Matteo Renzi assicura che le assunzioni dei precari “non slitteranno” ma un minuto dopo la conferenza stampa di stasera del premier a palazzo Chigi, le organizzazioni sindacali hanno suonato la campanella d’allarme: si rischia che non vi siano più i tempi tecnici con il disegno di legge. L’assunzione dei 150mila, promessa nella “Buona Scuola” sembra sfumare. Il primo ad alzare la voce è Mimmo Pantaleo, segretario della Flc Cgil: “Il Governo è nella confusione più generale ed è evidente che le parole di Renzi si sono rivelate promesse da Pinocchio. Si vuole imporre attraverso un futuro disegno di legge una riforma della scuola che non si capisce bene quale possa essere. In merito alle assunzioni, siamo fuori tempo massimo, la scuola ha meccanismi complicati: dopo aver illuso 150mila precari adesso si decide di cambiare rotta. C’è un tentativo di aggirare anche la sentenza della Corte di Giustizia europea”. Pantaleo non è del tutto contrario al disegno di legge ma chiarisce: “Sulle assunzioni serviva un decreto; sulla questione degli scatti d’anzianità serve aprire un tavolo sul contratto mentre ben venga il ddl sui temi dell’innovazione della scuola perché è giusto che il Parlamento ne discuta. Sono convinto che una delle questioni che ha ingarbugliato il Governo, arrivando al rinvio di stasera, sia quella che le risorse per una riforma vera mancano”.

Lapidario Marcello Pacifico, presidente dell’Anief: “Il premier afferma che i soldi per le assunzioni ci sono eppure sa che non è un problema di finanziamenti ma di tempi. Per poter fare il piano di assunzioni va fatto un censimento che il Governo non ha ancora eseguito sui posti vacanti. Martedì prossimo serve che a palazzo Chigi tornino sui loro passi e facciano un decreto legge sulla questione dei precari scorporando tutto il resto altrimenti sarà a rischio l’anno scolastico. Se si faranno assunzioni dopo il primo settembre, quest’ultime non avranno validità giuridica per l’anno scolastico e andranno ad influire sulle supplenze avviate”.

Pacifico intravede un aumento anche dei ricorsi a seguito della sentenza europea di cui l’Anief è stata protagonista: “I precari sono arrabbiati. Il 17 marzo abbiamo convocato uno sciopero. Lo Stato italiano più perde tempo, più condanna i cittadini italiani a pagare i rimborsi che saranno dovuti ai precari che vinceranno le cause contro lo Stato per la mancata assunzione”.

Dello stesso parere Mario Rusconi, ex dirigente scolastico e vice presidente dell’Associazione nazionale presidi: “Il rischio che si corre è che la riforma si impantani al Parlamento con scontri all’interno dello stesso Governo e partito. Il decreto legge con tutte le sue storture avrebbe potuto dare un’immediata scossa alle immissioni in ruolo ma con il disegno di legge, gli uffici scolastici regionali, non saranno in grado di garantire le operazioni necessarie. Non sono stati creati gli strumenti per acconsentire che tutto possa andare per il verso giusto: siamo già a marzo, mancano i tempi. Immettere in ruolo è un problema complesso, ha una procedura che prevede ricorsi e verifiche. Non sarà facile”.