La discussione sulla violenza occupa tanto spazio su media, blog, social forum, e tanta parte di quel confronto riguarda la tipologia di violenza della quale intendiamo occuparci. C’è chi ne parla in modo equilibrato e chi ha bisogno di evocare mostri per terrorizzare il mondo con fantasiose riscostruzioni su fantomatiche organizzazioni violente aventi come unico scopo quello di annientare le donne. Il tema principale che sembra interessare è la rappresentazione del “sesso” della violenza. E’ importante, per chi del vittimismo fa una professione, evocare una pericolosità attribuita ad una categoria di persone. Come se io dicessi che tutti i rom sono cattivi o che tutti i neri sono strupratori. Ad essere giudicati violenti a priori, sin dalla nascita, per Dna, per caratteristiche innate e “naturali”, sarebbero gli uomini. “La violenza è maschile”, dicono alcune femministe e a loro fanno eco i paternalisti che le difendono strenuamente.

donne

Ed ecco venir fuori la narrazione di una serie di stereotipi sessisti che più sessisti non ce n’è. Il maschio è predatore e la donna è preda. L’uomo è cacciatore è la donna è vittima. Il maschio ha un’indole guerrafondaia e violenta e la donna è un angelo. Lui è l’orco e lei la principessa. Lui non soffre mai e lei invece è tanto sensibile. Lui ha la Y e lei deve fare attenzione a non introiettare e a non farsi contagiare dalla violenza del maschio.

A questi ragionamenti qualcuna risponderebbe dicendo che “ci avete prolassato l’utero“. Io rispondo dicendo che qualcun@ ha confuso la violenza di genere con il genere della violenza. La violenza di genere non è relativa al genere che pratica la violenza ma alla tipologia di violenza esercitata su persone che vengono abusate perché a loro vengono imposti stereotipi di genere. La violenza di genere riguarda le donne, gli uomini, gay, lesbiche, trans ed è qui che crolla miseramente una elaborazione che da sempre è stata funzionale ad una serie di costruzioni simboliche perfettamente funzionali al patriarcato.

Dire che la violenza è maschile significa che come unica soluzione preventiva dobbiamo pensare allo sterminio dei maschi. Questa sarebbe l’unica soluzione per tenere in salvo le povere donne indifese. Dire che il maschio ha un’indole violenta significa dare ragione ai patriarchi e ai maschilisti che spiegano come le donne dovrebbero tenere conto della diversa natura degli uomini e dunque dovrebbero evitare di provocarli, con le minigonne o con ragionamenti troppo arguti. Tenete a freno sensualità e intelligenza, donne, perché altrimenti l’orco dietro l’angolo vi farà del male.

A dimostrazione della teoria secondo la quale la violenza sarebbe “maschile” torna, sovente, la matematica delle statistiche. Le donne vengono uccise, per ragioni inerenti il loro genere, più che gli uomini. Gli uomini sarebbero pericolosi in generale, per le donne e tutti i familiari e poco conta se i numeri dicono che ad uccidere i figli sono più le donne che gli uomini. L’indole maschia è da tenere a freno, perciò, ad esempio, nei paesi anglosassoni si può vedere uno scontro tra femministe queer e intersezionali e Terf, femministe radicali trans escludenti che dicono che le trans sarebbero intruse, anzi, infiltrati tra le femministe allo scopo di introdurre misoginia e cose del genere.

In Italia, per spiegare la pericolosità del maschio, oltre a esporre fanaticamente sul tavolo cadaveri squarciati e tutto l’alfabeto dell’ideologia vittimaria, alcune si servono della presunta pericolosità rappresentata, secondo il loro punto di vista, da una fantomatica “lobby” dei padri separati. Violenti, misogini, e tutto il peggio che di loro si può pensare, vengono accomunati alla somma di trollaggi e interventi sparsi di alcune tipologie maschili online che insistono su alcuni argomenti in particolare. Le femministe cattive, i padri tutti vittime, la legislazione sarebbe decisa all’insegna dell’odio contro gli uomini.

Per “lobby”, giusto per capirci, si intende, in italiano, quella somma di organizzazioni, associazioni, e varie che fanno da gruppo propositore di pressione in sede istituzionale per ottenere leggi che li rappresentino. Una lobby, peraltro molto potente, è quella di donne associate che chiedono leggi a tutela delle donne, per esempio. Della lobby dei padri, per quel che ne so, è visibile una rete di associazioni in costante disaccordo tra di loro, ciascuna delle quali sopravvive in virtù del volontariato di alcune persone e che si occupano della povertà di uomini che sono finiti sul lastrico, a dormire in macchina e lontani dagli affetti, dopo una separazione.

La maggior parte di loro non ha la possibilità di entrare in rete e sputare sentenze perché troppo poveri e incasinati per farlo e per il resto, in relazione alla loro presunta pericolosità, io per prima analizzai, tempo fa, il linguaggio di chi sentiva l’esigenza di rappresentare quella parte d’umanità e dopo tanto analizzare ebbi la neppure tanto geniale idea di andare a scoprire cosa ci fosse dietro il linguaggio a volte violento, insultante, sessista. Sono talmente “potenti” che non hanno una strategia di comunicazione comune. Sarebbero talmente pericolosi per le donne che da tempo tentano di fare passare un paio di modifiche a proposito di affido condiviso e mantenimento diretto e tutto il mondo gli dice nada, niet, andate a quel paese, siete brutti, sporchi e cattivi e non ci interessa nulla di voi. Sono persone che hanno scoperto di avere qualcosa in comune e spesso non hanno alcuna connotazione politica o molte volte li vedi di sinistra ma dalla sinistra non ricevono alcun ascolto.

Dunque, il fantasma di questa fantomatica lobby serve a dire che effettivamente gli uomini sono molto cattivi e qualunque persona che sta lì a vittimizzare se stess@ oltre che tutte le donne, ha dunque ragione di motivare il suo pietoso lamento antiviolenza.

Quel che io credo è che la violenza di genere, spesso, derivi da una cultura piena di pregiudizi e non si può smontare la misoginia con l’indifferenziata istigazione all’odio contro gli uomini. Non si può per esempio, istigare alla fobia contro tutti i padri, raccontando che chiunque voglia ottenere l’affido dei figli non lo fa perché quei figli li ama ma solo perché molto cattivo con le donne. Perché anche questo è sessismo.

In sintesi, perciò, concludo. La violenza è “maschile”? Risposta: No!