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“L’attentatore di Washington odia i cristiani”. Trump alza il livello della “minaccia interna”: ora è rivolta alle radici religiose degli Usa

Il presidente fa fare un salto di qualità agli obiettivi fissati il 30 settembre 2025 nella riunione tenuta a Quantico con i vertici delle Forze armate: a rischio non c'è più solo l'ordine pubblico ma l'identità stessa del popolo americano
“L’attentatore di Washington odia i cristiani”. Trump alza il livello della “minaccia interna”: ora è rivolta alle radici religiose degli Usa
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Cole Tomas Allen “odia i cristiani“. Bastano poche parole a Donald Trump per imprimere all’attentato compiuto sabato sera dal 31enne insegnante californiano una narrazione che ha una direzione nuova, precisa. Il presidente che disse di essere stato “salvato da Dio” dall’attentato di Butler “per rendere l’America di nuovo grande” e si fa fotografare nello Studio Ovale attorniato da decine di leader evangelici che lo toccano in segno di venerazione e preghiera – ammanta di una connotazione religiosa i fatti dell’Hilton Washington Hotel, nella scia della retorica con cui ha vestito la propria azione politica in questo secondo mandato alla Casa Bianca.

La ricostruzione del retroterra ideologico di Allen ha inizio quando un alto funzionario riferisce a Cbs News che l’uomo che ha aperto il fuoco alla cena dei corrispondenti avrebbe espresso commenti anti-Trump e anti-cristiani sui social media, faceva parte di un gruppo chiamato “The Wide Awakes” e in California aveva partecipato a una protesta “No Kings” , movimento nato nel 2025 per opporsi a quella che i manifestanti definiscono la “deriva autoritaria” del secondo mandato di Trump.

Allen è “un individuo malato” con “molto odio nel cuore”, afferma qualche ora dopo in un’intervista a Fox News il tycoon, spiegando che nella sua stanza d’albergo è stato trovato un “manifesto” leggendo il quale “si capisce che odia i cristiani, un odio viscerale“. Poco prima la portavoce della Casa Bianca Karoline Leavitt aveva parlato di “una persona folle e depravata che ha tentato di assassinare il presidente e di uccidere il maggior numero possibile di alti funzionari della sua amministrazione. Questa violenza politica deve finire”.

Qualcosa di simile era accaduto in occasione dell’assassinio di Charlie Kirk, fulgida promessa del mondo MAGA e fondatore dell’organizzazione Turning Point USA, ucciso il 10 settembre 2025 a Orem, nello Utah, secondo le autorità dal 22enne Tyler Robinson, descritto come un aderente a una “ideologia di sinistra” e sostenitore dei diritti LGBTQ+ e trans. Trump aveva collegato l’omicidio alla retorica della “sinistra radicale“, avviando una crociata del mondo conservatore contro l’area progressista e trasformando la figura la vittima da influencer politico a “martire” della destra, utilizzato per legittimare politiche di sicurezza e sorveglianza più rigide contro l’opposizione politica.

La riunione con cui il successivo 30 settembre Pete Hegseth ha convocato d’urgenza a Quantico, Virginia, circa 800 tra generali e ammiragli delle Forze armate Usa ha ridefinito le priorità strategiche della nazione. Quel giorno il segretario alla Difesa ha dichiarato conclusa “l’era del politicamente corretto” e del “Dipartimento Woke”, introducendo una visione focalizzata sulla letalità e sulla purificazione ideologica interna. “Basta occuparci sempre di Kenya o Somalia, c’è un nemico più insidioso fra di noi”, ha detto Trump ai militari, sottolineando di aver “firmato il mese scorso un decreto per l’istituzione di una forza di intervento rapido per sedare disordini civili“. “C’è un nemico fra noi – ha aggiunto il tycoon – e dobbiamo occuparcene prima che sia fuori controllo”.

Sono i mesi in cui l’amministrazione manda la polizia a reprimere le proteste scoppiate nei campus universitari contro la guerra di Israele a Gaza , revoca i visti agli studenti stranieri coinvolti e taglia fondi per miliardi di dollari agli atenei pubblici che si rifiutano di adottare le politiche contro l’antisemitismo imposte da Washington. Di lì a poco inizieranno le retate a Minneapolis e St. Paul in quella che è stata definita la più grande operazione anti-immigrazione mai eseguita negli Stati Uniti, che a gennaio porterà all’uccisione di Renee Good e Alex Pretti, attivisti scesi nelle strade per opporsi al giro di vite.

Ora Trump accusa Allen di odiare i cristiani facendo fare alla narrazione un ulteriore salto di qualità: il “nemico interno” – è il messaggio del capo della Casa Bianca – non minaccia più solo l’ordine pubblico e alle istituzioni, ma le stesse radici religiose degli Stati Uniti d’America. Le prossime settimane diranno se e come il tycoon intenderà utilizzare politicamente questa nuova “minaccia”.

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