Dimissioni delle opposizioni, scioglimento delle Camere e ritorno al voto. Dopo le polemiche sulle riforme costituzionali in discussione alla Camera, Beppe Grillo lancia l’appello: “Io sarei cauto nell’attaccare Sergio Mattarella”, scrive il leader del Movimento 5 stelle, “un presidente debole politicamente, mentre cercherei di creare le precondizioni per uno scioglimento delle Camere attraverso una richiesta congiunta di tutte le opposizioni, eventualmente supportata dalle dimissioni dei parlamentari di minoranza (e vediamo se anche quelli della sinistra Pd ci stanno, almeno in parte)”. Un appello che ha subito accolto il deputato e membro del direttorio Alessandro Di Battista: “Noi siamo pronti alle dimissioni per far cadere il parlamento e andare alla urne, ma siamo certi che le altre opposizioni non lo faranno, sono attaccati alle poltrone”. Intanto martedì 17 febbraio i grillini saranno ricevuti dal presidente della Repubblica.

Non è la prima volta che i 5 Stelle propongono l’addio in massa dei parlamentari. Già dopo la sentenza della Corte Costituzionale sul Porcellum, Grillo aveva suggerito ai suoi di lasciare i banchi del Parlamento per tornare al voto. Ma non solo. A luglio 2014, lo stesso comico parlando ai suoi eletti aveva proposto di organizzare “il parlamento in piazza” e di lasciare Palazzo Madama e Montecitorio. In entrami i casi gli appelli sono rimasti simbolici.

Nelle scorse ore la maggioranza ha finito la discussione sugli emendamenti alla riforma costituzionale in un’Aula di Montecitorio semivuota: le opposizioni hanno deciso di non partecipare alle votazioni in segno di protesta. “Sulla questione delle riforme istituzionali”, continua Grillo, “siamo al limite del colpo di Stato bianco, quello che non si fa con carri armati e rastrellamenti, ma con colpi di mano di maggioranza. C’è una sola via d’uscita: sciogliere il Parlamento ed andare subito a nuove elezioni”. L’alternativa alle dimissioni dei parlamentari, secondo Grillo, può essere solo il “giudizio davanti alla Corte Costituzionale“.

Secondo il leader del Movimento 5 Stelle, il Parlamento “illegittimo” dovrebbe essere sciolto al più presto. “Questo”, scrive, “è un parlamento scaturito da una legge elettorale dichiarata incostituzionale, per cui, se per il principio della conservazione degli atti, resta in carica, appare per lo meno forzato che sia questo stesso parlamento a dover rifare la legge elettorale e, addirittura, la riforma della Costituzione”.  Attacca poi i partiti che hanno subito scissioni e cambi di casacca. “Questo è un parlamento che non si sa se è ancora in grado di esprimere una reale maggioranza di governo ed è per lo meno discutibile che, nonostante i ripetuti rovesci, rotture di patti ecc, il presidente del Consiglio non abbia sentito il bisogno di verificare con un voto in entrambi i rami del parlamento, se ha ancora una maggioranza”. Grillo chiude criticando i presidente di Camera e Senato e la loro gestione dell’Aula durante la discussione delle riforme: “Questo è un parlamento i cui due presidenti si stanno comportando con una scorrettezza unica in materia di applicazione dei regolamenti e con una partigianeria neppure dissimulata”.