Mentre scriviamo questo pezzo, Tea Falco occupa la sesta posizione tra i Trending Topics di Twitter. Per quelli poco avvezzi al cinguettio, vuol dire che è assai citata nei tweet della giornata. Merito (o colpa?) di 1992, la nuova serie di SkyAtlantic sull’anno di Mani Pulite in cui l’attrice siciliana interpreta il ruolo di Bibi Mainaghi, figlia problematica di un imprenditore corrotto della Milano da bere. E perché mai, in una serie con nomi quali Stefano Accorsi, Miriam Leone e Alessandro Roja, è la Falco la più citata sui social? Avrà mica tirato fuori dal cilindro una interpretazione da urlo, degna della migliore Vivien Leigh? Non esattamente. Anzi.

L’attrice lanciata da Bernardo Bertolucci in “Io e te”, regala al suo personaggio una fortissima carica comica e grottesca. Peccato, però, che in realtà dovrebbe trattarsi di un registro drammatico, mica brillante da film di Carlo Verdone. È che la bellissima siciliana si è trovata nei panni di una ragazza milanese di inizio anni Novanta, con famiglia ricchissima e problemi di ribellione, tra droga, sesso occasionale e autolesionismo. “Come te la interpreto, questa viziata figlia di papà problematica?”, avrà pensato la nostra Tea mentre leggeva il copione. La scelta, alla fine, è caduta su una via di mezzo tra Asia Argento e Massimo Ferrero, con l’ovvio risultato di non far capire allo spettatore nemmeno una singola parola di quanto così intensamente detto davanti alla macchina da presa. Un biascichio continuo che parrebbe provocato dalla presenza di un ananas intero nella bocca della rampolla Mainaghi, e che invece è voluto, pensa un po’, per rendere al meglio il personaggio.

Il risultato, dicevamo, è assai comico. E drammatico al tempo stesso, perché la Falco ne esce con le ossa rotto come attrice. Sui social è un continuo percularla da ieri sera, tra chi invoca il doppiaggio e chi la paragona alla “cagna maledetta” interpretata da Carolina Crescentini in Boris. Lei, nel frattempo, ha tenuto a precisare (ovviamente via Twitter) quanto segue:

E ci mancherebbe, verrebbe da aggiungere. Il problema è che non siamo certi che le figlie di papà milanesi dei primi anni Novanta parlassero davvero così. Anche se, effettivamente, con quel biascichio incomprensibile si spiegherebbe alla perfezione la difficoltà di comunicazione intergenerazionale che in quegli anni era assai diffusa. Scherzi a parte, forse Tea Falco (o chi le ha consigliato quella voce) ha semplicemente sbagliato registro vocale, con gli effetti disastrosi a cui abbiamo assistito ieri sera. L’unica speranza, per salvare il nostro equilibrio mentale e non alzare troppo il volume per cercare di capire qualcosa, è che il Di Pietro della serie la sbatta in galera con una scusa qualsiasi e ce la levi di torno definitivamente. Perché quegli anni lì già li ricordiamo con terrore, ci mancava solo Tea Falco a dare il colpo di grazia.