La procura di Milano aveva dato parere negativo. Ma il giudice di Sorveglianza di Milano Beatrice Crosti ha concesso la liberazione anticipata, di 45 giorni, a Silvio Berlusconi nell’ambito dell’affidamento in prova ai servizi sociali di un anno che sta scontando per la condanna definitiva per il caso Mediaset. E così l’ex premier, dopo aver avuto l’invito del neo presidente della Repubblica Sergio Mattarella al suo insediamento, ha ricevuto un’altra sorpresa.

Il pm dell’esecuzione aveva fatto notare che l’ex premier, condannato a 4 anni per frode fiscale di cui tre condonati grazie all’indulto, non aveva rispettato la prescrizione di evitare gli attacchi alla magistratura e per questo doveva scontare la sua pena fino all’ultimo giorno. Secondo la Procura di Milano non meritava lo sconto di un mese e mezzo, ma doveva spiare l’intero anno di affidamento in prova ai servizi sociali.

La difesa dell’ex Cavaliere aveva presentato l’istanza lo scorso 7 gennaio. “Il progetto rieducativo si è arricchito dello svolgimento dei lavori di pubblica utilità (…) da cui ha accolto con entusiasmo uno spunto di riflessione sulla condizione degli anziani” aveva scritto Berlusconi in uno dei passaggi della richiesta del leader di Forza Italia.

Dopo il verdetto degli ermellini la difesa aveva chiesto e ottenuto l’affidamento ai servizi sociali. E così l’ex premier aveva iniziato il suo percorso all’istituto Sacra Famiglia di Cesano Boscone (Milano). A luglio però per il condannato e affidato era arrivato un cartellino giallo per le dichiarazioni contro la magistrature ed era stato diffidato dal giudice di Sorveglianza Beatrice Crosti. Quella diffida è entrata a far parte delle valutazioni in vista dell’esito ”finale della prova” ma non ha di fatto inficiato in qualche modo la concessione della libertà anticipata di 45 giorni come è comunque previsto dalla legge in presenza di buona condotta.  Il fine pena, secondo i calcoli, dovrebbe essere l’8 marzo. Il leader di Forza Italia infatti avrebbe dovuto concludere l’affidamento in prova ai servizi sociali, con tanto di attività di volontariato nel centro di anziani alle porte di Milano, il prossimo 23 aprile.

Dopo l’episodio di Napoli, in cui chiamato a testimoniare al processo a carico di Lavitola aveva attaccato ancora una volta i giudici, Silvio Berlusconi si è sempre comportato in modo corretto, secondo il giudice. Il provvedimento, per il quale il leader di Forza Italia finirà di espiare la pena il prossimo 8 marzo, si basa anche sulle relazioni positive dei servizi sociali e dei carabinieri. La decisione del Tribunale di Sorveglianza non inciderà in ogni caso sull’agibilità politica di Berlusconi, che in base alla legge Severino non sarà candidabile fino al 2019. L’ex Cavaliere, che si è rivolto alla Corte Europea dei Diritti dell’Uomo lamentando una presunta illegittimità della sentenza Mediaset, a questo punto potrà giocare la carta della “riabilitazione“, prevista dalla stessa legge Severino, che, se concessa, può consentirgli di anticipare di circa un anno il suo rientro in politica. L’articolo 15 della norma per cui il 27 novembre 2013 è stata dichiarata la decadenza da senatore dell’ex premier stabilisce che per essere riabilitati devono trascorrere 3 anni da quando è stata interamente scontata la pena. E quindi a partire dall’8 marzo 2015 l’ex Cav può fare richiesta di riabilitazione sempre che nel frattempo la sua condotta sia stata irreprensibile e non abbia incassato altre condanne.

Intanto la procura di Bari ha acquisito atti del processo Ruby con riferimento a quattro udienze celebrate dinanzi al Tribunale di Milano tra il 2012 e il 2013 con riferimento alle posizioni di Silvio Berlusconi e Lele Mora. È stato inoltre acquisito un verbale investigativo reso dalla testimone ascoltata oggi, Roberta Nigro, che dopo aver partecipato ad una cena a Palazzo Grazioli è stata assunta a Mediaset – ha detto la stessa testimone – dove lavora ancora oggi.