Un grande punto di domanda. A un mese dall’inizio dell’Expo nulla si sa ancora di che fine faranno le aree a cavallo tra Milano e Rho al termine dell’esposizione. E una serie di interrogativi pende anche sull’ultima ipotesi saltata fuori: trasferire lì le facoltà scientifiche dell’università Statale e metterci accanto quella che il presidente di Assolombarda Gianfelice Rocca ha definito una “Silicon Valley italiana”, ovvero un nuovo polo imprenditoriale tecnologicamente avanzato. Tra i nodi da sciogliere c’è quello sul prezzo dei terreni: l’Agenzia delle entrate l’ha stimato in 315 milioni di euro, ma la gara che aveva come base d’asta tale valutazione, lo scorso novembre, è andata deserta.

Chi ripagherà le casse pubbliche dell’investimento fatto per acquistare i terreni da Fondazione Fiera Milano e della famiglia Cabassi e per dotarli di infrastrutture? Il rettore Gianluca Vago ha già fatto sapere che per l’università il progetto ha senso solo se la porzione necessaria per il nuovo campus verrà ceduta gratuitamente. Regione Lombardia, per voce del governatore Roberto Maroni, si è detta favorevole, mentre dal comune di Milano sono arrivati segnali di disponibilità. Non poco, visto che regione e comune sono i principali soci di Arexpo, la società oggi proprietaria delle aree, che tra gli azionisti ha pure Fondazione Fiera. Ma la parte utilizzata dall’università sarà solo una frazione del milione di metri quadri del sito espositivo, per metà destinati a parco e per metà edificabili.

Per spostare le aule e i laboratori oggi a Città Studi, l’università ha infatti bisogno di 180-200mila metri quadri di superficie pavimentata. “Se sul sito dell’Expo si costruiscono edifici di più piani basta un’area ancora più piccola”, ha spiegato Vago nel corso dell’audizione di giovedì 26 marzo nella commissione Territorio del Pirellone. Il gruppo di imprese messo insieme da Assolombarda, secondo quanto trapelato sinora, è interessato a circa 100mila metri quadri. Restano quindi da trovare altri operatori da coinvolgere per sviluppare l’area rimanente. E resta da capire quanto i privati saranno disposti a pagare per i terreni. “Se Arexpo decidesse di rientrare nel prezzo d’acquisto – ha detto Vago in commissione – probabilmente troverebbe attori interessati all’investimento”. Attori che quindi otterrebbero i terreni a un prezzo super scontato, meno della metà della stima dell’Agenzia delle entrate. Un mancato introito per le casse pubbliche che sarà di certo più giustificabile se l’università farà da traino all’operazione.

Sul progetto, il rettore e il presidente di Assolombarda sinora hanno mostrato piena sintonia. Il loro rapporto, del resto, risale a prima dell’elezione al vertice della Statale di Vago, che nel 2012 è stato direttore del dipartimento dei Servizi diagnostici dell’Istituto clinico Humanitas, l’ospedale fondato negli anni Novanta proprio da Rocca, sede dall’anno scorso di un nuovo polo universitario con facoltà di Medicina e Infermieristica in cui sono confluiti anche alcuni docenti della Statale. L’Humanitas è parte del gruppo Techint, presieduto sempre da Rocca, con interessi nelle infrastrutture e nelle costruzioni, oltre che nel settore siderurgico ed energetico. E proprio ai costruttori lo spostamento della Statale offrirà opportunità di business, visto che a Città Studi rimarranno vuoti gli edifici delle facoltà scientifiche.

La partita della loro eventuale valorizzazione è ancora tutta da giocare e passerà necessariamente per Palazzo Marino, che ha potere sulle questioni urbanistiche. Su questo punto l’università ha già avviato i contatti necessari a sondare la possibilità di conferire gli immobili a un fondo gestito dalla Cassa Depositi e Prestiti. Il progetto di fattibilità è ancora in fase preliminare, ma a margine della seduta della commissione Vago ha spiegato che dal conferimento potrebbero arrivare 100 milioni di euro. Non molto, visto che a Città Studi la Statale ha a disposizione una quarantina di edifici per 250mila metri quadri di superficie pavimentata. “E’ una stima precauzionale”, sostiene il rettore. Ma così non si rischia una speculazione immobiliare sull’area lasciata libera? “Dipende da chi porta avanti l’operazione. Questi timori all’inizio c’erano anche per la zona di Porta Nuova, ma adesso tutti decantano la nuova skyline di Milano”.

L’investimento complessivo per la costruzione del nuovo campus è valutato in 400-450 milioni di euro. Ai 100 milioni derivanti dal conferimento dei vecchi immobili, se ne aggiungerebbero 200 già destinati alla loro ristrutturazione. Per i 100-150 milioni mancanti l’università potrebbe puntare su un prestito della Banca europea per gli investimenti (Bei) e sui fondi strutturali europei. “Ma per questo – ha spiegato Vago – è prima necessario che ci sia la volontà politica di sostenere il progetto. Dietro la scelta per il destino del sito dell’Expo deve esserci un’idea politica e strategica”. Ora la palla è in mano ad Arexpo, che nei prossimi giorni pubblicherà il bando per trovare l’advisor che valuti i masterplan. Risposta attesa a fine estate. Se non dopo, quando i padiglioni saranno già vuoti.

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