Era strafatto di metanfetamina il 34enne che il 12 febbraio si è avvicinato armato di coltello a un presidio navale della marina militare cinese a Nanchang, nella provincia sud-orientale del Jiangxi, con la pretesa di penetrarvi a rubare un po’ di armi. L’uomo, che aveva minacciato le esterrefatte guardie al cancello d’ingresso, è stato immobilizzato e quindi spedito a farsi due anni di trattamento in un centro di riabilitazione locale. Lo stesso giorno, un quintale di bingdu – cioè la “droga di ghiaccio” – è stato sequestrato a Shenzhen, in Guangdong, mentre stava prendendo la via di Hong Kong. Precedentemente, 2,4 tonnellate della stessa metanfetamina erano state sequestrate a Lufeng, sempre nel Guangdong.

Nel dicembre 2013, circa 3mila paramilitari fecero invece irruzione in un villaggio sulla costa – indovinate un po’? – del Guangdong e arrestarono 182 persone, tra cui l’ex segretario del Partito e altri 13 funzionari, sequestrando quasi tre tonnellate della medesima droga. Si scopre così che nella mappa contemporanea della produzione di “meth”, il Triangolo d’Oro tra Laos, Thailandia e Myanmar è forse il passato. La droga che da anni invade i mercati globali passando dal Sudest asiatico ha una nuova direttrice sull’asse Guangdong-Hong Kong. Lo conferma oggi un rapporto Onu.

Il commercio va avanti da tempo e Jeremy Douglas, funzionario dello United Nations Office on Drugs and Crime (UNODC), ha spiegato ai media che all’origine del fenomeno ci sarebbe la diffusa corruzione nelle industrie farmaceutica e chimica di quell’area, che renderebbe particolarmente facile procurarsi gli additivi chimici per la lavorazione delle metanfetamine. Tutto torna: nel 2014, più di 90 alti pubblici ufficiali sono stati infatti arrestati per malaffare nella provincia più ricca della Cina, incentrata sulla megalopoli Guangzhou-Shenzhen-Dongguan, un distretto manifatturiero da 50 milioni di abitanti in tutto. Con una media di un funzionario di livello capo-dipartimento indagato ogni quattro giorni, il Guangdong guida la poca lusinghiera classifica delle province più corrotte del Paese.

Alcuni degli ingredienti chiave per la meth sono derivati dalla ma huang (“canapa gialla”), cioè l’ephedra sinica, utilizzata nella medicina tradizionale cinese per curare raffreddori e tosse. Dal Guangdong, la menfetamina transita per la confinante Hong Kong e prende quindi varie direzioni: a sud, finisce in Indonesia, Australia e Nuova Zelanda; altri quantitativi sono invece trasportati in Messico, dove i locali cartelli della droga la rimpacchettano per poi invadere il mercato nordamericano. La stessa Cina, come per ogni genere di consumo, è però il vero mercato emergente. Lo scorso ottobre, Liu Yuejin, direttore generale della divisione narcotici del governo, ha stimato che il numero effettivo di tossicodipendenti sul suolo cinese è di circa 13 milioni, la metà dei quali consumerebbe proprio metanfetamine. Nel 2008 erano solo il nove per cento.

L’anno scorso, Pechino ha lanciato una campagna di 6 mesi al grido di “combatti la droga in centinaia di città”. Finora sarebbero state arrestate circa 60mila persone sospettate di essere coinvolte nel traffico e circa 180mila tossicodipendenti, 55mila dei quali sarebbero già stati spediti nei centri di riabilitazione gestiti dal governo. Chi è coinvolto nel traffico può essere anche condannato a morte in base alla quantità trovata in suo possesso. Anche se l’eroina continua a essere la droga più comunemente usata nelle aree rurali, il galoppante processo di urbanizzazione ha fatto esplodere il mercato di bingdu, la sostanza dopante dei nuovi, frenetici ceti urbani. Uno studio incentrato su quattro megalopoli, pubblicato l’anno scorso sulla rivista Science of the Total Environment, ha rivelato che la meth è onnipresente a Pechino, Shanghai, Guangzhou e Shenzhen. Nella capitale, la maggiore concentrazione è stata scoperta nella zona di Sanlitun, quella con la più alta densità di locali notturni e bar. Chi vive da quelle parti, non se ne stupisce. Sono però le ricche città costiere della Cina meridionale l’area dove si consuma più metenfetamina, cocaina, ecstasy e ketamina. Direttamente dal produttore al consumatore. Chilometro zero.

di Gabriele Battaglia