C’è qualcosa che va migliorato nel sistema che dovrebbe garantire Expo dalle infiltrazioni della criminalità organizzata. I tecnici che hanno la paternità di Genesis, il software che dovrebbe tenere lontano ‘ndrangheta e trafficanti di rifiuti da opere quali Brebemi e Tangenziale est esterna di Milano, dovranno affiancare gli ispettori impegnati a tenere sott’occhio la costruzione dei padiglioni della manifestazione che si svolgerà nel 2015. Da Pegaso ingegneria, la società milanese proprietaria di Genesis fanno sapere che sono state la Prefettura di Milano e le forze dell’ordine a chiedere il loro intervento, per rendere fruibile con maggior facilità il software – molto potente ma al tempo stesso altrettanto complicato da utilizzare – ora in azione presso Expo.

“Si tratta di un semplice affiancamento” dice Fabrizio Tosi, il responsabile del lavoro informatico alla Pegaso Ingegneria, che di seguito aggiunge: “Non vogliamo assolutamente che passi il messaggio che noi siamo più bravi; in Expo sono dotati di un sistema altamente performante ma forse un po’ complicato da gestire per gli ispettori delle prefetture e delle forze dell’ordine, più abituati alle nostre tecnologie”.

Un’altra conferma di questo prossimo affiancamento arriva da Miguel Rondon di Opera21, la software house di Milano che ha sviluppato il programma (chiamato Si.G.Expo) che controlla l’applicazione del Protocollo legalità sui cantieri dell’esposizione 2015; il sistema è nato dall’implementazione di una piattaforma informatica ideata da Sap, la multinazionale tedesca partner di Expo. “Ci sono stati già degli incontri preliminari coi tecnici di Genesis – conferma Rondon – ma l’affiancamento effettivo avverrà nelle prossime settimane. Svolgeremo assieme un lavoro migliorativo, che fornirà report eccellenti sull’applicazione del protocollo di legalità”.

Genesis risulta già al lavoro nelle ultime opere autostradali già partite, come Brebemi, l’autostrada direttissima Milano – Brescia e Teem, la nuova tangenziale di Milano. E qui, proprio di recente, ha dimostrato tutte le sue potenzialità individuando e subito escludendo dai lavori in corso al cosiddetto Arco-Teem, ovvero il punto in cui la futura tangenziale dovrà innestarsi con la Brebemi (su per giù all’altezza della città di Melzo, in provincia di Milano), un’azienda dalla storia poco chiara.

Si tratta della Nova Trade, una srl di Montecchio Emilia, in provincia di Reggio Emilia, finita qualche settimana fa nell’inchiesta “Fly hole” condotta dal Noe dei carabinieri di Milano. Un suo mezzo, infatti, fu sequestrato perché “utilizzato – scrivono i magistrati – per i trasporti illeciti gestiti dalla Eco Fly di Daniele Spinelli”, una delle società in affari con Orlando Liati, grande imprenditore del movimento terra in Lombardia, intercettato al telefono con personaggi vicini ai clan della ‘ndrangheta ed arrestato nell’ambito della recente inchiesta. I campanelli di allarme del sistema Genesis, alla voce Nova Trade, avevano cominciato a suonare apprese alcune irregolarità nel Durc presentato dall’azienda stessa, ovvero il documento che certifica che sul fronte del personale impiegato è tutto in regola. A quel punto, indagini più approfondite, condotte in sinergia con personale delle Prefetture e delle Forze dell’ordine hanno evidenziato che la Nova Trade – presente in Teem perché concessionaria di un sub appalto passato a lei da Padana Strade Srl, una società lodigiana – era da espellere dai lavori.

Da Pegaso ingegneria si stanno già attivando per questa nuova laison con Expo. Nella loro storia esiste solo un capitolo da dimenticare: il caso Locatelli, l’azienda che nel novembre del 2011 si scoprì aver inondato Brebemi di materiale inquinante e che comportò un sequestro di diversi chilometri di cantieri. “Faccio però notare – spiega Fabrizio Tosi – che si arrivò a far durare pochi giorni la sospensione dei lavori, proprio perché il nostro software fornì immediatamente tutti i documenti che l’autorità inquirente aveva richiesto”. “Detto questo – conclude il responsabile informatico di Pegaso ingegneria – aggiungo che contro la corruzione o la falsificazione dei documenti non c’è programma o computer che tenga”.