Benetton risarcirà con 1,1 milioni di dollari le vittime del crollo del Rana Plaza. La decisione è stata resa pubblica una settimana prima del secondo anniversario della caduta della fabbrica tessile in Bangladesh, che fece 1.134 morti:  i lavoratori che hanno perso la vita si occupano di produrre capi d’abbigliamento per conto di diversi marchi occidentali, tra i quali figurava proprio l’azienda di Treviso.Una cifra non dovuta, perché donata a titolo volontario dall’azienda, ma che tuttavia appare in netto contrasto con i grandi numeri cui è abituato il brand della moda. Calcolatrice alla mano, si tratta di circa 970 dollari per ogni persona rimasta uccisa dal crollo. Non molto per un gruppo che nel 2013, anno della tragedia, ha realizzato un utile di esercizio pari a 121 milioni di euro. Non a caso, c’è chi definisce quel contributo “insufficiente” e accusa la multinazionale dell’abbigliamento di aver tenuto comportamento “per niente trasparente”, contestando anche il metodo di calcolo della cifra di 1,1 milioni: sono le associazioni che, in questi due anni, hanno ripetutamente chiesto a Treviso di contribuire al fondo Rana Plaza donors trust fund.

Benetton, nei mesi scorsi, aveva già annunciato che avrebbe affidato il calcolo del risarcimento a “una terza parte indipendente e globalmente riconosciuta”, che poi si è rivelata essere la società di consulenza Pricewatercoopers. Stando a un comunicato della multinazionale dell’abbigliamento, Pwc “ha calcolato che, in base al rapporto commerciale con il Rana Plaza, il contributo di Benetton dovesse essere pari a 550mila dollari”, un importo “approvato da Worldwide Responsible Accredited Production (Wrap), una delle principali Ong operanti nella social responsibility della catena di fornitura globale”. Benetton ha così deciso di raddoppiare questa cifra, arrivando a 1,1 milioni di dollari. “Sebbene non possa esistere alcun vero risarcimento per la tragica perdita di vite umane – dichiara Marco Airoldi, amministratore delegato di Benetton – ci auguriamo che questo meccanismo chiaro ed efficace per il calcolo dell’indennizzo venga utilizzato più ampiamente”.

Eppure, il mondo dell’associazionismo non ritiene sufficiente il versamento di Benetton: la campagna “Abiti puliti” continua a chiedere un contributo di 5 milioni di dollari, contestando non solo l’ammontare dei 1,1 milioni, ma anche il metodo di calcolo. “Benetton ha di nuovo sprecato tempo e denaro in un processo atto a cercare di legittimare il loro insufficiente versamento – afferma Deborah Lucchetti, portavoce della campagna – È molto preoccupante che abbia affidato la sua valutazione ad una società che non ha precedenti in materia di diritti umani (Pwc, ndr). È davvero allarmante e significativo che la valutazione della Pwc sia stata approvata solo da una delle meno affidabili società di revisione in un settore che fa acqua da tutte le parti”. L’associazione punta il dito anche contro Wrap: “In realtà è una società di certificazione e auditing sociale sponsorizzata in maniera unilaterale dall’industria con uno dei peggiori curriculum del comparto. La fabbrica Garib & Garib, ad esempio, bruciata nel 2010 causando 21 morti a Dhaka, era stata da poco certificata dalla Wrap”. Anche la ong Avaaz parla di un versamento insufficiente. “Il contributo di Benetton – spiega Dalia Hashad, direttore delle campagne di Avaaz – non è certamente sufficiente a risarcire la morte e le sofferenze causate dai loro vestiti, ma è solo grazie alla richiesta di oltre un milione di persone che hanno finalmente cambiato posizione e deciso di contribuire. Questo introduce un precedente per le imprese di tutto il mondo: quando dei lavoratori muoiono, non ci si può girare dall’altra parte”.

Il versamento di Benetton contribuisce al Rana Plaza donors trust fund, il fondo per risarcire le vittime della strage, creato nel gennaio 2014 dall’Organizzazione internazionale del lavoro, agenzia delle Nazioni Unite. I versamenti possono essere effettuati da chiunque e sono su base volontaria, perciò l’azienda trevigiana non era obbligata a contribuire. Allo stesso tempo, però, diversi grandi marchi dell’abbigliamento, come H&M, Primark, Mango, Auchan avevano contribuito ben prima di Benetton. Tuttavia, mancano ancora 8,5 milioni di dollari per arrivare alla cifra individuata come necessaria per soddisfare le richieste di risarcimento, individuata in 30 milioni.