C’è chi la chiama già “la Tav della Pianura Padana”. La Tirreno Brennero, il raccordo autostradale che dovrebbe collegare l’A15 con l’A22, fa rumore ancora prima di ricevere il via libera da Roma. Comitati ambientalisti e sindaci dei territori interessati continuano a battersi contro la nuova colata di cemento che dovrebbe attraversare il cuore della Food Valley, portando il traffico veicolare in mezzo a coltivazioni agricole e aree verdi in cui vivono specie protette. Ma ora l’annuncio del neo ministro alle Infrastrutture Graziano Delrio riguardo alle “opere utili” lascia sperare che proprio da lui possa arrivare un’inversione di marcia.

Il nuovo obiettivo è quello di chiedere al governo di investire sulla Ti-Bre ferroviaria, che garantirebbe un minore impatto e costi ridotti, e non sulla rete autostradale. “Scriveremo al ministro per chiedere un incontro e spiegargli la situazione – ha detto il sindaco di Colorno Michela Canova, tra i dieci primi cittadini del parmense e del cremonese che si oppongono all’arteria stradale – Questo è l’esempio di un’opera davvero inutile”.

Il progetto della Ti-Bre risale a oltre quarant’anni fa, nel 1974, ma dei 68 chilometri previsti solo 9 sono passati dalla fase preliminare alla definitiva, e sono quelli che interessano il tratto parmense che collega Pontetaro a Trecasali. Qui la ditta Pizzarotti, che ha vinto l’appalto per la mini bretella, ha cominciato i lavori propedeutici, anche se manca ancora il via libera esecutivo. Tutto il resto dell’opera, ripresa negli anni del primo governo di Silvio Berlusconi e del ministro alle Infrastrutture Pietro Lunardi, e che nel frattempo è triplicata in termini di costi arrivando a superare i 3 miliardi di euro, è ancora sul tavolo del ministero. “I tempi per tornare indietro ci sono, anche perché il rischio è quello che si facciano lavori che non verranno mai completati per mancanza di fondi pubblici e che danneggerebbero soltanto i territori interessati, senza portare alcun beneficio” spiega Cesare Vacchelli, che da anni guida i comitati e le associazioni ambientaliste che si oppongono non solo alla Ti-Bre, ma anche alla bretella autostradale Cremona-Mantova, altro progetto ai nastri di partenza che andrebbe a impattare sempre sulla pianura già attraversata da numerose arterie su gomma. Anche dal Comune di Parma è arrivato lo stop del sindaco Federico Pizzarotti e della commissione Ambiente, che ha definito la Ti-Bre “un’autostrada diseconomica, che non verrà mai finita per mancanza di copertura finanziaria”.

Le forze del no all’infrastruttura hanno già marciato insieme sabato 11 aprile per manifestare la propria contrarietà e lanciare la proposta di riconvertire l’asfalto in ferrovia. Uno studio commissionato dalla stessa Ti-Bre Srl, società che coordina i progetti ad essa afferenti, dimostra infatti che l’investimento sullo stesso tratto su rotaie consentirebbe un notevole risparmio di risorse. Un nuovo percorso individuato collegherebbe infatti Parma a Mantova e Verona a un costo di 80 milioni contro i 700 del tratto previsto precedentemente, con un risparmio di 25 chilometri. “Anche sulla Pontremolese, che fa parte del corridoio Ti-Bre – continua Vacchelli – lo studio prevede la possibilità di un potenziamento della linea esistente evitando la realizzazione di una galleria con la riduzione dei costi, e creando quindi uno sbocco efficiente per trasportare merci e persone dalla pianura Padana al nord Europa”. Anche per la copertura finanziaria, in questo caso, la soluzione sarebbe semplice: secondo i comitati basterebbe accantonare una quota dei pedaggi autostradali di Autocisa, che ha in concessione il tratto autostradale fino al 2031. Nel 2010 la società aveva ottenuto dal Cipe il via libera per aumenti tariffari del 7,5 per cento per otto anni proprio alla luce del fatto che il primo tratto dell’infrastruttura era a suo carico.

Con questa proposta in mano il prossimo passaggio sarà l’incontro delle associazioni e dei sindaci con il presidente della Regione Emilia Romagna Stefano Bonaccini e con il ministro Delrio. “Devono capire che solo in questo modo, investendo sulla Ti-Bre ferroviaria – conclude Vacchelli – si potrà arrivare a quello che ci chiede l’Europa, con la diminuzione del 50 per cento del flusso passeggeri su media distanza e del flusso merci su lunga distanza dal trasporto su gomma ad altre modalità, riducendo il traffico pesante su strada e l’inquinamento nei territori coinvolti”.