Oggi, il Dipartimento alle Pari Opportunità, apre la Consultazione pubblica del piano straordinario contro la violenza sessuale e di genere che durerà per un mesetto circa, vacanze di Natale incluse (grazie per lo spazio natalizio alla questione). Nella pagina si trova il testo diviso in più punti con la possibilità di dare un voto (che a me pare l’unica cosa che desiderano ottenere) che definisca il consenso sociale ad essi dedicato. A margine c’è uno spazio per offrire suggerimenti e liberi pensieri che io dubito saranno presi in considerazione. Tenuto conto, poi, che prima di questa azione di trasparenza ci sono stati tavoli, incontri, ai quali hanno partecipato esperti ed associazioni che si occupano di questo e tenuto conto anche del fatto che da quei tavoli i Centri Antiviolenza sono usciti parecchio delusi, a tal punto da diffondere un comunicato in cui scrivono: “D.i.Re prende le distanze dai documenti elaborati dai Tavoli di lavoro della task force interministeriale contro la violenza alle donne” e sottolineano come siano preoccupate dell’approccio securitario del piano soprattutto in relazione al Percorso Rosa che negli ospedali mette le donne in condizioni di non rivelare la fonte dei lividi vari ed eventuali. Tenuto conto del fatto che mi pare che il governo non abbia accolto i suggerimenti dei Centri Antiviolenza, perché mai dovremmo credere che li accoglierà da tutte noi?

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Giusto per ragionare di quel che già il governo ha messo in atto: costruire, per esempio, un percorso obbligato che dal pronto soccorso ti porta dritto alla denuncia, e parlo del Percorso Rosa, senza che sia richiesto un intervento da parte delle operatrici dei centri antiviolenza che giammai farebbero una forzatura in tal senso, è il modo migliore per indurre all’omertà. Ma di questo si può riparlare. Al momento mi preme definire il fatto che questo governo, e quello passato, aventi lo stesso ministro dell’Interno e la stessa specialista in Violenza di Genere, giocano a decidere sulla pelle delle donne senza coinvolgerle nel tempo in cui sarebbe opportuno farlo. Già escluse, salvo le filoistituzionali e filogovernative, dalla composizione della proposta di legge sul femminicidio. Del disastro di quella legge, buona per legittimare la repressione e meno buona a prevenire i delitti, siamo stat* testimoni tutt*.

Le donne continuano a morire e l’uso della parola “femminicidio” diventa l’alibi per evitare di prestare attenzione ad altre violenze con connotazione di genere. Uomini, gay, trans, vengono ignorati nella loro istanza a richiesta di strumenti di prevenzione all’omofobia e alla uccisione di persone per motivi inerenti la cultura del possesso. Le sex workers vengono ignorate perché non si considerano risorse buone per gestire il lavoro di cura. La parola “femminicidio” è diventata l’alibi per costringere le donne nel ruolo di mogli e madri, giacché queste sono le figure che vengono nominate. E’ il welfare, così composto, che richiede che le donne restino vive solo in quanto mogli e madri. E’ il loro lavoro di cura gratuito che serve tutelare. Del resto ce ne freghiamo.

La legge sul femminicidio ha lo stesso impianto paternalista che ha il Percorso Rosa e questa impostazione riguarderà, temo, anche questo Piano straordinario per il quale si dichiara di accettare un contributo.

Quel che mi viene spontaneo dire, con tutta la delicatezza possibile, è che a me, l’invito a partecipare alla Consultazione, sembra una presa in giro. Il piano è bello e fatto e solo chi vorrà preoccuparsi della propria causa durante le vacanze di Natale, quando dovrebbe, forse, riposare o quando si lavora più che in altri mesi dell’anno, riuscirà a spedire un paio di parole o una frase condita perfino di predicato verbale e complementi. Ma è davvero questo quello che serve alle donne? Una operazione di immagine in cui si finge, così almeno io penso, di interessarsi alla voce delle donne, quando in realtà si vuole ottenere legittimazione per un Piano che è già costruito negli intenti e nelle decisioni messe in atto?

Ebbene no, io quella legittimazione non gliela do. Quel Piano straordinario non piace ai Centri Antiviolenza e figuriamoci se piace a me. Dunque io non parteciperò a queste Consultazioni. E voi?