La notizia farà felice il presidente Franco Bassanini e l’amministratore delegato Giovanni Gorno Tempini: da ora in poi la Banca centrale europea, nel quadro del quantitative easing, comprerà anche i bond del gruppo che gestisce il risparmio postale degli italiani. Una novità che è anche “merito” del primo prestito obbligazionario destinato ai risparmiatori, quello emesso a marzo e, a differenza dei buoni postali, non garantito dallo Stato: grazie a quella emissione da 1,5 miliardi e a un’altra, riservata agli istituzionali, effettuata alla fine del mese scorso, la cassa ha infatti raggiunto la soglia minima di 10 miliardi di titoli negoziati necessaria per rientrare nell’elenco delle agenzie pubbliche (dalla Banca europea degli investimenti all’European stability mechanism) che possono beneficiare del programma dell’Eurotower partito un mese fa.

La novità, decisa dal direttivo nel giorno della conferenza stampa movimentata dal lancio di coriandoli sulla testa di Mario Draghi, permetterà alla Cassa di alleggerire il bilancio di una parte delle passività. Proprio mercoledì il consiglio di amministrazione ha approvato i conti dell’esercizio 2014, che si è chiuso, come previsto, con utili per 2,17 miliardi di euro, in calo dell’8% rispetto al 2013. La raccolta complessiva risulta in crescita dell’11% a 325 miliardi di euro, di cui 252 rappresentati dalla raccolta postale. Il margine d’interesse si è attestato a 1,2 miliardi di euro, in flessione del 54% rispetto all’esercizio precedente per la contrazione dei tassi di mercato e in particolare la discesa del rendimento del conto corrente di Tesoreria. Il gruppo, che è partecipato al 18,4% dalle Fondazioni bancarie, ha “mobilitato e gestito risorse” per 29 miliardi di euro circa, in aumento del 5% rispetto all’esercizio precedente. Ma è calato notevolmente il “sostegno al sistema produttivo nazionale”, a cui sono stati dedicati 7,6 miliardi di euro contro i 16,1 del 2013, nonostante il lancio del plafond per l’acquisto di beni strumentali e del fondo minibond (strumenti di finanziamento destinati alle piccole e medie imprese).

Al contrario sono salite del 59%, a 9,4 miliardi, le risorse concesse agli enti locali. Il cda, che a fine marzo aveva deliberato di dedicare 15 miliardi a un programma di rinegoziazione dei mutui contratti da Regioni, Province e città metropolitane, mercoledì ha deliberato un’iniziativa identica anche per i mutui concessi ai Comuni. L’iniziativa riguarda potenzialmente circa 90mila finanziamenti in favore di 4.400 enti, per un ammontare di 13,4 miliardi. Gli enti potranno allungare la durata di rimborso del proprio debito e ottenere una riduzione del tasso di interesse medio.