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Microplastiche sul Monte Bianco e nei laghi alpini a oltre 2mila metri di quota: “Trasporto atmosferico e attività ricreative sul posto”

Fibre di poliestere e PET: l'inquinamento non risparmia le montagne d'alta quota. Ecco cosa dicono gli studi
Microplastiche sul Monte Bianco e nei laghi alpini a oltre 2mila metri di quota: “Trasporto atmosferico e attività ricreative sul posto”
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In alta quota, dove non possono crescere alberi, i terreni e i ghiacciai superstiti, così come le acque, sono contaminate dalle microplastiche. Minuscole particelle di dimensioni comprese tra 1 micron e i 5 millimetri di diametro “che possono essere prodotte o dall’alterazione di oggetti in plastica o direttamente dalla fabbriche per prodotti come cosmetici e detersivi”, si legge sul portale dell’Istituto di ricerche farmacologiche Mario Negri. Succede nei laghi d’alta montagna e, addirittura, sul Monte Bianco.

L’arco alpino è uno degli ambiti sui quali le indagini scientifiche si concentrano da tempo. Tra le pubblicazioni più recenti e interessanti sulla questione c’è lo studio Evidence of microplastics in remote alpine lakes of the eLTER network, condotto da Giulia Cesarini dell’Università Roma Tre, Michela Rogora e Silvia Galafassi del Centro Nazionale Italiano delle Ricerche. Le autrici, partendo dalla considerazione che “l’inquinamento da microplastiche è sempre più riconosciuto come un problema ambientale globale, ma la sua presenza e le sue fonti negli ecosistemi d’acqua dolce ad alta quota remoti rimangono poco compresi”, hanno concentrato le loro attenzioni su due laghi alpini. Il Paione Superiore e il Paione Inferiore, ad oltre 2200 metri, nell’Alta Val Bognanco, in provincia di Verbano-Cusio-Ossola. Sono laghi di “circo”, cioè specchi d’acqua di origine glaciale che occupano la conca scavata sul fondo dell’antico bacino collettore di un ghiacciaio. Laghi che differiscono, nonostante la vicinanza, per accessibilità e potenziale pressione antropica. Ciò nonostante la valutazione preliminare nelle acque superficiali ha permesso di rilevare microplastiche in tutti i siti, “con aumento dell’abbondanza e delle dimensioni delle particelle dal lago superiore fino allo sbocco. Dominanti le fibre sintetiche come il poliestere e il PET”.

“I modelli di distribuzione osservati suggeriscono una doppia origine, spiegano le autrici – trasporto atmosferico a lunga distanza e attività ricreative locali come escursioni, picnic e pesca”. Le conclusioni, più che preoccupanti. “Questi risultati rafforzano le crescenti prove che i laghi ad alta quota sono esposti all’inquinamento da microplastiche e evidenziano la necessità di integrare questi ecosistemi sensibili nei programmi di monitoraggio ambientale”.

Le microplastiche si sono spinte anche più in alto. Fino alla cime della montagna più alta di tutta la catena alpina, ma anche la più alta dell’Europa, il Monte Bianco. Recentemente, in un’intervista al quotidiano francese Le Dauphiné Libéré, David Gateuille dell’Université Savoie Mont-Blanc ha commentato i risultati preliminari di una campagna di ricerca condotta sul massiccio, insieme a Frédéric Gillet dell’associazione Aqualti. I dati scientifici dimostrano come l’inquinamento da plastica sia arrivato fino a 4.806 metri d’altitudine.

Il progetto Plastilac, il primo che si concentra sulla presenza e sul destino delle microplastiche nei laghi alpini, avviato nell’estate del 2019 oltre che da Gateuille e Gillet, da Julia Dusaucy, Johnny Gasperi, Rachid Dris, Grégory Tourreau e Emmanuel Naffrechoux, prende in considerazione il Lago Muzelle, Lago Vert, Lago Pormenaz e Lago Anterne. Tra il 2021 e il 2022, le indagini si sono spinte fino alla calotta sommitale del Monte Bianco per prelevare campioni negli strati superficiali del manto nevoso. Dove sono presenti particelle di plastica, anche se in maniera inferiore a molti siti isolati in quota. In ogni caso la principale fonte di contaminazione sulla cima è inequivocabilmente causata dalla presenza umana. La concentrazione di particelle di plastica diminuisce man mano che ci si allontana dalla vetta.

La contaminazione sul Monte Bianco sembrerebbe avere natura prevalentemente locale e “puntuale”, dal momento che le microplastiche si concentrano in corrispondenza dei punti di sosta degli alpinisti. Più specificamente l’analisi chimica ha rivelato una presenza preponderante di poliestere, la fibra sintetica alla base della quasi totalità dell’abbigliamento tecnico moderno. Il carattere preliminare dell’indagine realizzata da Gateuille e Gillet, invita alla prudenza. Quel che è certo è che quanto emerso sulla sommità del Monte Bianco, unito a quanto rilevato nei due laghi alpini, sul versante italiano, costituiscono dati preoccupanti. Dai quali partire per provare ad invertire la rotta.

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