Le parole di oggi di Papa Francesco irrompono nel dibattito pubblico, come sempre dissacranti, letteralmente in questo caso. Adamo viene rimesso al suo posto, come un vile che incolpa la donna del furto della mela e finalmente la Chiesa abbraccia esplicitamente l’emancipazione femminile come un valore irrinunciabile.

Ogni qualvolta ci sembra di esserci abituati allo stile di Francesco, lui sorprende tutti noi con una nuova uscita, unica, tanta è la sua semplicità e chiarezza. Sono parole della persona di buon senso, ma che diventano proprio per questo rivoluzionarie, tanto sono dirompenti nel mondo del dibattito pubblico mediatizzato, assai refrattario a certi temi.

In particolare il femminismo viene dato ormai come una tematica superata e quindi per acquisiti i risultati che ha inteso ottenere con le sue lotte durate ben oltre un centinaio d’anni. Se ne parla quasi esclusivamente per legarlo al tema delle leggi elettorali, delegando a piccole élite il compito di sviscerare gli altri campi, come non fosse evidente nella quotidianità e non solo nella rappresentanza, la profonda ingiustizia che subiscono le donne nel mondo. Un velo spesso, anche se poco visibile e che copre i troppi aspetti in cui ancora le donne subiscono discriminazioni di ogni tipo, economico e sociale in primis, a dispetto del dibattito che nel 1948 aveva portato madri e padri costituenti a ribadire la necessaria “fattività” ai principi ribaditi dagli artt. 3, 31, 32 e 37 della Costituzione. Ragioni profonde e culturali che Papa Francesco evidenzia.

Oggi ha rotto quel velo e la speranza è che le parole del Papa servano a riportare al centro del discorso le tematiche della donna come componente fondamentale della società, dando forza e coraggio a tutte noi, per unirci e rivendicare la presenza “giusta”, quella che ci compete, per numero e sostanza.