Dimissioni di Marcello Coffrini da sindaco di Brescello e una commissione d’accesso per valutare l’autonomia del Comune dalle ingerenze della criminalità organizzata. La richiesta a sorpresa è arrivata da Claudio Fava, vicepresidente della commissione parlamentare Antimafia, che oggi si è presentato a Reggio Emilia con una lettera indirizzata al prefetto Raffaele Ruberto e al presidente della Repubblica Sergio Mattarella. Il primo cittadino è al centro delle polemiche da alcuni mesi per aver definito “una persona educata” il boss Francesco Grande Aracri e aver negato che in paese ci sia un problema di “ndrangheta. Il Pd reggiano ha più volte chiesto chiarimenti al sindaco senza mai chiederne apertamente le dimissioni. Ora però ha deciso di intervenire il vicepresidente della commissione Antimafia. “Anche se Coffrini”, ha detto il deputato ex Sel e ora nel gruppo Led che sostiene il governo Renzi, “non è iscritto al partito (è stato eletto con una lista civica appoggiata dai democratici ndr), questo aveva tutti i mezzi per costringerlo a un passo indietro”. Ma il primo cittadino continua a difendersi: “Non ho nulla da temere”.

Coffrini la scorsa estate era stato protagonista di un’intervista della web-tv Cortocircuito: davanti alla telecamera si era fermato a parlare con Francesco Grande Aracri, residente a Brescello, condannato in via definitiva per associazione mafiosa e fratello del boss della ’ndrangheta di Cutro Nicolino. Fava ha accostato la vicenda a quella del sindaco di Lamezia Terme Gianni Speranza. Nei giorni scorsi è infatti emerso che il primo cittadino della città calabrese sarebbe stato nel mirino di Nicolino Grande Aracri: “Le affermazioni di Coffrini, reiterate e riproposte in più occasioni, sulla famiglia Grande Aracri, la benevolenza verbale dimostrata nei confronti di un condannato per mafia negli stessi giorni in cui la famiglia Grande Aracri stava organizzando un attentato nei confronti del sindaco di Lamezia per ammazzarlo – ha spiegato Fava a ilfattoquotidiano.it – sono una contraddizione insanabile che va affrontata”. Fava chiede inoltre che un’eventuale commissione d’accesso possa “valutare l’effettiva autonomia della amministrazione comunale da possibili ingerenze della criminalità organizzata”.

Il primo cittadino ha incassato il nuovo attacco e respinto le accuse. “Non ho nulla da temere”, ha replicato a ilfattoquotidiano.it, “da un eventuale intervento del presidente della Repubblica che anzi auspico dal momento che potrà rendersi subito conto della inconsistenza, non disgiunta da aperta faziosità e, ribadisco, falsità, di quanto mi è ascritto. Non ho mai lodato nessun condannato per mafia, né tantomeno sono amico di qualcuno in queste condizioni”, ha detto il primo cittadino eletto nel maggio 2014. Il sindaco in una nota del 16 marzo ha spiegato anche di avere già dato mandato a un avvocato per valutare eventuali azioni legali a difesa della sua persona. “Non sono mai stato sottoposto ad alcuna indagine giudiziaria per mafia, per il semplice motivo che non ce ne sono le ragioni. Ho fatto autocritica sul contenuto delle mie dichiarazioni, e ho ricevuto sul punto la fiducia del mio consiglio comunale”. Poi Coffrini ha concluso: “Mi dispiace che ci sia questo accanimento verso la mia posizione che non credo sia giustificato da niente”.

Nel corso della conferenza stampa a Reggio Emilia, Fava ha parlato anche del sottosegretario Graziano Delrio e ha ribadito le critiche già avanzate nei giorni scorsi da Libera per la sua partecipazione a una manifestazione religiosa a Cutro nel 2009 per un viaggio sempre definito dal braccio destro di Renzi “istituzionale”. “Penso”, ha ribadito il deputato, “che si sia trattato di una leggerezza partecipare, in campagna elettorale a tale manifestzione, dovendo sapere che da lì arriva la famiglia Grande Aracri. La stessa famiglia che da almeno 15 anni rappresenta l’architrave criminale nella provincia di Reggio Emilia. A Delrio tuttavia va riconosciuto che ha sempre avuto parole molto nette e chiare contro la ’ndrangheta”. Delrio nel 2012, quando era sindaco di Reggio Emilia, fu sentito come persona informata sui fatti dalla Dda di Bologna. L’audizione avvenne nell’ambito dell’operazione Aemilia, che ha smantellato la cosca della ‘ndrangheta che in Emilia faceva capo proprio a Nicolino Grande Aracri. L’ex primo cittadino alla domanda dei magistrati se sapesse dell’esistenza di Nicolino Grande Aracri rispose: “So che esiste Grande Aracri. Nicola non… non lo avevo realizzato”. Per poi proseguire: “Non sapevo che era originario di Cutro. Sapevo che era calabrese (…) Perché abita lì nel centro di Cutro? No, io non lo sapevo (…) So che è collegato con la criminalità … ma non so se è di Cutro”. Tuttavia in una nota dei giorni scorsi il sottosegretario, replicando agli articoli di stampa su quella audizione, ha sottolineato: “Ho sempre saputo benissimo chi è Grande Aracri e cosa rappresenti. (…) Ritengo ovvio il fatto di non sapere quale sia la sua casa natale”.