Ancora violenze e ancora vittime a Donetsk, roccaforte dei separatisti filorussi in Ucraina, dopo l’attentato del 13 gennaio. Almeno tredici persone sono morte e decine ferite dopo che dei colpi di mortaio hanno centrato una fermata del bus nel quartiere di Leninski. La notizia è stata diffusa dai media russi e da quelli dei ribelli. Ancora nessuna conferma da Kiev.

La tensione tra ribelli ed esercito ucraino era salita già nelle ultime 24 ore, dopo che sei militari di Kiev sono rimasti uccisi nei combattimenti per il controllo dell’aeroporto di Donetsk, mentre altri 16 sono stati fatti prigionieri. I militari di Kiev, come riferisce il ministero della Difesa, sono dovuti indietreggiare di fronte all’avanzata ribelle, con 20 militari che, dopo gli scontri, sono riusciti ad abbandonare il terminal. Lo scalo, ormai completamente distrutto dai bombardamenti, è quindi in mano alle milizie antigovernative che, così, hanno di nuovo in mano uno degli obiettivi simbolo della lotta armata nell’Ucraina dell’est. La conferma della perdita dell’aeroporto arriva anche dal governo di Kiev, dopo che l’agenzia Unian aveva riportato un post Facebook del battaglione di volontari filogovernativi Azov, i quali ammettono la ritirata: “I militari che difendevano l’aeroporto di Donetsk – scrivono – sono stati costretti a lasciare quello che ancora un anno fa era un magnifico aeroporto moderno. L’epopea della difesa eroica dell’aeroporto è durata 242 giorni, cioè più della difesa di Stalingrado e di Mosca durante la guerra patriottica (la Seconda Guerra Mondiale, ndr). Speriamo che passi un po’ di tempo, dopo il quale la bandiera nazionale ucraina torni a sventolare sull’aeroporto”.

Mentre nell’est si combatteva, i ministri degli Esteri di Ucraina, Russia, Germania e Francia si sono incontrati mercoledì a Berlino per sottolineare la “grave preoccupazione” per la recente escalation dei combattimenti che ha ucciso numerosi civili e la necessità di arrivare a una tregua. Lo si legge anche in un comunicato congiunto dei ministri: “Questo – scrivono nella nota – deve finire immediatamente e deve essere ripristinata la calma”. I rappresentanti dei quattro governi hanno chiesto ai gruppi militari di riportare le armi pesanti dietro le linee stabilite nell’accordo di Minsk dello scorso 5 settembre.

Il governo di Kiev e i separatisti filorussi si scambiano accuse reciproche su chi sia il responsabile del bombardamento alla stazione del bus. Gli antigovernativi sostengono di aver già catturato un gruppo di sabotatori sospettati di essere i responsabili della strage che ha ucciso 13 persone a Donetsk. Gli anti-Kiev hanno costretto alcuni prigionieri a marciare per le strade della città, fino al luogo della strage. Gli uomini, di fronte ai corpi senza vita ancora sparsi per la strada, hanno chiesto scusa ma la folla li ha aggrediti gridando “vergogna, non ce ne facciamo niente delle vostre scuse”. Le milizie hanno dovuto scortare via i prigionieri e alcuni di loro sarebbero stati liberati. Il ministero della Difesa ucraino risponde affermando che il luogo dell’accaduto si trova a 15 chilometri dalle postazioni dei militari di Kiev e che i colpi di mortai sarebbero provenuti dalla linea dei ribelli. Il presidente ucraino, Arsenyi Yatseniuk, ha attaccato i “terroristi” ucraini e sostenuto che dietro l’azione ci sia la mano della Russia: “I terroristi – ha dichiarato – hanno commesso oggi di nuovo un atto orribile contro l’umanità. La responsabilità è della Federazione Russa”.

Sul posto sono arrivati gli osservatori dell’Osce per cercare di ricostruire l’accaduto: “Abbiamo inviato un gruppo che potrà valutare la situazione”, ha riferito il portavoce della missione, il canadese Michael Bociurkiw.Intanto, il ministro degli Esteri russo, Serghiei Lavrov, chiede che venga aperta un’indagine, definendo il bombardamento “un reato contro l’umanità” e una “provocazione volta a minare gli sforzi per ottenere una soluzione pacifica della crisi ucraina, in particolare il progresso delineatosi dopo l’incontro in formato Normandia a livello di ministri degli Esteri” a Berlino. Poi si scaglia contro il governo Yatseniuk: “Diventa evidente che le vittime umane non fermano il ‘partito della guerra‘ a Kiev e i suoi protettori stranieri”, ha detto.