L’elezione di Sergio Mattarella al Quirinale sembrava una sconfitta senza appello per Silvio Berlusconi. Ma oggi il suo morale può tornare alto. Da una parte il giudice di sorveglianza di Milano ha dato l’ok all’anticipazione della fine della pena per la condanna per frode fiscale nel processo Mediaset. Dall’altra c’è il riconoscimento politico dato dall’invito del Colle al cerimoniale per l’insediamento del presidente. La presidenza della Repubblica ha previsto la presenza al Quirinale delle alte cariche dello Stato e dei leader e segretari delle forze politiche. Tuttavia l’invito a Berlusconi è contestato dal M5s. “Gira voce che Berlusconi sia stato invitato domani al Quirinale da Mattarella – scrive su facebook Carlo Sibilia, membro del direttorio – Se vero sarebbe ottimo segnale per chi froda il fisco e per tutti i politici disonesti”.

Un altro leader chiamato a partecipare è Beppe Grillo, un altro pregiudicato anche se per un reato colposo. La risposta del movimento è arrivata nel tardo pomeriggio: “Beppe Grillo, invitato dal Capo dello Stato, ringrazia per la considerazione ma non interverrà alla cerimonia. Si augura, invece, che presto il Presidente della Repubblica lo riceva per parlare dei temi politici prioritari per il MoVimento”. Al Colle andrà, tuttavia, una delegazione del M5s composta dai componenti degli uffici di presidenza delle due Camere: Luigi Di Maio, Riccardo Fraccaro e Claudia Mannino per la Camera e il questore Laura Bottici per il Senato. Ci saranno poi i presidenti della Commissione di Vigilanza Rai, Roberto Fico e quello della Giunta per le elezioni alla Camera, Giuseppe D’Ambrosio e i due capigruppo di Camera e Senato, Andrea Cecconi e Andrea Cioffi.

Intanto il capo dello Stato sta perfezionando il discorso al Parlamento in programma martedì 3 febbraio alle 10: dentro, raccontano i giornali, verrà messa in evidenza la necessità di spingere sulle riforme economiche e istituzionali e di un cambio di passo a livello europeo, di un impegno della politica per riavvicinarsi alla gente, temi che sembrano ripresi dai 9 anni di permanenza sul Colle di Giorgio Napolitano.

Di certo, secondo il presidente del Consiglio Matteo Renzi, “l’elezione del Capo dello Stato mette il turbo, non rallenta le riforme. Avanti tutta, io non passo i prossimi mesi a parlare con i partitini ma tra gli italiani per rimettere in moto il paese” dichiara a Rtl. A lui risponde il ministro dei Trasporti Maurizio Lupi: “Diciamo che non siamo abituati a fare né siamo nati per fare i cespugli. Non siamo attaccati alle poltrone ma neanche abituati a fare i tappetini. I ‘cespugli’ hanno permesso con responsabilità la nascita dei governi Letta e Renzi”. 

Renzi parla anche agli alleati di riforme, Forza Italia: “Alla Camera Forza Italia non è importante dal punto di vista numerico – spiega Renzi – ma come idea di riforme condivise. Credo che Fi abbia interesse a starci ma non ha senso rimettere in discussione tutto, noi si va avanti comunque, se non vogliono andiamo avanti anche senza. Il centrodestra ha divisioni al proprio interno, capisco, anche il Pd le ha e le avrà ma Berlusconi ha detto che Mattarella è una persona assolutamente per bene”.

Infine il capo del governo manda due messaggi. Il primo a Pierluigi Bersani, peraltro fondamentale per tenere unito il Pd nell’indicazione di Mattarella a capo dello Stato, ma che aveva sottolineato come Mattarella sarà puntiglioso nel vaglio delle riforme costituzionali: “Non è che Napolitano fosse meno rigoroso o attento – risponde Renzi – evitiamo di mettere in mezzo il Capo dello Stato. Le riforme vanno avanti perché servono all’Italia e agli italiani”. L’altra comunicazione è a uso della maggioranza di governo: “Oggi bisogna lavorare con calma, chi ha da leccarsi le ferite lo faccia ma non c’è bisogno di discussioni polemiche. Abbiamo eletto un galantuomo, il giorno dopo si deve rilanciare, le discussioni fanno vecchia politica. Siamo qui a governare l’Italia non a compattare le alleanze interne”.