alcun partito. Questo è il ritratto della maggioranza degli elettori italiani (52%) secondo un’indagine di Cmr Intesa Sanpaolo per La Stampa. A prendere sempre più piede sembra quindi essere il partito dell’astensionismo, o del potenziale astensionismo. Se più della metà degli intervistati ritiene di non avere niente in comune con l’ideologia di una formazione politica, il 48,5% delle persone sentite, ha espressamente risposto che non c’è alcun movimento da cui si sente meno distante. Il rischio è che queste percentuali si trasformino in persone che non voteranno.

Ad aver espressamente dichiarato la certezza del non voto comunque, è il 15,7% degli intervistati, contro un 57,3% di quelli che andrebbero sicuramente a votare. La restante percentuale è costituita da indecisi. Dall’indagine emerge una sempre maggiore disaffezione dalla politica quindi, con i “senza partito” che diventano potenziali candidati del movimento dell’astensionismo. Chi ha dichiarato di essere incerto se andare a votare o meno e chi si è detto sicuro che non lo farà, ha specificato le motivazioni del suo gesto. Per il 37,4% i politici non si interessano alla gente comune, per il 27,5% votare è inutile, tanto le cose non cambiano e per il 15,2% i partiti fanno schifo.

Accanto a questa distanza che sembra dividere gli elettori dal mondo politico, c’è la concezione che le tradizionali categorie di destra, centro e sinistra non abbiano più significato (questo è vero per il 75% degli intervistati). Il 71,6% poi, ritiene che per fare bene politica serva una preparazione specifica e il 69,9% che se la politica è scadente sia un po’ colpa anche dei cittadini.

Dal sondaggio emerge un elettorato disilluso, disorientato, incerto e fluttuante. Che, con le elezioni regionali alle porte, pone la politica di fronte all’ennesimo tentativo di riavvicinare l’elettorato.