Questa volta non ci sono le inefficienze dei singoli ospedali o le colpe dei medici: parliamo di un virus influenzale, chiamato h1n1, per numero di casi molto più elevato della pandemia del 2009. E il rimedio ci sarebbe stato: il vaccino. Poi c’è stato un incidente su alcune confezioni sospette, i titoli sui giornali, nessun intervento, se non dopo una settimana, da parte del ministero della Sanità, e le persone a rischio che non si sono vaccinate sono aumentate del 20 per cento. Due persone su dieci che in passato si erano rivolte al medico e che, per paura, non l’hanno fatto. A poco è servito che Bruno Vespa, durante una puntata di Porta a Porta, si facesse il vaccino in diretta. Serviva probabilmente un intervento tempestivo da parte delle autorità. E il risultato è che i pronto soccorso di tutta Italia, da Nord a Sud, in questi giorni sono in tilt. Mancano i posti letto, le ambulanze girano a vuoto e molte persone, quelle meno gravi, che aspettano una media di quattro ore prima di una visita, restano parcheggiate sulle barelle lungo i corridoi perché i reparti sono strapieni. Il personale, ormai ridotto all’osso, è sotto stress e non è più sufficiente per gestire il traffico in emergenza. All’Umberto I di Roma, l’ospedale più grande d’Italia, verso le 12 di ieri c’erano sei ambulanze in fila bloccate all’ingresso. “Gli accessi da un mese non sono mai sotto i cento, l’altra notte sono arrivati a 150 – denuncia Claudio D’Angelo, responsabile aziendale Cisl Fp -. In questo momento ci sono 140 pazienti, di cui 38 in attesa, 57 in trattamento e 42 già trattati che aspettano di essere trasferiti nei reparti”. La media di solito è di 80. Gli infermieri di turno sono soltanto nove. In due devono occuparsi di sei codici rossi. Dall’inizio dell’anno nei pronto soccorso delle grandi città il flusso di pazienti in emergenza è aumentato del 40 per cento.

Al San Carlo di Milano se ne contano 300 ogni giorno. Lo stesso numero, a volte con punte più alte al Cardarelli di Napoli, dove tutte le unità hanno sforato la capienza autorizzata, e in queste ore cento malati stazionano sulle lettighe in attesa di un ricovero decente. Salvatore Siesto, componente della rsu Cgil: “I Nas hanno sequestrato 30 barelle che non erano a norma perché usurate. Nel frattempo mettevamo i pazienti sulle sedie. In questi giorni finalmente ne sono arrivate 75 nuove, con i materassi più spessi e il sostegno per la flebo. Ne hanno ordinate altre 200”. Al Policlinico di Bari gli accessi giornalieri oscillano dai 280 ai 300. Un ritmo insostenibile per la struttura che dalla settimana scorso è stata costretta a bloccare i ricoveri ordinari (rimandabili). Per risolvere l’emergenza spazio il primario del pronto soccorso Francesco Stea è riuscito a raddoppiare i posti letto, da 8 a 16, dell’unità di Osservazione breve intensiva (Obi), dove i pazienti vengono monitorati fino a 48 ore prima di essere dimessi.

Lo stato di caos quotidiano che sta vivendo la nostra sanità ha più cause. Di sicuro ha pesato la vicenda Fluad, il vaccino antinfluenzale ritirato dall’Aifa a novembre per morti sospette (il legame è stato smentito a dicembre dalle analisi di laboratorio). Massimo Clementi, primario del laboratorio di Virologia e Microbiologia dell’ospedale San Raffaele di Milano lancia l’allarme: “C’è stato un calo del 20 per cento dei vaccini. Ma il picco del virus sarà nella seconda metà di febbraio, quindi la gente fa ancora in tempo a vaccinarsi. Il siero fa effetto dopo circa due settimane”.

A portare il sistema sanitario al collasso, però, sono stati soprattutto i tagli. I numeri della crisi li dà la Cgil Fp: dal 2009 al 2013, in concomitanza con il blocco del turn over, si sono persi 23.500 operatori sanitari, di cui 5mila medici. I posti letto si sono ridotti a 1,3 ogni mille abitanti contro una media Ocse del 4,8. Mentre il fondo sanitario si è snellito di 31 miliardi di euro (tenendo conto anche del budget del 2014 e 2015). “Alcuni ospedali rimpiazzano il personale oss (operatori socio-sanitari, ndr) e infermieri dalle cooperative. La risorsa però viene a costare di più all’azienda anche se il suo stipendio è dimezzato” dichiara la segretaria nazionale, Fp Cgil Cecilia Taranto. Il sindacato ha promosso la campagna #prontosoccorsoko con lo slogan “Vi fareste curare da medici e infermieri stressati?”. Questa mattina ci sono stati sit in e flash mob di protesta negli ospedali di tutta Italia.

I casi più gravi arrivano al San Raffaele di Milano, una delle sedici strutture in Italia che fanno parte del circuito “Respira”, la rete di 16 Terapie Intensive coordinata dai professori Antonio Pesenti di Monza e Alberto Zangrillo del San Raffaele, che si occupa di centralizzare i pazienti più gravi e di dare consulenza ai sanitari per quelli che sono gestibili negli ospedali periferici. La rete ha un numero verde (800.821.229) attivo 24/7. “Persone in genere sovrappeso, anziani o cardiopatici”, spiega Zangrillo. “Pazienti che se si fossero vaccinati non sarebbero ora qui in condizioni gravissime, appesi a una macchina. Il deficit c’è stato, l’intervento del ministro Beatrice Lorenzin sulla vicenda Fluad è arrivato tardi, molto tardi. E la nostra paura è che sia solo l’inizio, visto che il picco dell’influenza è previsto tra 15 giorni”.

di Chiara Daina ed Emiliano Liuzzi