I conti di Expo non tornano. Non parliamo di soldi e bilanci, ma di cinesi. Sì, perché nelle mirabolanti previsioni del successo planetario di Expo 2015, si è annunciato che per l’esposizione universale arriveranno a Milano 20 milioni di visitatori, tra cui 2 milioni di cinesi. Poi, per paura di essersi fatti prendere la mano dall’entusiasmo, le cifre sono state un po’ ridimensionate: i visitatori saranno 12 milioni, tra cui 1 milione di cinesi. Ma proviamo a fare i conti.

L’Expo dura sei mesi, cioè 180 giorni. Se in sei mesi i cinesi arrivati saranno 1 milione, significa che ne sbarcheranno a Milano 5.555 al giorno. Vuol dire 20 aerei al giorno di soli cinesi per portarli e altrettanti per farli tornare in patria, 40 aerei al giorno. Consideriamo pure che la metà dei cinesi arrivi dalla Cina sbarcando in altre città d’Italia e d’Europa, per fare un tour più ampio di quello del solo sito di Rho-Pero, e che poi raggiunga Milano in bus o in treno. Restano pur sempre 2. 700 cinesi ogni giorno, per sei mesi, che devono sbarcare a Li-nate o a Malpensa: almeno 10 aerei al giorno Pechino-Milano, o Shanghai-Milano, e altri 10 sulla rotta opposta. Faccio fatica a immaginare la scena. Ma se andrà così, val la pena di fondare subito una compagnia aerea dedicata. Se poi ai cinesi uniamo tutti gli altri stranieri attesi, l’affare si fa ancor più complicato. Almeno la metà dei 12 milioni ipotizzati potrebbero arrivare in aereo: 6 milioni di persone, più di 30 mila al giorno. Vuol dire 120 voli in più ogni giorno in arrivo e altrettanti in partenza. Ma è possibile? Non oso poi pensare l’impatto dei previsti 12 milioni sulle strade milanesi, sui taxi, sugli autobus, sui tram, sul metrò. Anche perché chi vorrà visitare l’Expo ci andrà preferibilmente la mattina e ne uscirà la sera tardi, per passarci un po’ di ore e ammortizzare il costo del biglietto (non proprio a buon mercato).

Vuol dire che in città si muoveranno in media oltre 60 mila persone al giorno in più rispetto alla popolazione normale. Un po’ meno nei giorni feriali, molti di più il sabato e la domenica. E prevedibilmente i movimenti saranno concentrati al mattino subito dopo l’apertura (in andata), e la sera a ridosso della chiusura (al ritorno). Decine di migliaia di persone in più, rispetto agli utenti abituali, che useranno auto, bus e mezzi pubblici. Un ingorgo programmato permanente. Quasi quasi agli organizzatori (e ai gestori di servizi, dai trasporti ai ristoranti) conviene sperare che i visitatori siano molti meno del previsto, per evitare di bloccare tutto o collassare il sistema.

Come andrà? Comunque vada, sarà un successo. Ne sono convinto, alla faccia dei gufi. Chi mai dirà che le cose non sono andate secondo le previsioni? A nessuno conviene dichiarare il flop. Il grande circo si metterà in moto, magari con qualche ritardo e larghe aree non finite. I molti lavori in corso anche dopo il 1 maggio saranno nascosti dalle “quinte di camouflage”, come previsto da una gara (da 1 milione e 100 mila euro) per mascherare i ritardi. E i milanesi vivranno per sei mesi immersi nell’aria frizzante e internazionale del “fuori salone”, come succede ogni anno nella settimana del Salone del mobile. Magari all’Expo non ci andranno nemmeno, ma potranno frequentare aperitivi, feste, eventi, manifestazioni, mostre, esibizioni, happening, concerti e auto in doppia fila. Ci sarà da divertirsi, qualche soldo arriverà dai visitatori, cresceranno i seguaci di Airbnb (affittare la propria casa ai turisti e andare a vivere dalla fidanzata o dai parenti). Forse non si nutrirà il pianeta, ma un po’ di energia alla vita dei milanesi, chissà, potrà arrivare.

Twitter: @gbarbacetto

il Fatto Quotidiano, 20 marzo 2015