L’Inter affonda contro il Sassuolo. A Reggio Emilia i nerazzurri perdono 3-1 una partita in cui per un tempo sono stati umiliati dagli avversari, e che solo un gol fortuito di Icardi nel finale ha riaperto per qualche minuto, prima che nel finale nervosissimo (due rossi e un rigore in pochi minuti) Berardi ristabilisse le distanze. Senza idee, identità e condizione, i nerazzurri dicono probabilmente addio in maniera definitiva al sogno Champions League. E si preparano ad una settimana difficile, perché insieme alla classifica sembra già naufragare il progetto di rinascita di Roberto Mancini.

Si parlerà del tonfo nerazzurro, e anche della esclusione di Icardi dal primo minuto: troppo statico e poco coinvolto nella manovra negli ultimi due 0-0, al bomber argentino Mancini preferisce Palacio come prima punta. Anche su questo il campo gli darà torto: il Trenza uscirà tra i fischi dopo l’ennesima prestazione inconsistente, a Icardi basteranno venti minuti per timbrare il cartellino (poi al triplice fischio litiga furiosamente con i tifosi). Eppure l’Inter non era partita male, sfiorando il gol con un colpo di testa di Vidic e spingendo bene sulle fasce. Un’illusione durata dieci minuti. Dopo un po’ di sofferenza il Sassuolo comincia a fare la sua partita e va subito in vantaggio con un gran gol di Zaza, implacabile contro le grandi squadre, ma favorito dalla marcatura tenera di Vidic e Ranocchia.

Basta questo per far uscire l’Inter dal match. I nerazzurri sbandano e subiscono il raddoppio: altro eurogol, stavolta di Sansone, dribbling secco e destro a giro sul primo palo. Ma ancora praticamente senza opposizione dei difensori interisti. L’uno-due è micidiale, l’Inter potrebbe incassare più volte il colpo del ko (i padroni di casa reclamano due rigori su interventi di Donkor), e la cosa migliore che possa capitare è la fine del primo tempo. I problemi nerazzurri, però, sono strutturali, qualcosa che non si può risolvere nel quarto d’ora d’intervallo. Dopo le buone prestazioni contro Juventus e Genoa, l’Inter oggi è di nuovo una formazione senza capo né coda. Priva di equilibrio, con i reparti scollegati, senza regia. E con uomini fuori forma o fuori posizione in attacco: Shaqiri è la brutta copia di sé stesso (migliorerà un po’ da trequartista), Podolski in evidente difficoltà fisica, Palacio un fantasma. Mentre Kovacic ormai è poco più che un equivoco, senza ruolo, fuori dal gioco, quasi un problema per lo scacchiere tattico di Mancini, che pure della sua fantasia avrebbe un gran bisogno. Ma la confusione è totale, e lo dimostrerà anche la sostituzione sbagliata a metà del secondo tempo, quando Vidic esce erroneamente al posto di Donkor.

Nella ripresa il “Mancio” ricorrerà addirittura alla difesa a tre: la classica mossa della disperazione, nel momento più basso dal suo ritorno in nerazzurro. Qualche risultato si vede: la squadra copre meglio il campo, i due terzini avanzati a fluidificanti sembrano più a loro agio (come anche Medel arretrato in difesa), Icardi (subentrato all’impresentabile Podolski) dà peso all’attacco. Soprattutto l’Inter reagisce di nervi, e nel secondo tempo quantomeno si vede una partita. I nerazzurri sfiorano il gol con Shaqiri (palo da fuori) e Dodò (bravissimo Consigli), chiudendo gli avversari nella loro trequarti. La rete che riapre la partita arriva a cinque dalla fine, con il solito Icardi che approfitta di uno svarione della difesa neroverde. È comunque tardi: il 2-1 serve solo ad incendiare la coda del match, lunga sette minuti di recupero. Si fa espellere Sansone in uno dei tanti parapiglia che si accendono nel finale, poi anche Donkor che commette un (presunto) fallo da rigore su Zaza. Dal dischetto Berardi sigilla la vittoria e restituisce più giusta proporzione al punteggio di una partita a lungo dominata dai padroni di casa. Con la sconfitta di oggi l’Inter scivola al 12esimo posto. È una crisi senza fine: chi pensava che il problema fosse Mazzarri evidentemente si sbagliava.

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