Non c’è pace per Expo. La critica alla gestione degli appalti questa volta arriva dal Comitato antimafia del Comune di Milano, presieduto da Nando Dalla Chiesa. I saggi voluti dal sindaco Giuliano Pisapia, nella sesta relazione semestrale presentata mercoledì a Palazzo Marino, come esempio delle forti criticità nella trasparenza di soggetti pubblici hanno preso proprio una storia legata all’esposizione. In particolare un intero capitolo è stato dedicato all’affidamento da parte di Expo dei lavori per la realizzazione della piattaforma informatica Si.G.Expo, prevista dal Protocollo di legalità. Scopo del software era quello di consentire alle forze dell’ordine e alla prefettura il controllo delle informazioni sulle imprese al lavoro sul sito espositivo, in modo da tenere lontane quelle in odore di ‘ndrangheta. La commessa è finita a due aziende senza alcuna competenza nella lotta alla criminalità organizzata e, per di più, senza gara. “E’ certamente eclatante – scrive il comitato – che proprio in tema di consulenze antimafia (ossia di attività volte per definizione a garantire più alti livelli di legalità) si realizzino opacità”.

“Da Expo pratiche opache e nessuna risposta chiara”
Ma non è tutto. Perché la storia dell’appalto ‘sospetto’ va oltre il momento dell’affidamento dei lavori, assegnati nel 2012 a Bentley System Italia per 200mila euro, e a Opera 21 per 541.500. La piattaforma in passato ha infatti avuto diversi problemi di funzionamento, come segnalato anche dal prefetto Francesco Paolo Tronca e riportato sul suo blog da David Gentili, presidente della commissione Antimafia interna al consiglio comunale di Milano. In seguito alle difficoltà di Opera 21, dichiarata insolvente nel 2013, parte dei lavori è stato poi affidato a un’altra società. Ma ancora una volta con procedure giudicate “opache”, reiterando una pratica che aveva già comportato “un evidente spreco di denaro pubblico”. Quando infine il comitato di Dalla Chiesa e gli uffici di Palazzo Marino hanno chiesto chiarimenti al commissario unico di Expo Giuseppe Sala, in risposta hanno ottenuto comunicazioni lacunose. Tanto che il comitato sottolinea “la necessità da parte delle società a partecipazione pubblica (come Expo, ndr) di sottoporsi a doverosi meccanismi di accountability”.

A margine della presentazione della relazione, Dalla Chiesa ha lamentato anche carenze nei controlli ambientali effettuati dall’agenzia regionale Arpa, facendo riferimento soprattutto alle verifiche sulle terre in entrata e in uscita dal sito: “Per molto tempo è stato impossibile pesarle. Ed esiste un filmato che mostra come del materiale non congruo sia stato interrato sotto l’asfalto. Questi controlli potevano essere fatti con più continuità e 
incisività”. Preoccupazione anche per il futuro dell’esposizione: “Temo la capacità da parte della criminalità organizzata di entrare nei servizi per i padiglioni stranieri, come pulizie e catering”. Mentre il rischio di infiltrazioni nell’indotto è stato confermato da “segnalazioni su pressioni sospette ai danni di affittacamere e B&B”.

Al di là di Expo, anomalie nelle feste di quartiere e rischi per la metro 4
La relazione si concentra anche su quella che viene definita una “anomalia milanese”, ovvero l’organizzazione delle feste di via, il cui controllo è affidato ai consigli di zona, più deboli ed esposti “a pressioni e condizionamenti” rispetto al livello centrale dell’amministrazione comunale. Eclatante un episodio riguardante la festa di Dergano, in zona 9, quando ad alcuni negozianti sono stati chiesti dagli organizzatori 70 euro per far sì che davanti a loro non venisse posizionata alcuna bancarella: quei 70 euro, si legge nel report, rappresentano “una vera e propria richiesta estorsiva”. Criticità evidenziate pure per la linea 4 del metrò, giudicata dal comitato a rischio di infiltrazioni mafiose soprattutto per i lavori di movimento terra. Da qui la raccomandazione di effettuare controlli adeguati e “salvaguardare i costi originariamente previsti da varianti e moltiplicazione dei lavori”. Tanto più che “a oggi non è dato conoscere in dettaglio il piano economico-finanziario contrattuale, cioè lo strumento di valutazione che, comparando costi e ricavi, consenta di valutare se il progetto sia conveniente e quale sia la sostenibilità degli oneri connessi per il bilancio comunale”.

Una nota positiva: l’antimafia sociale a Milano
Non solo brutte notizie. Un capitolo del report è infatti dedicato al movimento antimafia milanese, descritto come un “mondo vitale” con “tendenze e dinamiche positive”. Per descrivere lo scenario dell’antimafia sociale, vengono elencate le molte iniziative organizzate in questi anni da scuole, università, teatri, associazioni e dalla stessa amministrazione comunale, non ultimo il Festival dei beni confiscati. Il tutto “in contrasto con un filone culturale negazionista che è stato alla guida della città per quasi un trentennio”. Una svolta, insomma, che oggi fa di Milano non solo “un luogo di incroci e di sviluppo di interessi e alleanze illegali”, ma anche “una delle postazioni più avanzate del movimento antimafia nazionale”.

@gigi_gno – luigi.franco.lf@gmail.com