Chiariamo subito che non risulta indagato. Ma sul crac da 30 milioni di euro della Multiservizi spa di Castellammare di Stabia, la municipalizzata dei rifiuti munta come una vacca per distrarre fondi finiti nelle tasche dei suoi amici e collaboratori più stretti, ci sono le impronte digitali delle responsabilità politiche di Luigi Bobbio. Ex pm della Dda di Napoli, ex senatore An nella stagione berlusconiana delle leggi ad personam (fu l’autore dell’emendamento cucito ad arte per impedire a Caselli di concorrere alla guida della Procura Nazionale Antimafia), Bobbio nella sua breve e turbolenta stagione da sindaco di Castellammare conclusa con la sfiducia e il commissariamento è stato l’autore delle nomine del management che ha condotto l’azienda pubblica al disastro finanziario. Ed il suo nome compare diverse volte nelle 164 pagine dell’ordinanza di custodia cautelare firmata dal gip di Torre Annunziata Giovanni De Angelis.

Sono riconducibili all’ex parlamentare finiano i quattro arrestati per bancarotta fraudolenta, corruzione e peculato: Monica Baldassarre, nominata da Bobbio amministratore unico il 18 ottobre 2010 e poi direttore generale dal 29 aprile 2011, la ‘padrona’ di fatto della Multiservizi; Franco Rossi, nominato da Bobbio amministratore unico il 28 aprile 2011, la ‘testa di legno’ che il giorno dopo nomina direttore la Baldassarre e si limita a farsi vedere ogni tanto in azienda ed ad allargare le braccia a mò di rassegnazione alle preoccupazioni dei dipendenti; Francesco De Vita, nominato da Bobbio coordinatore tecnico della cabina di regia del Comune con una retribuzione da 168.000 euro annui più lussuosi rimborsi spese (su queste vicende è in corso un processo), che da avvocato esterno in poco più di un anno e mezzo ha spolpato alla Multiservizi 900.000 euro di parcelle mentre il precedente legale si accontentava di 300 euro al mese; Felice Marinelli, docente della Parthenope, nominato da Bobbio come proprio consulente di staff in materia societaria, 50.000 euro di stipendio annuo e altri 150.000 euro di compensi extra per un piano di risanamento di Multiservizi, peraltro mai rinvenuto dai finanzieri della Compagnia di Castellammare nel corso delle indagini. Dopo anni di militanza politica nella destra, Marinelli si era appena reinventato una carriera tra gli arancioni di Napoli: Luigi de Magistris gli ha affidato la presidenza di Napoli Sociale, la partecipata del terzo settore.

Le risultanze dell’inchiesta dei pm di Torre Annunziata Silvio Pavia e Maria Benincasa, nata da una denuncia dell’attuale sindaco Pd Nicola Cuomo, sono il racconto di un saccheggio. C’è la fusione orizzontale con Asm, la partecipata dei trasporti. Serve a mascherare la situazione debitoria. Arriva il nuovo management. Lo sceglie Bobbio, e i beneficiari non sono gente scelta a caso. De Vita è amico e testimone di nozze di Bobbio, Marinelli – lo conferma a verbale – ha condiviso con l’ex sindaco un percorso politico. Multiservizi è un’azienda in difficoltà finanziarie, ma i nuovi amministratori spendono e spandono in consulenze come se non ci fosse un domani. Sono incarichi fittizi, secondo l’accusa. Servono solo a giustificare i bonifici. Per evitare fastidiosi controlli interni, la contabilità viene trasferita in Abruzzo, nei luoghi di origine della Baldassarre. Viene affidata a collaboratori del suo studio professionale. Le scritture contabili del 2011 non consentono di ricostruire i movimenti di affari. Quelle del 2012 spariscono del tutto. E via al vortice di assegni emessi da libretti della Multiservizi e negoziati su conti correnti riconducibili alla Baldassarre. Guadagna 140.000 euro annui di indennità di carica ma i pm contestano a lei e a Rossi, il cui principale merito professionale pare sia quello di essere il compagno di una imprenditrice collegata alla Baldassarre, delle ‘creste’ di oltre 450.000 euro. Non vanno tutti a loro, alcuni rivoli finiscono a terzi, tra cui uno dei più stretti collaboratori di Bobbio, che è indagato per 4 bonifici da 10.000 euro l’uno. L’azienda dei rifiuti viene “spolpata”, dice il procuratore capo Alessandro Pennalisico. Nel febbraio 2014 la sentenza di fallimento. Un anno dopo, scattano le manette.