Probabilmente qualcuno dei miei sei lettori ricorderà la vicenda di una tenente medico della riserva che venne denunciata e processata per aver assistito una gatta in pericolo di vita (per i precedenti vedi qui, qui e qui. Naturalmente i reati scritti nei rinvii a giudizio erano roba da fucilazione alla schiena se fossimo ancora a quei tempi (ma torneranno, #statesereni): disobbedienza aggravata, ingiuria a inferiore e probabilmente un’altra ventina che ora non ricordo. Insomma, se si fosse usato lo stesso metro per Totò Riina all’inizio della sua carriera ce ne saremmo liberati prima che diventasse giustamente famoso. La vicenda, surreale e grottesca allo stesso tempo, scatenò un tale putiferio in giro per il mondo che al confronto le Kardashian, le superflue socialite di origine armena, fanno la figura di maestrine di campagna.

Inutile dire che, non essendo riusciti a trovare un plotone di esecuzione libero (pare che adesso ce ne sia uno nello Utah) la fucilazione sarà per un’altra volta. Nel frattempo, l’improbabile sovversiva tenente Barbara Balanzoni è stata assolta tre volte. Assolta, non prescritta come succede di solito a Berlusconi, a Stephan Schmidheiny, e in genere a tutti i miliardari che passano per le aule dei tribunali. Addirittura, in una delle sentenze il tribunale militare (scusate, avevo dimenticato: tutto questo avviene in un tribunale militare come si conviene in tempi difficili quali gli attuali) scrive che non solo la tenente non ha disubbidito ma che era suo dovere soccorrere la gatta perché c’era un ordine in tal senso del comando.

In mezzo a tutto questo, mentre la tenente stava ancora in Kosovo, ci furono alcuni episodi a dir poco spiacevoli. Un giorno, ad esempio, dall’indirizzo di posta elettronica militare gsa-jmou2@kfor.esercito.difesa.it (notate: la posta militare del contingente italiano non un Gmail, Yahoo, Hotmail qualunque, ma un indirizzo militare di un reparto in operazioni) viene inviata una foto di BB mentre pisolava in un veicolo militare con questa frase sovrascritta: “Pronto soccorso medico sempre in allerta. Il loro motto: arrangiateviiiiii”. In un posto normale, non solo in una caserma, un episodio come questo avrebbe per lo meno provocato un’inchiesta interna. Magari per denunciare l’autore dell’invio per peculato visto che ha fatto un uso personale e improprio della posta elettronica dell’Amministrazione. Figuratevi che se un militare si suicida con l’arma di servizio lo denunciano per distruzione aggravata di oggetti di armamento militare. Un’eventualità, lo ammetto, rara perché di solito chi distrugge una pallottola sparandosela in testa muore.

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Al campo kosovaro invece il volantino viene addirittura stampato (un altro peculato: carta e inchiostro dell’amministrazione) e affisso alla bacheca del reparto sanità. Come capirebbe persino Paperino, un fatto del genere in una struttura militare è devastante. Se il comando lascia correre, anzi magari fa capire che quella là se l’è cercata, può succedere di tutto, tanto più che si tratta in questo caso di una donna in un’organizzazione prevalentemente maschile e maschilista. Non occorre scomodare Parolisi e le vicende del reggimento reclute donne di Ascoli per spiegare come vanno le cose in un mondo chiuso che ha necessariamente una cultura di machismo e violenza. Non mi risulta ci siano statistiche per l’Italia, ma sappiamo ad esempio che nel 2014 nelle forze armate americane una donna su tre ha subito molestie sessuali. Il doppio, dice il New York Times, che tra i civili. Certo, qui non c’è violenza fisica, ma il confine psicologico tra le due violenze è labile. E che l’elemento femminile abbia giocato un ruolo centrale nella deliberata sciatteria (se non peggio) con cui la gerarchia ha gestito questa storia è abbastanza evidente.

Ora, la nostra tenente, giustamente, cerca di reagire. Chi non lo farebbe? Presenta una denuncia per diffamazione aggravata contro due ufficiali del reparto per aver consentito la diffusione della foto. Della serie “vi piace vincere facile”, la denuncia è stata archiviata dal giudice per le indagini preliminari del tribunale militare, Gaetano Carlizzi, su  conforme richiesta della procura militare. Fin qui  tutto bene, si fa per dire. Peccato che il gip, anziché accontentarsi di dire che i testimoni militari non hanno confermato i fatti (strano, vero?) e che non c’è prova che i due denunciati fossero a conoscenza del volantino, arzigogoli sul diritto di satira: “Ritrae la parte offesa in una situazione realmente accaduta e ne enfatizza il senso certamente non lusinghiero nelle forme tipiche della satira le quali sono pacificamente prive di rilevanza penale”.

Satira, ma davvero? Ora io non sono un giurista, ma mi pare che secondo la Cassazione la satira sia altro. Intanto la satira è “ messaggio sociale, nella sua funzione di controllo esercitato con l’ironia ed il sarcasmo nei confronti dei poteri di qualunque natura”, dove la parola chiave è “poteri”. Pole la tenenta BB essere un potere? No, avrebbe potuto dire Benigni (in “Berlinguer ti voglio bene” in realtà disse Pole la donna permettisi di pareggiare coll’omo? No. S’apre i’ dibattito). E comunque, anche ammesso che lo sia, la satira per essere tale “non deve risolversi in un’aggressione gratuita e distruttiva dell’onore e della reputazione del soggetto interessato”. E ancora, sempre per la Cassazione, “la satira è una scriminante che non può operare laddove… si risolva… nella rappresentazione caricaturale e ridicolizzante posta in essere allo scopo di denigrare l’attività professionale”.

Ora una immagine come quella pubblicata, fatta girare con la mail di servizio, attaccata al muro dell’infermeria non è propriamente edificante. Anzi, per dirla con la Cassazione, è distruttiva della reputazione. Ed e ridicolizzante dell’attività professionale. Non è satira. E comunque non si è mai visto (se qualcuno ha informazioni in contrario me lo faccia sapere con urgenza) che la satira sia mai stata così gradita alle gerarchie militari. Certo, c’erano i cosiddetti giornali di trincea nella Prima Guerra mondiale come La Ghirba ma i satireggiati erano gli austriaci, non le greche italiane. Per non parlare delle tante caricature a fumetti della vita militare, dalle Sturmtruppen di Bonvi al mitico Beetle Bailey di Mort Walker.

Sentite cosa dice Walker a questo proposito: “Beetle si prendeva gioco dell’autorità ed esaltava gli scansafatiche… Da questo miope punto di vista, Beetle doveva sparire. Fu un errore da parte loro [la gerarchia militare]. Rivelò quello che tutti già sapevano. I caporioni militari non hanno senso dell’umorismo”. Insomma la satira va d’accordo con i militari come l’acqua con il fuoco. E a proposito di acqua: il gavettone fatto per sbaglio al Capo di stato maggiore della Marina che sarebbe costato il trasferimento immediato di cinque marinai da La Spezia a Brindisi, è una goliardata oppure no? È proprio il caso di dire, con Bertold Brecht, Ci sedemmo dalla parte del torto visto che tutti gli altri posti erano occupati. Decidete voi, satiricamente liberi, quale debba essere il soggetto della frase.