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Nuovi attacchi Usa in Iran, Trump: “Se reagiscono li annienteremo”. Teheran annuncia rappresaglia con missili e droni: “Ve ne pentirete”

Udite diverse esplosioni vicino a Hormuz. Quattro persone (tra cui un bambino) sarebbero state uccise in un attacco nei pressi di Sirik, dove era in corso una festa di matrimonio. Media iraniani: "Colpita base aerea in Giordania"
Nuovi attacchi Usa in Iran, Trump: “Se reagiscono li annienteremo”. Teheran annuncia rappresaglia con missili e droni: “Ve ne pentirete”
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Gli Stati Uniti tornano ad attaccare in Iran, fanno quattro morti (un bambino) e circa 50 feriti – come affermano i media israeliani e Teheran risponde con raid di rappresaglia contro “basi e interessi statunitensi”, mentre Trump minaccia di annientare il Paese. Missili e droni ancora nei cieli del Medio Oriente dove la crisi è sempre più profonda.

Alle 18.00 ora italiana le “forze americane hanno iniziato a colpire target del Corpo delle Guardie Rivoluzionarie in Iran”, nelle vicinanze dello Stretto di Hormuz. Ad annunciarlo è stato il Us Central Command. “Gli attacchi fanno seguito ai recenti tentativi di aggressione da parte del Corpo delle Guardie Rivoluzionarie contro il traffico mercantile nello Stretto di Hormuz e contro il personale militare statunitense nella regione”, mette in evidenza il Us Central Command.

Il presidente Usa Donald Trump ha subito dopo minacciato l’Iran su Truth: “Stiamo colpendo obiettivi iraniani vicino allo Stretto di Hormuz” e “se dovesse reagire a questo attacco più che giustificato, subirebbe una nuova offensiva di ben altra portata e intensità”, sottolineando che il nuovo raid che potrebbe scattare se Teheran rispondesse non sarebbe comunque “l’attacco decisivo: quello è già pronto e, una volta concluso, dell’Iran rimarrebbe ben poco“. Trump ha definito gli attacchi “massicci e potenti” e ha spiegato che sono “in risposta al fallito tentativo iraniano di piazzare mine navali nello Stretto, attualmente privo di mine (sono state tutte rimosse o fatte brillare), e al lancio di otto missili (tutti abbattuti con successo) contro la nostra base militare in Giordania”, ha scritto. “Penso che un accordo con loro non valga la carta su cui è scritto. Abbiamo dato loro molte possibilità”, ha poi rimarcato il presidente Usa intervistato da Fox News, sottolineando che gli iraniani “non si fermano. Sono pazzi e stupidi”. Trump ha anche aggiunto che gli alleati degli Stati Uniti nel Golfo sono stati avvertiti prima dell’ultima ondata di raid aerei.

Sono state udite diverse esplosioni a est di Bandar Abbas, come riporta l’emittente statale iraniana Irib, precisando che più di cinque sono state udite vicino al villaggio di Masan a Qeshm, e altre quattro nello Stretto di Hormuz, sempre a Qeshm. Almeno quattro morti e più di 50 feriti in un attacco nei pressi di Sirik, dove era in corso una festa di matrimonio. Lo hanno affermato i soccorritori della Mezzaluna Rossa iraniana, secondo quanto riporta l’agenzia di stampa Fars. Esplosioni sono state registrate anche nella città di Asluyeh, un importante snodo del gas ed è considerata la capitale del settore energetico iraniano. Anche un aeroporto nel sud dell’Iran, nella provincia di Kerman, è stato preso di mira da un attacco aereo statunitense, secondo quanto riportato dalla televisione di stato iraniana.

Immediata la risposta su ‘X’ di Hossein Mohebi, portavoce dei Pasdaran. “Una punizione severa attende gli aggressori. Gli Stati Uniti si pentiranno dei loro ultimi attacchi“. E secondo quanto riportano i media iraniani, Teheran ha risposto poche ore dopo lanciando attacchi di rappresaglia contro “basi e interessi statunitensi”. Secondo quanto riportato dalla Tasnim, l’agenzia di stampa legata al Corpo delle Guardie Rivoluzionarie Islamiche iraniane, l’esercito iraniano ha lanciato un ”decisivo” attacco missilistico e con droni contro “basi e interessi statunitensi nella regione”. I Pasdaran hanno reso noto anche di avere abbattuto un drone Usa. Secondo le agenzie di stampa iraniane è stata colpita da un missile balistico la base aerea di Muwaffaq al-Salti, in Giordania, che ospita forze statunitensi. La Guida Suprema iraniana, Mojtaba Khamenei, nel suo primo messaggio dopo la nuova escalation con Washington ha invece dichiarato: “Il popolo iraniano e il Fronte di Resistenza daranno lezioni indimenticabili agli Stati Uniti”.

Intanto mentre Wall Street procede in calo, il petrolio accelera con i raid americani target iraniani nello Stretto di Hormuz. Il Dow Jones perde lo 0,77% a 52.770,31 punti, il Nasdaq cede lo 0,89% a 26.133,32 punti mentre lo S&P 500 lascia sul terreno lo 0,65% a 7.636,00 punti. Il petrolio invece corre del 4,54% a New York, sfiorando i 90 dollari al barile. Nel frattempo l’ambasciata statunitense in Israele ha emesso un allarme di sicurezza a seguito delle “tensioni in Medio Oriente” e della possibilità di un’escalation “imprevedibile“. Secondo la dichiarazione, “i cittadini americani attualmente in Medio Oriente dovrebbero esercitare una maggiore vigilanza ed essere consapevoli della possibilità di cancellazioni di voli, chiusure dello spazio aereo e interruzioni dei viaggi“.

Poco prima dell’inizio degli attacchi, il presidente del Parlamento iraniano Mohammad Bagher Ghalibaf, rivolgendosi alla popolazione iraniana in un discorso televisivo – con l’Iran in difficoltà nell’importazione di quantità sufficienti di carburante per soddisfare la domanda a causa del blocco navale statunitense – ha invitato tutti a ridurre i consumi di benzina. “Naturalmente, una parte della responsabilità per questi elevati consumi non ricade sulla popolazione, ma sull’industria. In ogni caso, ciò che è chiaro è che dobbiamo risparmiare benzina nei nostri consumi“, sottolinea spiegando la necessità di “una collaborazione collettiva“: “Se la consumiamo in modo appropriato, possiamo gestire la situazione con la quantità di benzina che produciamo nel Paese”, aggiunge.

Washington ha infatti imposto il blocco dei porti iraniani in risposta alla decisione di Teheran di chiudere lo Stretto di Hormuz. Gli Stati Uniti hanno inoltre annunciato recentemente nuove e ampie sanzioni volte a isolare ulteriormente l’economia iraniana. Negli ultimi giorni, a Teheran sono state osservate lunghe code di veicoli nelle stazioni di servizio. Il vicepresidente iraniano Mohammad Jafar Ghaempanah aveva dichiarato la scorsa settimana che la produzione nazionale di benzina era “insufficiente” e che, “a causa del blocco navale statunitense, non possiamo importarla“. Ghalibaf ha insistito sul fatto che il benessere della popolazione rappresenti oggi una priorità. “In realtà, tutti i nostri sforzi come funzionari dovrebbero essere volti a ridurre la pressione sulla popolazione, affinché ci sia meno malcontento, perché la soddisfazione del popolo è per noi un principio fondamentale“, ha concluso.

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