Dopo quattro mesi di letargo invernale si presenta per gli scienziati della missione Rosetta la prima, concreta possibilità di tornare a comunicare con il lander Philae. All’indomani del rocambolesco sbarco sulla cometa 67P/Churyumov-Gerasimenko, lo scorso 12 novembre, il robottino dell’Agenzia spaziale europea (Esa), è finito in un luogo ombroso, ancora sconosciuto, e dopo tre giorni ha esaurito le proprie batterie.

Adesso che la cometa è più vicina al Sole – tanto che le immagini della sonda madre hanno già iniziato a ritrarne i primi timidi sbuffi di gas e polveri – gli scienziati sperano che Philae, ovunque si trovi, possa catturare abbastanza energia da ricaricare i propri pannelli solari e tornare a “parlare” con la Terra. “Attualmente Philae riceve circa il doppio dell’energia solare dello scorso novembre”, spiega Stephan Ulamec, Project manager del lander. Tuttavia, gli scienziati di Rosetta ammettono che “sarebbe una gran fortuna captare un segnale da Philae al primo tentativo”.

Per ridestarsi dal letargo in cui è piombato, il lander ha, infatti, bisogno di una temperatura interna superiore ai -45 gradi centigradi, e dev’essere capace di generare almeno 5,5 watt di potenza con i pannelli solari. Una condizione difficile, dato che la distanza dal Sole è ancora elevata, circa 320 milioni di chilometri. “Probabilmente c’è ancora troppo freddo perché Philae si risvegli, ma – sottolinea Ulamec – vale la pena tentare”.

Gli scienziati dell’Esa, infatti, non disperano di riuscire a ristabilire un contatto e, dopo aver deciso di rinunciare a cercare il loro esploratore cometario durante l’ultimo incontro ravvicinato della sonda madre, nel giorno di San Valentino, proveranno a comunicare con Philae fino al prossimo 20 marzo.

“Le possibilità di successo aumenteranno di giorno in giorno”, precisa Ulamec. Un’altra eventualità ipotizzata dagli esperti è che il lander, in realtà, si sia già risvegliato, ma non riesca ancora a farcelo sapere. Una volta sveglio, Philae dovrebbe accendere il suo ricevitore radio ogni 30 minuti, per ascoltare il segnale proveniente dalla sonda madre Rosetta, in orbita intorno alla cometa. Ma, per trasmettere la sua risposta alla Terra, avrebbe bisogno di ulteriore potenza, pari a circa 19 watt. Qualora i tentativi di questi giorni dovessero, invece, dare esito negativo, il team di dell’Esa riproverà tra alcuni mesi. Quest’estate, infatti, la lontananza dal Sole si sarà ulteriormente accorciata, fino a toccare, il prossimo 13 agosto, il minimo di 186 milioni di chilometri, una distanza compresa tra le orbite di Terra e Marte.

Il cartoon dell’Esa sullo sbarco