Dopo la lettera, a firma di più femministe, contro le professioniste del vittimismo, e dopo il mio post in cui affronto alcuni degli argomenti di cui tali professioniste si servono per richiamare entro il branco le donne, paventando un grande pericolo che arriverebbe dall’esterno, si sono sollevate tante voci che rimarrebbero altrimenti disoccupate. A nulla vale il fatto che gli si spiega, con gentilezza, ricavandone fior di insulti, che il pericolo non è la fantomatica “lobby” dei disperati che bestemmiano sul web quanto le decisioni assunte in sede di governo, con l’aiuto di chi quel governo lo supporta, che ci riguardano da vicino e che sono talmente lontane dalla realtà che perfino i Centri Antiviolenza hanno detto Basta!

Vi racconto una storia, accaduta in un posto X del mondo e che mi è stata riferita in questi giorni. Non è l’Italia. E’ un altro paese europeo. C’è una tale signora che sfrutta il brand e decide di dedicarsi alla lotta per i diritti delle donne. Riceve qualche finanziamento per organizzare delle iniziative, le danno anche una stanza con una linea telefonica per tentare di intercettare le emergenze e quando gli enti e le polizie locali dicono che il fenomeno della violenza sulle donne è in calo, i soldi sono pochi, per cui si delega l’attività di soccorso al luogo più grande che già esisteva in città, la signora tira fuori la questione del sommerso, dice che le donne denunciano meno ma la violenza è in aumento, tira fuori cifre non veritiere ipotizzando vittime anche dove le vittime non ci sono. Per esempio, calcola che le vittime di tratta, giusto per fare un esempio, sarebbero esattamente coincidenti con il numero di donne immigrate atterrate in quella terra in maniera non legale. Traduce la clandestinità con lo sfruttamento e quando qualcuno le chiede se per caso, per violenza, intenda anche il fenomeno del badantaggio lei dice no, in quel caso le donne stanno bene.

In poche parole a quella donna, che si era servita del tema in questione per ricavarne un po’ di protagonismo e anche un’occupazione, furono sottratti i fondi e dovette chiudere lo sportello. Pare che abbia intenzione di scrivere un libro basato sul sentito dire e che vorrebbe proporre all’amministrazione locale un progetto per una campagna antiviolenza da fare girare per le scuole.

Questo ovviamente è un episodio raro, perché la maggior parte delle donne che si occupano di queste cose sono ben intenzionate, coraggiose e generose per il tempo dedicato ad una causa che non gli rende proprio nulla. Ma nelle situazioni povere, comunque, può risiedere, a volte, una sorta di chiave per la gloria. Se parli degli uomini cattivi le donne si riuniranno attorno a te, tu indicherai la linea e poi indicherai, volendo, anche i nemici o le nemiche da linciare che farebbero un danno alla causa. Come in ogni religione che si rispetti il sacerdote o la sacerdotessa non accettano critiche, elencano soltanto elementi che legittimano la loro posizione e laddove un dubbio viene posto in senso laico intravedono le vestigia del diavolo che fa capolino sulla schiena della persona che il dubbio lo pone. In questo momento, perciò, chi parla di violenza sulle donne in maniera razionale ed equilibrata, non è solo Eretic@, è il diavolo in persona, ed è un diavolo che, nell’ordine, rischia di far perdere consenso a chi su quel consenso campa per mera gratificazione personale, per aizzare fobie o per ricavarne altri vantaggi vari ed eventuali che non sarebbero tali se solo si ragionasse della questione lucidamente.

Allora vorrei finire il 2014 con delle indicazioni chiare. Circa le donne, il commercio di corpi, morti, di donne, sulla cui pelle sovente si specula, quando le sopravvissute vengono sepolte da chilometri di vittimismo e dunque restano fisse in quello che diventa uno status, l’unico possibile per ottenere un riconoscimento sociale. Allo stesso tempo si tesse la tela che riporta indietro le donne forti, autodeterminate, che scendono in piazza e si ribellano senza chiedere tutela a nessun cavaliere con la spada scintillante, e quelle donne vengono descritte come delinquenti, criminali, streghe, Eretiche.

Delle donne si raccontano i lividi ma non si racconta la fragilità economica, il livello di dipendenza che le porta a dover restare in casa con un uomo che non amano più o che le picchia. Delle donne non si racconta la libera scelta, autodeterminata, quando chiedono la contraccezione, l’aborto, la libertà di poter gestire il proprio corpo come vogliono, nella sessualità, nelle professioni, senza che le altre, moraliste, quelle che dicono di volerle salvare, consegnino uno stigma negativo e distribuiscono lettere scarlatte.

Fateci caso, a quel che è il verbo delle vittimiste. Odiano le donne che non si dichiarano vittime, sputano sentenze offensive su quelle che non condividono il loro verbo, maschiliste, zoccole del patriarcato, pagate dalla maschilisti s.p.a, possedute dal diavolo, e quando evangelizzano le altre praticano esorcismi, individuali e collettivi. Il mantra offende quell@ che non ha recitato la preghiera punto per punto, su chi non è d’accordo, su chi scrive un post che rintraccia altri argomenti, sulle persone scettiche, sui non credenti, sulle Eretiche, e tra un tribunale dell’inquisizione e l’altro si limitano pezzi di libertà, si offende l’intelligenza di tante persone e, soprattutto, si reclutano altre persone con i forconi virtuali in mano affinché compiano altre ronde antisessiste per rintracciare ulteriori crimini sui quali scrivere fiumi di pedanti parole.

A me basta una cosa per non essere d’accordo con costoro: so cosa vuol dire “violenza di genere”, l’ho subita, come tante tra voi, non mi consegno a nessun@ per fare da fenomeno da baraccone di chissà chi e non descrivo il mondo guardandolo da una tastiera o dall’alto della mia splendida carriera di informatrice sugli orrori del mondo. Quello che descrivo è il mondo reale.

Dunque: solo nel condominio dove io vivo c’è una famiglia in cui lui è disoccupato, lei precaria, due figli e vivono a casa della “nonna” pensionata. Litigano perché sono ammassati e non perché si vogliono male. C’è una coppia di anziani signori che hanno una pensione minima. Tra poco subiranno uno sfratto. C’è una famiglia di migranti, con regolare permesso di soggiorno, che deve rispedire i figli nel paese di provenienza perché non ce la fanno a mantenerli. C’è la signora dell’ultimo piano che ospita il figlio di 47 anni, disoccupato, con due tentativi di suicidio all’attivo. C’è la ragazza di belle speranze che ha un compagno che fa su e giù da un’altra città, perché qui non c’è lavoro per nessuno, e lei lo aspetta e immagina, un giorno, di poter diventare “qualcuno”. E’ intelligente, competente, disillusa. La prossima volta che da qui passa un casting per un reality ha detto che partecipa perché deve pur campare. Dunque, per queste e altre situazioni del genere, le signore antiviolenza, che tipo di soluzioni hanno?

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