Ribattezza l’Italicum un “Mattarellum con preferenze” e si presenta con un fac simile della scheda elettorale che sarà ai seggi con la nuova legge elettorale: sarà approvata entro gennaio, assicura il presidente del Consiglio Matteo Renzi. Gli emendamenti non lo preoccupano: “Siamo grandi esperti di canguri” dice riferendosi alla tecnica per accelerare le votazioni alla Camera. E non è preoccupato nemmeno da eventuali clausole di salvaguardia per l’entrata in vigore della legge, “tanto torneremo a votare nel 2018”. La performance più significativa del capo del governo però è sul Quirinale: durante la conferenza stampa di fine anno gli arrivano domande da tutte le parti su nomi, profili, metodi buoni per l’elezione del successore di Giorgio Napolitano. E lui, dopo un po’ di risposte in politichese, non ce la fa più e chiarisce: “C’è un giochino molto divertente, ‘Indovina chi?‘. Era un gioco meraviglioso. Ha il cappello? Porta i baffi? Ha un naso pronunciato? Se volete giocare, fate bene. Nel frattempo posso affrontare dei temi che giudico più” interessanti. “Quando arriverà il momento saremo nelle condizioni di esprimere un nome attorno al quale si coaguli la maggioranza prevista dalla Costituzione e l’affetto degli italiani”. Una cosa, quasi impercettibile, sembra dirla però il segretario del Pd sul profilo del successore. Soprattutto all’estero, ma non solo, spingono molto per figure come i tecnici Mario Draghi e Ignazio Visco. Lui risponde: “Il presidente della Repubblica deve avere i requisiti previsti dalla Costituzione: ha funzioni tipicamente politiche con la ‘p’ maiuscola, anche se nel corso della storia ci sono stati vari presidenti di provenienza” tecnica.

Per Renzi, dunque, “questa legge elettorale è seria e dà governabilità all’Italia”. Anche le obiezioni sulla quota di nominati secondo lui è debole: “Non vedo perché dover negare il diritto avendo comunque un capolista che è un candidato di collegio”. Quindi rinomina l’Italicum come “Mattarellum con preferenze” e assicura che non ci saranno problemi di costituzionalità. E allora squaderna il fac simile di scheda elettorale con il nuovo sistema di voto, su cui compaiono i simboli finti di sette partiti. “L’elettore vota il simbolo e dà la preferenza a un candidato chiaramente riconoscibile”, spiega. “Immaginiamo di approvare” la legge elettorale al Senato “entro gennaio e poi tornare in tempi rapidi alla Camera” ha ribadito Renzi. E a chi gli fa notare il rischio che vengano ripresentati in Aula gli oltre 15mila emendamenti, risponde: “Siamo grandi esperti di ‘canguri'”, la tecnica per tagliare le votazioni. Quanto alla mole di emendamenti di Roberto Calderoli il capo del governo ironizza sul vicepresidente del Senato: “E’ un autorevole esperto di legge elettorale, l’ultima che ha fatto si chiama ‘porcata’. Se a questo giro si riposa un po’ va bene lo stesso”. E per la clausola di salvaguardia per evitare le elezioni anticipate “se qualcuno vuole mettere la clausola nel 2016, siamo pronti a discutere ma prima facciamo la legge. Discuterne prima sembra che non ci sia intenzione di fare la legge. Disponibilità ma c’è un limite a tutto”. Per dirla meglio: “A me conviene sempre di tentare di andare alle elezioni ma all’Italia no, non conviene”.

Renzi mostra ottimismo ancora una volta anche sull’elezione del presidente della Repubblica. “Se e quando Napolitano deciderà di lasciare avrà il diritto anzi il dovere da parte nostra di ricevere un grazie. Fino a quel momento ogni discussione è vana, da quel momento siamo nelle condizioni di poter individuare un successore”. Per il presidente del Consiglio “i partiti si confronteranno sul metodo necessario e sicuramente troveremo tutti insieme la forza per eleggere un Presidente della Repubblica che rispetti non gli aggettivi dei media, spesso interessanti e intriganti ma che lasciano il tempo che trovano, ma che faccia quello che deve sulla base della Costituzione”. E sull’ipotesi che Forza Italia possa togliere il veto su Romano Prodi per arrivare a un processo di “pacificazione nazionale” Renzi risponde di non essere “in condizione di rispondere, sui rapporti tra Prodi e Berlusconi lei pare più informata di me” ha detto rivolgendosi alla cronista che aveva posto la domanda. Certo, dice, “Berlusconi è stato decisivo nel 1999 e nel 2013 – aggiunge – Diverso fu nel 2006, quando Forza Italia votò scheda bianca ma potrei sbagliare. E’ del tutto fisiologico, normale e naturale che Fi possa stare (senza diritto di veto che non ha nessuno, neanche il Pd) al tavolo per l’elezione del presidente della Repubblica con il suo capo Berlusconi, che non voto né io nè lei, ma qualche milione di italiani”. D’altra parte “se qualcuno pensa che esista Forza Italia senza Berlusconi, auguri. E’ un’ipotesi che non può venire in mente neppure ai teorici del girotondismo più puro”.