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Le donne protestano, i Talebani sparano: manifestazioni soffocate nel sangue a Herat. “Islamisti in crisi, ma l’Europa smetta di dialogarci”

Zalmai Nishat, analista e ricercatore afghano presso la Sussex University e fondatore dell’Associazione di beneficenza e think tank Mosaic Foundation, spiega i motivi dietro questa nuova ondata di violenza da parte degli Studenti coranici
Le donne protestano, i Talebani sparano: manifestazioni soffocate nel sangue a Herat. “Islamisti in crisi, ma l’Europa smetta di dialogarci”
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Dopo il fuoco incrociato dei mesi scorsi con il Pakistan, diventato in questi cinque anni nemico giurato del regime afghano dei Talebani che ospita, quando serve loro, i fratelli del Tehrik-e-Taliban Pakistan (TTP), da settimane gli Studenti di Dio stanno conducendo una campagna omicida contro le donne. Il tutto dopo averle costrette a una vita di stenti disumani, private della possibilità di frequentare le scuole, se non le elementari, lavorare e uscire per strada da sole. Lo scorso 1 giugno, un imprecisato numero di afghane è stato arrestato nella provincia di Herat e nella parte occidentale del Paese dalla polizia che risponde al famigerato Ministero per la promozione della virtù e la prevenzione del vizio per aver reagito all’arresto di una di loro che, sostengono le autorità, non si era coperta adeguatamente.

Durante le successive manifestazioni ne hanno arrestate un gran numero. Ma il giorno dopo la decisione di alcuni uomini, sempre nella provincia di Herat, di affiancare le proteste di madri, figlie, sorelle e mogli, i Talebani hanno aperto il fuoco sulla folla uccidendo e ferendo senza pietà. Non essendoci media veramente indipendenti in Afghanistan è difficile fornire le cifre corrette, resta il fatto che si parla di almeno una decina di vittime. Una settimana dopo, alcune ragazze che stavano camminando per strada sono state prelevate dalla polizia e di loro non si sa più nulla, almeno per ora. Ilfattoquotidiano.it ha chiesto a Zalmai Nishat, analista e ricercatore afghano presso la Sussex University, nonché fondatore dell’Associazione di beneficenza e think tank Mosaic Foundation, perché il ‘casus belli’ e le proteste hanno avuto luogo in questa provincia dell’Afghanistan.

“Perchè lì è dove i Talebani sono più ferocemente odiati e si registrano attacchi contro di loro da parte del Fronte di Resistenza Nazionale dell’Afghanistan”. Secondo Nishat questo è il momento in cui i Talebani si sentono più deboli e in pericolo per le due ragioni già citate e pertanto stanno reagendo imponendo un’ulteriore quota di terrore alla società civile. Nel tentativo di tenere sotto scacco la popolazione hanno alzato al massimo la posta da quando sono tornati al potere nell’agosto del 2021 in seguito al vile ritiro degli americani, voluto da Donald Trump ed eseguito dal successore Joe Biden. “A innervosire ulteriormente i Talebani concorre un’economia al suo punto più debole che rende la gente ancora più povera e costretta a vivere in condizioni miserabili fisicamente e psicologicamente. Anche per questo la popolarità dei Talebani sta crollando e loro lo sanno”, sottolinea Nishat.

Secondo le leggi firmate l’anno scorso, la donna che fa sentire la propria voce commette un peccato, addirittura un’offesa pubblica. L’Afghanistan dei Talebani è diventato una sorta ormai di Catch 22. È una situazione che si verifica quando la soluzione di un problema è resa impossibile da regole contrastanti: per fare una cosa ne serve un’altra, ma quest’ultima è subordinata alla prima. “Un esempio eclatante, in questo senso, è il divieto di diventare medico. Le donne non possono studiare medicina ma per essere curate devono rivolgersi solo a medici donne. Però non ce ne sono quasi più non potendo frequentare la facoltà di medicina”.

In merito alla domanda su chi sono, dal punto di vista geopolitico, gli alleati e i mentori di questo regime brutale, Nishat cita la sua analisi pubblicata da Newsweek tre anni fa: “Ho sostenuto che l’Occidente stesse inviando circa 40 milioni di dollari in contanti al resuscitato regime afghano e che questi soldi venissero usati dai Talebani per consolidare il proprio potere a discapito della gente. In questo articolo ho denunciato che finché non si smetterà di inviare questi soldi, il regime afghano non cadrà e il popolo non potrà fare nulla contro di esso. Inoltre, l’Unione europea ha una delegazione propria a Kabul e sta collaborando con i Talebani. Per lavorare in alcune aree di prevenzione, ad esempio la migrazione verso l’Europa. E, come penso saprete, la delegazione dei Talebani è stata invitata a Bruxelles per discutere il ritorno dei rifugiati in Afghanistan. Non essendoci mezzi di sussistenza in Afghanistan molte persone sono partite per il Pakistan e l’Iran, ma sono state rimpatriate in massa nell’ultimo anno. A detta di alcuni, circa 6-7 milioni di emigrati sono stati rimandati indietro dall’Iran e dal Pakistan . Questo è un indicatore del fatto che le persone stanno davvero soffocando in Afghanistan. L’unico Paese, in realtà, a non collaborare con i Talebani è, di fatto, il Pakistan. Questo impegno del governo mondiale, Europa compresa, con i Talebani porta alla loro normalizzazione. E questa è una vera tragedia per tutto il popolo afghano”.

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