L’Inter si è fermata ad Empoli. Brutti, noiosi e sottoritmo, al Castellani i nerazzurri non vanno oltre uno squallido 0-0 che non aiuta la rincorsa Champions di Roberto Mancini. Merito dei toscani di Sarri, la cui perfetta organizzazione è un banco di prova severo per il “work in progress” del tecnico di Jesi. Un po’ anche demerito dell’Inter, molto più simile alla squadra di Mazzarri che a quella vista nelle ultime due uscite contro Genoa e Juventus. Così i nerazzurri chiudono il girone d’andata a 26 punti: con una proiezione a quota 52, nessuno è mai riuscito ad andare in Europa. Ma più che ai numeri e al futuro, Mancini dovrà pensare a quanto visto in campo: ovvero nulla.

Sulla carta era il più classico dei testacoda. In realtà per l’Inter quella ad Empoli non è stata una trasferta semplice. Perché i nerazzurri non sono così in testa e i toscani lontani dalla coda. E poi anche le big quest’anno avevano faticato al Castellani: vittoria sofferta per Juve e Roma, solo un pareggio per il Milan. L’Inter non ha fatto eccezione: poca pressione, ancor meno fluidità. Si pensa sia un difetto iniziale, durerà per tutti i novanta minuti. Anche perché la palla, almeno nel primo tempo, ce l’ha quasi sempre l’Empoli. Che manovra, senza troppa pericolosità, ma tenendo lontani gli avversari dalla porta. Anzi, col passare dei minuti sono i padroni di casa a prendere terreno e fiducia.

Nella ripresa ti aspetti subito il talento di Shaqiri e Kovacic per svoltare la gara, ma il primo cambio è in difesa ed è obbligato: Andreolli per Ranocchia, uscito per una distorsione al ginocchio. È soprattutto il tridente alle spalle di Icardi (mai innescato, inesistente) a non funzionare. E fra gli ingranaggi il più inceppato pare quello di Hernanes, fuori condizione e fuori posizione sulla fascia. Mancini prova tutte le combinazioni possibili per dare una scossa: invertendo gli esterni, spostando Podolski vicino alla porta e Palacio più largo. Finalmente dopo dieci minuti del secondo tempo inizia la partita anche sul piano delle occasioni: Vidic su calcio d’angolo, poi Pucciarelli due volte in fotocopia a tu per tue con Handanovic. La migliore chance probabilmente è sulla testa di Palacio, fuori di poco da buona posizione. Per qualche minuto è anche un bel match, che entrambe le squadre possono vincere.

Mancini prova a farlo a modo suo, con una mossa a sorpresa: fuori Icardi (davvero vicino ai zero palloni toccati in un’ora) dentro Kovacic, con Palacio a fare la punta. A venti dalla fine scocca anche l’ora dell’atteso nuovo acquisto Shaqiri, con il modulo che passa a un centrocampo a rombo dietro i due attaccanti. Niente, non c’è cambio di tattica o di uomini che scuota l’Inter questa sera. Finisce 0-0, quasi un’abitudine per i padroni di casa, appena un gol nelle ultime cinque partite. Un dato che dovrebbe far riflettere Sarri, come la società dovrebbe farlo sull’esclusione dei “vecchietti” Tavano e Maccarone: ai toscani serve qualcosa davanti per centrare una salvezza tranquilla. Ma ai toscani il pareggio va bene comunque. Non si può dire certo lo stesso per l’Inter, che fa un doppio passo indietro. Sul piano del gioco e dell’identità. E soprattutto in classifica, dove a chi insegue non sono concessi errori. E ad Empoli i nerazzurri hanno sbagliato completamente la partita.

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