Era stato arrestato a Roma la notte tra il 30 e il 31 gennaio 2014 dopo l’intervista a “Servizio Pubblico”. La Squadra mobile della Questura di Torino non era riuscita a rintracciarlo e aveva trovato come unica soluzione quella di aspettarlo fuori dagli studi televisivi al termine del programma. Così Vincenzo Scarantino (nella foto), finto pentito di mafia, era tornato in carcere con l’accusa di violenza sessuale, un’accusa dalla quale oggi è stato assolto.

Scarantino è il finto pentito che nel 1994 si autoaccusò della strage di via D’Amelio del 19 luglio 1992 in cui furono uccisi l’ex procuratore aggiunto di Palermo Paolo Borsellino e cinque agenti della scorta. Anni dopo, in seguito alle rivelazioni di Gaspare Spatuzza, è finito indagato per calunnia e ha ritrattato le sue accuse, denunciando i depistaggi messi in atto da alcuni pezzi grossi della polizia, come l’ex capo della squadra mobile di Palermo Arnaldo La Barbera e i suoi uomini.

Secondo la procura di Torino il 5 novembre 2013 Scarantino, che viveva sotto falsa identità e quel giorno era andato a lavorare come operatore in una comunità del capoluogo piemontese per sostituire un suo amico, aveva violentato un’ospite della struttura conosciuta un paio di ore prima, una ragazza di 22 anni con problemi psichici che poi lo aveva denunciato alla polizia. Per quasi due mesi l’ex collaboratore di giustizia non è stato rintracciabile e quindi la squadra mobile torinese, all’epoca diretta da Luigi Silipo, lo aveva arrestato dopo la sua partecipazione al programma di Michele Santoro durante il quale aveva raccontato come era stato costretto dagli investigatori a mentire e a denunciare persone innocenti.

Alcune settimane dopo l’arresto, l’11 febbraio 2014, nel corso di un processo “Borsellino quater” davanti alla Corte d’assise di Caltanissetta, il finto pentito aveva dichiarato di non aver commesso nessuna violenza: “Che Dio mi accechi se io ho fatto questo schifezze – aveva detto -. Non mi sono mai permesso e voglio fare presente ai parenti delle vittime e alla corte che non ho mai commesso violenza sessuale”.

Nel frattempo il sostituto procuratore Patrizia Gambardella ha portato avanti l’indagine e il 9 aprile scorso, nel processo con il rito abbreviato, ha chiesto la condanna a quattro anni di carcere per violenza sessuale aggravata dall’abuso di autorità. L’avvocato Gianluca Orlando, difensore di Scarantino, ne aveva chiesto l’assoluzione consegnando al gup una sentenza del tribunale di Pisa con cui un altro uomo denunciato per violenza sessuale dalla stessa vittima era stato assolto, un documento che dimostrerebbe l’inattendibilità della denuncia della ragazza. Così stamattina il gup ha assolto Scarantino perché il fatto non costituisce reato: “Il giudice potrebbe aver ritenuto che la ragazza fosse consenziente oppure che il mio assistito non avesse colto lo stato di malattia”, prova a interpretare il difensore in attesa delle motivazioni.

Intanto a maggio Scarantino sarà sentito di nuovo dai giudici del processo “Borsellino quater” in cui è imputato di calunnia per le false dichiarazioni rese agli inquirenti dopo l’attentato.