È guerra in Lega Pro. Lontano dai riflettori del grande calcio, ma non per questo senza conseguenze per le alte sfere del pallone italiano. A dicembre l’assemblea della Lega, per 18 anni feudo quasi personale di Mario Macalli, non ha approvato il bilancio 2014, di fatto sfiduciando l’attuale dirigenza. Un voto clamoroso che coinvolge anche la Figc e Carlo Tavecchio (di cui Macalli è braccio destro e vicepresidente), costretto a chiedere la trasmissione degli atti ufficiali su quanto accaduto. Dall’altra parte della barricata a guidare la “rivolta” ci sono Francesco Ghirelli, direttore generale licenziato in tronco lo scorso autunno (ha fatto ricorso e chiesto il reintegro), e Gabriele Gravina, ex numero due della Lega, sconfitto alle ultime elezioni nel 2012. Ma Macalli, presidente sfiduciato che nell’ultima riunione ha incassato il voto contrario di ben 45 società, per il momento non ha alcuna intenzione di farsi da parte. E a ilfattoquotidiano.it spiega il perché.

Fino a qualche mese fa in Lega Pro regnava la pace. Lei e Ghirelli avete lavorato insieme per anni, tessendo l’uno le lodi dell’altro. Poi la rottura. Cos’è successo veramente?
Una cosa che capita spesso nella vita: a un certo punto un rapporto, umano e professionale, può anche concludersi. Ma io contro di lui dal punto di vista personale non ho mai detto nulla. Quel feeling che c’era stato negli anni precedenti è venuto meno e il consiglio direttivo ha deciso di interrompere il contratto.

Se il giudice lo reintegrasse, tornerebbe a lavorare con Ghirelli?
Sono uno che rispetta le sentenze. Certo dopo quanto accaduto sarebbe difficile riconciliarsi.

Appunto: è accaduto che la Lega si è spaccata. Cosa comporta la mancata approvazione del bilancio?
Nulla. C’è solo da prendere atto che un rendiconto finanziario non è stato votato dall’assemblea, senza motivazioni. Un bilancio, però, può essere vero o falso, non inadeguato. È chiaramente un problema politico. Ma per questo io dico che nel calcio e nello sport italiano l’istituto della sfiducia non esiste.

La crisi interna può coinvolgere anche la Figc e Carlo Tavecchio?
Per me no, bisognerebbe chiederlo a chi ha architettato tutto ciò e ha chiamato in causa la Federcalcio. Forse sono loro ad avere questo interesse…

Però il presidente federale ha scritto alla Lega, chiedendo la trasmissione degli atti…
La Figc scrive delle lettere, noi rispondiamo. Ma nessuno può imporci di convocare un’assemblea. A ciascuno le sue prerogative: se la Federazione ritiene che non siamo in regola allora utilizzi lo strumento del commissariamento.

Ma lei si sente ancora presidente di una Lega che le ha votato contro?
Io sto al posto dove sono stato messo dai miei club. C’è chi grida al golpe, ma io sono un presidente regolarmente eletto. Sono altri quelli che agiscono contro le regole.

Quali saranno le prossime tappe di questa storia?
La vicenda seguirà il suo corso naturale: ci sono degli organi deputati a decidere sui contenziosi. Intanto il direttivo continua a fare quotidianamente il suo lavoro. Non sminuisco la crisi, ma sono molto tranquillo, convinto che si possa rimediare all’incidente del bilancio non approvato, una volta chiarite le cause.

Quindi non ci sarà nessuna assemblea elettiva?
Certo che ci sarà: nel 2016, quando scade il mandato. Questa è l’unica certezza. Poi uno può anche decidere di farsi da parte, per varie ragioni. Ma dev’essere una scelta propria, o dettata dalle regole. Non da altre manovre.

Fra un mese Macalli sarà ancora il presidente della Lega Pro?
Non ho la sfera di cristallo: è come chiedermi se domani sarò ancora vivo. Può darsi di sì, spero di sì.

Twitter: @lVendemiale