Dalle larghe intese con la troika a quelle con gli anti euro dell’Anel. La Grecia volta pagina, e lo fa con un’alleanza a sorpresa. A destra. Alexis Tsipras, leader di Syriza e vincitore delle elezioni elleniche, non ha deciso di includere nella coalizione di governo un partito di sinistra. Al contrario il 41enne ingegnere che non giurerà più sulla Bibbia – prerogativa assoluta nella Grecia legata ancora a doppia mandata alla chiesa ortodossa – ha scelto “il Farage dell’Acropoli”, ovvero la formazione anti euro di Panos Kammenos. Si chiamano Greci Indipendenti (Anel è acronimo di Anexarti Ellines) e sono una costola dei conservatori di Nea Dimokratia.

Popolari, religiosi e a forte vocazione sociale, gli Indipendenti sono stati in questi anni fieri avversari del memorandum della troika. Si definiscono una “valvola di sicurezza” per la Grecia anche se i critici puntano il dito contro Kammenos per le sue frequenti accuse al neoliberismo, responsabile a suo giudizio di avere distrutto il Paese. La rivoluzione di Tsipras passa quindi da una strategia diversa e spiazzante, rispetto a quanto pronosticato da media e politici fino alle elezioni. Ma che, in ogni caso, unisce in una coalizione di governo due forze fortemente contrarie all’austerity.

Formatosi a Lione e in Svizzera dove ha svolto gli studi universitari, Kammenos è deputato dal 1993 eletto sotto Nea Dimokratia. Ha ricevuto la Medaglia d’Onore dal Patriarcato di Gerusalemme e la decorazione di Cavaliere dell’Ordine Nazionale al Merito da parte del Presidente della Francia, Nicolas Sarkozy. Nel 2007 anche un’esperienza di governo come vice ministro della marina mercantile nell’esecutivo conservatore di Kostas Karamanlis. La rottura con il partito dell’ormai ex premier Samaras si deve al voto per il premier tecnico Lukas Papademos, “il Monti greco” sgradito a Kammenos e Tsipras. E nel febbraio 2012 viene sospeso dal partito insieme ad altri 20 deputati, a causa del suo no al memorandum.

Di qui la scelta di fondare un nuovo movimento, conservatore e non socialista. E’finito nell’occhio del ciclone anche per il suo pamphlet “Il terrorismo, teoria e pratica“, in cui teorizzava la partecipazione di esponenti politici del Pasok all’organizzazione terroristica “17 novembre”. Nel giugno del 2010 si era duramente scontrato con l’ex deputato Theodore Tsoukatou accusato di coinvolgimento nello scandalo Siemens, altra pietra dello scandalo della vecchia nomenklatura che Tsipras vuole combattere. Kammenos aveva parlato apertamente di tangenti versate a più riprese ai socialisti del Pasok, ma sei mesi dopo fu lui ad essere coinvolto in un’indagine finanziaria finita in un nulla di fatto.

Ma Kammenos, che più volte ha definito “cavia” il suo Paese, si è speso anche in occasione dello scandalo sulla Lista Lagarde, l’elenco di illustri evasori ellenici recapitato dall’allora ministro dell’economia del governo Sarkozy ad Atene ma che i due ministri delle finanze greci, Papacostantinou e Venizelos, pensarono bene di non protocollare. Nel gennaio 2013, in occasione di un animato dibattito parlamentare sulla lista, contenente duemila nomi di cittadini, imprenditori e politici che hanno portato in Svizzera circa 25 miliardi di euro, Kammenos fece mettere agli atti della speciale commissione di inchiesta un reportage del ilfattoquotidiano.it mentre altri suoi colleghi parlamentari nelle stesse ore minacciavano querele.

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