E’ il TripAdvisor dal volto umano. Il lato buono del sito sul quale periodicamente infuriano le polemiche per le recensioni non sempre veritiere degli utenti. The Fork, la piattaforma di prenotazione online di ristoranti leader in Francia, Spagna, Belgio e Svizzera, con una rete di oltre 20.000 ristoranti partner in Europa, è stata acquisita, in maggio, dal sito americano che si è preso anche le piattaforme italiane Mytable.it e RestOpolis. In questo modo oggi sono circa cinquemila i ristoranti diventati partner di The Fork perché, come direbbero gli esperti di marketing, questa volta il rapporto è win-win, vincono clienti e ristoratori.

Ma come funziona The Fork?  Il ristoratore decide di aderire al circuito pagando una ‘fee’ calcolata sul prezzo medio del locale. “Mediamente equivale più o meno al prezzo di un coperto”, spiega Almir Ambeskovic country manager per l’Italia di TheFork. In questo modo si assicura la visibilità su una piattaforma che ha sei milioni di utenti divisi tra Francia, Spagna, Belgio, Italia e Svizzera con tre milioni di app scaricate. “Qualche locale porta a casa anche un migliaio di prenotazioni al mese, dipende dal ristorante”, aggiunge il country manager. E se per caso non arriva neanche un cliente non paga nulla”.

Da parte sua il cliente ha una possibilità di scelta che può limitare ai locali della zona, ai prezzi, alle disponibilità, tipo di cucina e alle recensioni degli utenti (in questo caso autentiche visto che solo gli utenti che hanno prenotato tramite la piattaforma possono recensire su The Fork). In più sito e app forniscono altre possibilità per selezionare solo certe tipologie di locali. A questo punto, l’utente prenota velocemente, senza registrazione al sito, con conferma immediata.

La scelta passa attraverso una pagina dedicata al ristorante con menu, descrizione del locale e altre informazioni e, a volte, l’offerta di uno sconto, deciso in autonomia dal ristoratore, applicato direttamente alla cassa senza dover utilizzare nessun coupon. A volte è anche del 50%, più spesso arriva comunque al 30%. Un passaggio che distingue The Fork da iniziative simili tipo Groupon. “Groupon è un one shot”, spiega con vocabolario da uomo di marketing Ambeskovic. In pratica è una promozione fatta di un colpo solo, mentre The Fork ha un rapporto continuativo con i locali che pagando qualcosa in più possono usufruire di un software per la gestione del ristorante e comunque, già con il contratto base lavorare sulla fidelizzazione dei clienti.

Più prenotazioni effettuano, più i clienti possono guadagnare crediti, gli Yum. Con mille Yum si ottengono venti euro di sconto che diventano cinquanta con duemila Yum. “In questo modo – aggiunge il country manager – la prenotazione tramite The Fork, anche senza usufruire di promozioni particolari, è sempre conveniente”. Male che vada ti porti a casa un po’ di crediti da utilizzare in futuro. Il nome The Fork non limita certo l’evoluzione della piattaforma che in futuro potrebbe benissimo andare in cerca di parrucchieri o altre categorie. Ma per il momento Ambeskovic preferisce concentrarsi sui ristoranti. “A Milano quasi un ristorante su due è con The Fork dove sono presenti anche la metà degli stellati italiani. Ma i ristoranti italiani sono circa 150.000, c’è ancora un lungo lavoro da fare”.