La Procura della Repubblica di Bologna ha chiesto l’archiviazione per l’inchiesta aperta qualche mese fa sulle trascrizioni delle nozze gay all’estero. Il pubblico ministero Luca Tampieri aveva iscritto al registro degli indagati il sindaco della città Virginio Merola del Pd. Il primo cittadino dalla scorsa estate aveva intrapreso con la prefettura, che chiedeva la cancellazione degli atti, un braccio di ferro istituzionale finito con la cancellazione delle registrazioni con un’ordinanza il 28 novembre 2014. Il reato contestato dalla procura era abuso d’ufficio e l’inchiesta era partita dopo l’esposto di un cittadino. Una doppia vittoria per l’amministrazione emiliana: la notizia arriva infatti a 24 ore dalla decisione del Tar del Lazio, che sul tema ha stabilito che le cancellazioni delle trascrizioni delle nozze gay non spettano ai prefetti (come successo a Bologna, ma anche a Roma e in altre città), ma solo ai tribunali.

La vicenda nel capoluogo emiliano era partita il 21 luglio 2014 con la decisione di Merola di fare come i suoi colleghi di altre grandi città, e dare il via alle trascrizioni. Immediatamente era giunto lo stop del prefetto Ennio Mario Sodano, che aveva chiesto la cancellazione anche in virtù di una circolare emanata dal ministro degli Interni Angelino Alfano. Ne era nato un vero e proprio caso. Merola si era subito rifiutato di obbedire: “Io questa cancellazione non la farò perché contrasta con il diritto europeo, con la nostra Costituzione, con il diritto delle persone che hanno chiesto la trascrizione, con la storia e il futuro della città che ho l’onore di rappresentare, che non vuole cittadini di serie A e serie B, e con la mia coscienza”. Il 9 ottobre la prefettura aveva quindi mandato una perquisizione negli uffici comunali dello Stato civile e dopo avere chiesto una seconda volta al sindaco la cancellazione degli atti (quattro trascrizioni in tutto), ricevuto un secondo diniego, aveva provveduto a cancellarli con un’ordinanza prefettizia il 28 novembre.

Secondo il pm Tampieri, nel comportamento di Merola non ci sarebbe alcun reato. Il motivo principale è che quelle trascrizioni avevano solo un valore simbolico: se uno degli ‘sposi’ avesse chiesto un certificato di famiglia, su quello ci sarebbe stato scritto semplicemente celibe o nubile. Proprio per questo l’accusa di abuso d’ufficio non regge, anche perché da parte del sindaco non si è avvantaggiato o svantaggiato illecitamente nessuno. Secondo il pm Tampieri non ci sarebbe neppure una ipotesi di falso ideologico, visto che il sindaco non attestava il falso: le coppie ‘trascritte’ erano effettivamente sposate in un Paese straniero. Ora la decisione finale sull’archiviazione spetta al giudice per le indagini preliminari.