Un luogo unico nel suo genere che farà invidia a grandi città del calibro di Londra, Parigi e New York. Con un’articolata configurazione architettonica che combina sette edifici preesistenti a tre nuove costruzioni (Podium, Cinema e Torre) costantemente in dialogo con il passato, per un totale di 19mila metri quadrati, sulla scena milanese appare una meraviglia in più. Il 9 maggio a Milano aprirà la nuova sede della Fondazione Prada, l’istituzione creata nel 1993 dalla celebre griffe italiana e dedicata all’arte e alla cultura. È il risultato della trasformazione di una ex-distilleria nella zona sud est della città, in Largo Isarco, risalente agli anni Dieci del Novecento completamente reinventata dallo studio OMA sotto la guida di Rem Koolhaas, architetto e urbanista olandese di grande fama internazionale e già autore dello store di Prada su Rodeo Drive a Beverly Hills. Parallelamente alla sede del capoluogo lombardo resterà attiva anche quella di Venezia nel palazzo settecentesco di Ca’ Corner della Regina aperta nel 2011.

Una cena ristrettissima per ospiti esclusivi tra vip, celebrities, personalità istituzionali del mondo dell’arte, della cultura e dell’imprenditoria accolti dai padroni di casa Miuccia Prada e Patrizio Bertelli, ha inaugurato i nuovi spazi della Fondazione in pienissimo clima Expo. I lavori sono stati quasi tutti ultimati ad eccezione della grande Torre che accoglierà sale espositive e depositi, il cui completamento è previsto entro il 2016. La struttura al suo interno, oltre agli spazi espositivi, ospiterà un cinema, un teatro, l’archivio di Prada, gli uffici amministrativi e l’Accademia dei Bambini, un progetto a cura di Giannetta Ottilia Latis che prevede uno spazio ideato in collaborazione con 18 studenti dell’École nationale supérieure d’architecture de Versailles, sotto la direzione di Cédric Libert ed Elias Guenoun in cui i più piccoli potrann

o svolgere attività interdisciplinari e laboratoriali per sviluppare l’apprendimento e la creatività.

E poi ci sarà quello che si preannuncia come il ritrovo dei milanesi più chic: il Bar Luce, ideato niente di meno che dal regista americano Wes Anderson, autore di grandi successi come il candidato Oscar Gran Budapest Hotel e The Royal Tenenbaums. Lo stile vintage ricrea l’atmosfera di uno storico caffè milanese, dalla decorazione del soffitto e delle pareti, che si ispira alla Galleria Vittorio Emanuele, all’arredo interno dal gusto retrò, che celebra il cinema italiano degli anni Cinquanta e Sessanta. Strutture in acciaio a vista, ampie vetrate, tavoli e sedie in formica dai colori pastello, pannelli in legno impiallacciato, vecchi biliardini e un grande bancone intonato perfettamente con il resto – con barattoli in vetro stracolmi di caramelle e bon bon, una macchina per il caffè e la vetrina di amari e distillati – fanno del bar un posto elegante e ricercato ma allo stesso tempo accogliente e confortevole per soddisfare i visitatori durante tutto l’arco della giornata, dalla colazione (con i dolci della pasticceria Marchesi) al pranzo, fino all’aperitivo. “Lo spazio è stato pensato per essere vissuto, dovrebbe avere molti posti comodi dove sedersi per conversare, leggere, mangiare, bere… Credo che sarebbe un ottimo set, ma anche un bellissimo posto per scrivere un film. Ho cercato di dare forma a un luogo dove mi piacerebbe trascorrere i miei pomeriggi ‘non cinematografici’”, ha raccontato il regista.

Un progetto davvero ambizioso che per questa sua prima stagione ha già in cartellone mostre ed eventi imperdibili, come la mostra “Serial Classic” (9 maggio – 24 agosto 2015), e che da subito accoglierà tre diverse rassegne che utilizzano la Collezione Prada come strumento d’indagine e ricerca: “An Introduction” (9 maggio 2015 – 10 gennaio 2016) nata da un dialogo tra Miuccia Prada e Germano Celant, “In Part” (9 maggio-31 ottobre 2015) a cura di Nicholas Cullinan, “Trittico” a cura del Thought Council. Infine, la permanente di Robert Gober e Louise Bourgeois e il documentario proiettato sullo schermo del Cinema concepito da Roman Polanski e diretto da Laurent Bouzereau per la Fondazione dal titolo “Roman Polanski: My Inspirations”, in cui si ripercorrono le fonti d’ispirazione della sua opera cinematografica. Quella della metropoli meneghina non è certamente una scelta dettata dal caso per ospitare un tale gioiello, connubio perfetto tra arte e glamour.