Infantino choc, il principe di Giordania lo accusa: “Mi ha ricattato. Non lo abbiamo appoggiato in passato e non lo faremo ora”
Il principe Ali bin Al Hussein, ex vicepresidente della FIFA, accusa Gianni Infantino e i vertici della federazione internazionale di aver esercitato pressioni e usati i premi economici destinati alla Giordania come strumento di ricatto politico. Secondo il membro della famiglia reale giordana, alla sua federazione sarebbe stato fatto capire che il pagamento del premio per il secondo posto nella Coppa Araba FIFA sarebbe stato più semplice se avesse sostenuto la ricandidatura di Infantino alla presidenza della FIFA.
In un lungo messaggio pubblicato sui social, il principe Ali ha rivelato che la Federazione calcistica giordana, da lui presieduta, non ha ancora ricevuto il premio previsto per la finale della Coppa Araba FIFA disputata lo scorso dicembre in Qatar, persa contro il Marocco e durante i recenti Mondiali, nei quali la Giordania ha partecipato per la prima volta, il principe Ali sostiene che gli sia stato detto apertamente che un appoggio a Infantino “avrebbe contribuito notevolmente ad aiutare la nostra federazione calcistica“. “Per noi è una forma di ricatto e non intendiamo cedere“, ha scritto. “La Giordania è orgogliosa di sostenere i valori etici. Non abbiamo appoggiato Infantino in passato e certamente non lo faremo ora”.
Secondo quanto riportato dai media giordani, alla nazionale finalista della Coppa Araba spettavano circa 4,2 milioni di dollari. Tuttavia, il denaro non sarebbe mai stato versato. “Il premio che la nostra squadra ha meritato raggiungendo la finale non è ancora arrivato, mentre la FIFA continua a vantarsi delle sue riserve miliardarie“, ha aggiunto il principe Ali. “È evidente che il problema riguarda la leadership dell’organizzazione. Da mesi la FIFA si rifiuta di aiutarci su questa e su altre questioni“.
Le dichiarazioni arrivano in un momento particolarmente delicato per Gianni Infantino. Il presidente della FIFA è infatti al centro di una forte contestazione dopo il fallimento del progetto che prevedeva la vendita di una quota dei futuri ricavi dei Mondiali a un gruppo di investitori privati, tra cui quello guidato da Joshua Kushner, fratello del genero di Trump. Secondo diverse ricostruzioni, il piano avrebbe garantito un pagamento di 20 milioni di dollari a ciascuna delle 211 federazioni affiliate alla FIFA, a condizione che venisse approvato entro la scadenza prevista. La proposta è però naufragata, provocando una spaccatura all’interno del calcio mondiale.
La UEFA starebbe lavorando a un candidato alternativo per le elezioni presidenziali e avrebbe persino preso in considerazione il boicottaggio di eventi e riunioni della FIFA. Il Galles ha inoltre preso posizione ufficialmente, spiegando che non sosterrà Infantino. Anche i vertici della Concacaf e della Confederazione calcistica asiatica hanno espresso perplessità nei confronti della leadership di Infantino. Le candidature per la presidenza della FIFA dovranno essere presentate entro il 18 novembre, mentre le elezioni si terranno il 18 marzo a Rabat, in Marocco. Con 211 federazioni chiamate al voto, il sostegno dell’Asia potrebbe rivelarsi decisivo per il futuro dell’attuale presidente.