Pensava spesso alla morte: come sarebbe arrivata? Alla guida di un’autobomba? Con una pallottola nella schiena? Dentro a una polpetta al cianuro?

Molto più banalmente, l’uomo che fece arrestare Sandokan e decapitare l’intero clan dei casalesi se n’è andato come un poveraccio qualunque: complicanze insorte in seguito a ricovero ospedaliero. A rivedere ora le sue interviste Carmine Schiavone ci appare come un anziano signore dalla bella chioma bianca che più che il mandante di oltre 500 omicidi sembra un innocuo, tenero nonnino che litiga con l’italiano. E a rivederlo parlare di rifiuti tossici e nucleari sversati nelle campagne del Casertano (quando non direttamente a mare), sembra più sorpreso e indignato lui, delle migliaia dei poveracci morti di cancro per colpa sua.

“Chiedete a mia moglie” diceva in un’intervista, “io per il dispiacere non ci dormo la notte”.

Sarà. Ma l’intervista più inquietante la diede davanti alla Commissione Parlamentare Antimafia nel 2007: “Tra vent’anni in quelle zone saranno tutti morti di cancro”, profetizzava.

Secretatata per 17 anni, la macabra profezia di don Carmine divenne pubblica l’anno scorso e con i giornalisti che andarono a intervistarlo fu ancora più esplicito e loquace: “Io gli ho detto pure dove sono stati interrati tutti questi rifiuti tossici, ma i soldi per fare le bonifiche non ce ne stanno e allora lì moriranno tutti”.

E lo diceva pure un po’ indignato come se a inquinare le falde acquifere di mezza Italia non fosse stato lui.

Ora il tenero nonnino assassino se n’è andato e allo scadere della sua profezia mancano ancora un paio d’anni, ma in compenso nelle Terra dei Fuochi lo stillicidio di morti per tumore, anno dopo anno, è aumentato in misura esponenziale. E allora un paio di domande bisogna farcele: perché tenere segreta l’audizione di don Carmine per 17 anni impedendo ai cittadini di decidere liberamente se continuare o meno a vivere nelle Terra dei Fuochi? E soprattutto perché in 17 anni non s’è mai provveduto, non dico a una bonifica totale, ma almeno a una mappatura completa dei terreni?

E poi se è vero (come è vero) che per bonificare non ci sono i soldi, la soluzione che le associazioni anticamorra del casertano ripetono da tempo è quella giusta: lo Stato sostenga e finanzi nuove aziende agricole che invece di mozzarelle alla diossina producano fiori e piante ornamentali.

O anche canapa indiana dai fusti della quale si fanno tessuti di ottima qualità, e dai cui fiori si producono innocue sostanze ora vietate, dalla cui proibizione traggono enormi profitti quegli stessi narcotrafficanti che hanno già avvelenato il territorio.

E la Terra dei Fuochi potrebbe diventare la Terra dei Fiori.