“Non ci alleneremo per partecipare, ma per vincere ad alto livello”. Sandro Donati, il paladino dell’antidoping per eccellenza, al fianco di Alex Schwazer, l’atleta italiano dopato che forse più ha fatto scandalo negli ultimi anni. Con la benedizione di Libera, l’associazione di don Ciotti di cui il tecnico è collaboratore. Il marciatore altoatesino, trovato positivo alla vigilia dei Giochi di Londra 2012, ha deciso di rimettersi in gioco. E per cancellare le ombre del passato, si affiderà al professor Donati, il “garante ideale” per il suo ritorno alle gare: “Ho pensato subito a lui, per la sua credibilità. Voglio che se andrò forte di nuovo nessuno dubiti di me”, ha spiegato.

Sandro Donati non è un nome qualsiasi dello sport italiano. Fu lui, ad esempio, a denunciare il salto truccato di Giovanni Evangelisti ai campionati del mondo di atletica del 1987 a Roma, quando la misura era stata alterata da alcuni giudici per favorire l’atleta di casa. In seguito a quello scandalo Donati perse il suo posto all’interno della Federazione, di cui era stato allenatore per dieci anni. Non la sua reputazione a livello internazionale, visto che oggi è l’unico membro italiano della Wada (l’agenzia mondiale antidoping). E neppure la sua passione per le “verità scomode”, che ha continuato a raccontare in libri molto discussi come Campioni senza valore e il più recente Lo sport del doping.

Per questo sorprende vederlo a fianco di uno dei simboli del doping degli ultimi anni. “Ci ho pensato molto, qualcuno non sarà d’accordo ma io credo sia la scelta giusta”, ribatte lui. “L’atleta è uno degli elementi del sistema doping, non certo il più significativo o il più colpevole. Concentrare tutte le responsabilità su di lui è una grande ipocrisia. Una persona ha pieno diritto a riacquistare la propria dignità se riconosce di aver sbagliato”. A convincere Donati, però, è stata soprattutto la “totale disponibilità” di Schwazer a sottoporsi ad un nuovo sistema di controlli, integrativo e non sostitutivo all’antidoping ufficiale, a cui parteciperà anche un team di esperti, dal professor Dario D’Ottavio all’ematologo Benedetto Ronci. Schwazer si trasferirà a Roma (“ma per Donati sarei andato anche in Siberia“), si sobbarcherà gran parte delle spese, e rinuncerà alla finestra temporale, la fascia oraria della giornata in cui un atleta può essere controllato (anche nell’ambito dei controlli a sorpresa). Poi, attraverso una serie di test ematici periodici e rigorosi, verrà realizzato un monitoraggio “con maglie ancora più strette del passaporto biologico della Wada”: “Schwazer sarà per forza pulito”, promette D’Ottavio. “Io lavorerò non solo per aiutare Alex, anche per garantire tutti gli altri atleti”, conclude il professore.

Oro olimpico a Pechino 2008, oggi Schwazer ha 31 anni e viene da tre anni di inattività. Sarà ancora in grado di marciare ancora ad alto livello? “Il doping del 2011-2012 ha determinato un miglioramento della prestazione rispetto a livelli comunque inferiori ai suoi massimi. Il mio obiettivo di allenatore è tornare a quegli standard”, afferma Donati. Per lui il rischio del fallimento sportivo si accompagna a quello di farsi “utilizzare” per riabilitare un campione altrimenti marchiato a vita dall’infamia dello scandalo. “Va bene, se la mia reputazione servirà a produrre qualcosa di buono e garantito”, risponde lui. “Comunque questa collaborazione non nasce per ottenere nulla”, precisa Schwazer. “Lo faccio per me e per lanciare un segnale, io fra un anno posso tornare a correre con o senza Donati“.

Già, proprio i tempi non sono dalla parte del progetto. La squalifica scade solo nell’aprile 2016, dopo la collaborazione nelle indagini che ha portato alla sanzione della sua ex compagna Carolina Kostner (e il marciatore spera in un ulteriore sconto). Le porte della nazionale, in teoria, dovrebbero restare chiuse per il campione altoatesino: la squadra che volerà a Rio verrà decisa ad ottobre, sei mesi prima del termine dell’inibizione. Uno spiraglio potrebbe aprirsi solo nel caso in cui non ci fossero tre atleti di alto livello: allora i termini potrebbero allungarsi fino a luglio 2016, data ultima indicata dalla Iaaf (la Federazione internazionale di atletica). Anche se resta lo scoglio più grande: il codice etico imposto dalla Fidal, che vieta la maglia della nazionale a chi è stato squalificato per più di due anni. Ma – anche grazie a Donati, carta preziosa per riacquistare credibilità, come lascia intendere pure il placet all’iniziativa di Giovanni Malagò, numero uno del Coni – Schwazer ci crede: “Lavorerò per essere a Rio. E se non saranno le Olimpiadi, tornerò comunque per vincere qualcosa d’importante”.

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