“Palazzo Paltrinieri non avrebbe dovuto essere demolito”. Si conclude con quattro avvisi di fine indagine per altrettanti indagati, l’ex sindaco di Cavezzo in quota Pd, Stefano Draghetti e i vigili del fuoco Massimo Bortot, caposquadra esperto e coordinatore del Gruppo operativo speciale di Belluno, Michele De Vincentis, comandante del Comando operativo avanzato di San Prospero, e Giovanni Nanni, direttore generale e Comandante del Cratere, l’inchiesta condotta dalla Procura di Modena sulla demolizione di casa Paltrinieri, abbattuta dalle ruspe a giugno del 2012 mentre la famiglia si trovava sfollata in seguito ai terremoti del maggio di quell’anno. I quattro, per i quali sono in arrivo anche le richieste di rinvio a giudizio, sono accusati di falso e di rifiuto d’atti d’ufficio, “non solo – spiega al fattoquotidiano.it Nicoletta Tietto, legale della famiglia Paltrinieri – per aver prodotto e firmato atti falsi utili a postdatare la demolizione dell’edificio di 24 ore rispetto alla data in cui le ruspe hanno effettivamente iniziato ad abbattere il palazzo, ma per aver non dato risposta adeguata alla richiesta di documentazione da noi avanzata”.

Un’indagine “lunga e complessa” quella condotta dal sostituto procuratore Luca Guerzoni, e partita proprio da un esposto presentato dalla famiglia Paltrinieri, che sin da subito presentò una perizia tecnica per dimostrare che il palazzetto antico, di quelli che fanno la storia di un piccolo paese come Cavezzo, collocato nella piazza centrale del comune, in un’area transennata e quindi chiusa alla popolazione, “non avrebbe dovuto essere demolito”.

A maggio del 2012, del resto, nemmeno il terremoto, che tutto intorno aveva accartocciato case, negozi e chiese, era riuscito a buttarlo giù. Dopo le due scosse infatti la casa non presentava crepe strutturali e le perizie ordinate dalla famiglia dimostravano che con opportuni interventi la struttura avrebbe potuto tornare agibile. “Il materiale con cui la casa era stata costruita nel 1912 era eccellente e grazie alle catene perimetrali avrebbe resistito anche a scosse di intensità superiore”. Eppure l’8 giugno l’allora sindaco di Cavezzo, Stefano Draghetti, decise di apporre la sua firma a un’ordinanza di demolizione e autorizzò una squadra dei vigili del fuoco a buttare giù l’edificio. Il via alle ruspe venne dato però all’insaputa dei proprietari, che lo scoprirono guardando le immagini di un servizio televisivo. Ma non solo: un video pubblicato su You Reporter, datato 7 giugno, riprendeva le ruspe al lavoro, 24 ore prima, quindi, della data iscritta nell’ordinanza firmata da Draghetti. “Le foto e le riprese dei giornali sono state fondamentali per le indagini – spiega Tietto – perché collocano la demolizione un giorno prima degli atti amministrativi. A quel punto, il Comune aveva due scelte: dichiarare che era stato commesso un errore, o produrre un apparato documentale per dire che era stato tutto legittimo. Hanno scelto la seconda strada, e ora si andrà a processo. Per prima cosa vedremo se ci sarà la possibilità di avviare una trattativa per un risarcimento”.

Anche perché ai proprietari di Palazzo Paltrinieri, quattro piani di edificio capaci di resistere a due guerre e a quasi un secolo di storia, che hanno visto l’alternarsi di almeno quattro generazioni, i rimborsi pubblici, quelli stanziati dallo Stato per chi aveva subito danni in seguito al terremoto, sono stati negati. “Visto che la demolizione è avvenuta senza alcun verbale – spiega la famiglia – ma solo con il prospetto riepilogativo d’intervento che si rifà alla proprietà a fianco, e che la casa l’hanno demolita le ruspe senza che fossimo avvertiti, non possiamo nemmeno accedere agli aiuti”.

Insomma, una beffa nella tragedia, che toglie il sonno ai proprietari. Da qui la battaglia, combattuta su più fronti. Non solo quella legale. La famiglia, infatti, decise di scrivere anche all’allora presidente della Regione e commissario straordinario, Vasco Errani, per chiedere di far luce sulla vicenda. E, allo stesso tempo, inaugurò un blog, dove la storia in questi anni è stata aggiornato passo dopo passo. Fino all’ultima svolta di questi giorni. “E’ chiaro che i Paltrinieri hanno perso tutto – sottolinea l’avvocato Tietto – a partire dalla memoria storica familiare, e purtroppo nessuno potrà mai restituire loro ciò che è stato distrutto. La casa non doveva essere demolita, invece è successo, speriamo però che ora sia fatta giustizia”.

di Annalisa Dall’Oca e Giulia Zaccariello