File phot of ECB President Draghi talking to Germany's Chancellor Merkel during European Union leaders summit in BrusselsLa partita a scacchi sul destino dell’Eurozona la stanno attualmente giocando la BCE di Mario Draghi, la Troika e la Bundesbank di Weidmann.

Da qui a capire il momento della deflagrazione dell’Eurozona il passo potrebbe essere davvero breve.

Lo scontro verte sull’utilizzo dell’OMT (Outright Monetary Transactions), che la BCE vuole mettere in campo per sostenere l’acquisto dei titoli di debito pubblico nel mercato secondario (Quantitative Easing), con lo scopo di ridurre i tassi di interesse per le obbligazioni di uno Stato membro che si trova in difficoltà. E’ bene chiarire sin da subito che l’utilizzo dell’OMT è subordinato all’accettazione da parte dello Stato in difficoltà di un programma di finanziamento del MES – cioè della Troika –, ossia il famoso commissariamento che prevede l’obbligo di rispettare rigorose condizionalità (l’agenda politica imposta da tale ente finanziario).

Tutto è iniziato con un ricorso presentato dinanzi alla Corte costituzionale federale tedesca (BverfG) che per la prima volta nella storia rinvia alla Corte di Giustizia Europea (CGE) in via pregiudiziale, in particolare sulla asserita illegittimità dell’OMT rispetto al diritto primario dell’UE. La contestazione verte sostanzialmente su due punti: l’assunzione di atti di politica economica (il rinvio al terzo comma dell’art. 136 del TFUE, a mio parere forzato, ne riparleremo) e la violazione del divieto di finanziamento dei bilanci degli stati membri (art. 123 del TFUE) da parte della BCE.

Così come ho ipotizzato diversi mesi fa, la decisione della Corte di Giustizia Europea potrebbe essere il pretesto politico della Germania per sganciarsi dall’euro, e addirittura per porre fine all’Ue. Per comprendere le strategie in campo bisogna tener conto del recentissimo parere dell’avvocato generale della CGE, Cruz Villalòn, sull’OMT. A suo dire – ma bisognerà pur sempre attendere la decisione definitiva della Corte Europea – lo strumento non convenzionale messo in campo dalla BCE è, in linea di principio, compatibile con le citate norme del TFUE. Cruz esprime dunque un parere contrario rispetto a quello dei tedeschi, afferma cioè che i futuri acquisti della BCE non violano i trattati. Intanto, l’OMT sarà sul tavolo della riunione del board della Banca Europea che si terrà il 22 gennaio.

Ma come, la Corte di Giustizia Europea non si è ancora espressa sulla legittimità dello strumento e la BCE già programma il suo avvio? La risposta a questa domanda consente di far luce sulla straordinaria tattica politica attraverso cui, dietro astrusi tecnicismi, sta avvenendo la negoziazione – più che un vero e proprio conflitto – fra le istituzioni europee e la Germania per il governo di alcuni processi della crisi in atto.

Ad un primo livello di analisi politica sembrerebbe che la decisione della CGE potrebbe rappresentare il pretesto per la Germania di tirarsi fuori dall’Eurozona. I tedeschi hanno già dichiarato che qualora i giudici di Bruxelles diano ragione alla BCE salvando il QE (OMT), potrebbero, in nome della propria sovranità nazionale e della manifesta violazione del diritto europeo, ritirare la propria partecipazione. Se così fosse, dal punto di vista politico, si sarebbe di fronte ad una pesante delegittimazione delle istituzioni europee da parte di uno Stato sovrano. E visto che il potere dell’UE non si regge di certo sulla cessione di sovranità degli Stati membri (che non c’è mai stata, nel senso che è possibile ritirare la propria adesione dai trattati proprio in ragione del fatto che lo Stato è sovrano nel suo territorio), quanto piuttosto sul riconoscimento politico di un certo ruolo, la scelta tedesca potrebbe non soltanto aprire la strada alla deflagrazione immediata dell’Eurozona ma all’uscita di scena dell’UE.

Tuttavia, leggendo con attenzione sia il parere della Corte costituzionale tedesca sia quello dell’avvocato generale della CGE, sembrerebbe che più che in termini di diritto la partita si stia giocando sui commissariamenti dei paesi in difficoltà che ancora resistono ad una simile deriva antidemocratica. Da un lato la Corte tedesca sostiene che l’OMT non violerebbe il diritto dell’Ue soltanto se il supporto della Bce non comprometta le condizionalità imposte dal MES/Troika. A tal fine, proseguono i giudici tedeschi, deve essere escluso il taglio del debito, gli acquisti dei titoli non devono essere illimitati e altre condizioni. Per contro, la Bce ha fatto sapere che l’OMT potrebbe avere queste caratteristiche.

In termini più semplici, la paura dei tedeschi è che il quantitative easing potrebbe consentire agli Stati beneficiari una maggiore autonomia politica, e quindi essere nelle condizioni di rifiutare o non rispettare il commissariamento, o più in generale il “ricatto dei mercati”. D’altra parte la BCE tende ad assicurare che ciò non avverrà, ed in effetti l’OMT è subordinato al rispetto del programma imposto dalla Troika. E’ di questo che si discuterà probabilmente il 22 gennaio al board della BCE: come riuscire ad ottenere questo compromesso.

Cruz, infatti, dal punto di vista teorico salva l’OMT sostenendo che in linea di principio non viola il diritto primario europeo (non credo sia proprio così, ne parleremo), ma sostanzialmente rimanda ad una successiva valutazione che tenga conto del suo concreto utilizzo da parte della BCE.

Se in questo gioco di forze fra stati membri, istituzioni della Ue, mercati/Troika non si riesce a trovare un punto di equilibrio, allora la sentenza della CGE – che esprimerà un parere definitivo sull’OMT –, potrebbe rappresentare, come già detto più volte, il pretesto per la disintegrazione dell’attuale sistema comunitario.

I tempi e l’ordine delle mosse degli attori in campo sembrano confermare una simile ipotesi: prima il parere positivo sull’utilizzo dell’OMT da parte dell’avvocato generale della Corte Europea, poi la riunione della BCE del 22 gennaio in cui si deciderà come e in base a quali regole avviare il QE, ed infine, una volta avviato il programma e verificato il rispetto di tutte le condizioni necessarie per il compromesso, la decisione della CGE, attesa fra qualche mese.