Siamo sicuri che più analisi facciamo, più godiamo di buona salute? Presi dall’istinto di sopravvivenza, siamo convinti che sia così. Ma Slow Medicine ci mette in guardia. L’associazione di medici, operatori sanitari e cittadini nata nel 2011 sulla scorta di Slow food, porta avanti l’idea di un sistema di cura più sobrio, mirato al tipo di paziente, più sostenibile per il Sistema sanitario nazionale e l’ambiente. “Troppo spesso si fanno esami in eccesso. È solo spreco di tempo e denaro – sottolinea Sandra Vernero, medico anestesista, oggi nella direzione generale Ausl Bologna, e cofondatrice di Slow Medicine -. Alcuni, se inappropriati, possono provocare danni alla salute. Oppure danno luogo a falsi positivi, agitando inutilmente la persona, o sovradiagnosi, cioè piccole anomalie che il nostro organismo risolve da sè”.

Da qui nasce il progetto “Fare di più non significa fare meglio”, a cui ha aderito anche la Federazione nazionale degli ordini dei medici (Fnomceo), che si ispira a quello americano “Choosing wisely” (promosso dalla Abim Foundation, ente no profit americano che promuove una sanità più equa). “Lo scopo è dimostrare ai cittadini che la vera prevenzione è nello stile di vita – dichiara Vernero -. E far capire ai medici che dovrebbero dedicare più tempo al colloquio con i pazienti perché solo con una medicina partecipativa si combatte quella difensiva, praticata nella maggior parte dei casi per mettersi al riparo da eventuali denunce e affinché negli ospedali non si guardi solo al numero di visite ma anche alla qualità delle prestazioni”. Ogni associazione di medici specialistici è chiamata a fare il punto sulle pratiche a rischio di inappropriatezza sul sito Slowmedicine.it. La Società italiana di radiologia medica, per esempio, ha valutato che il 44 per cento di tutti gli esami radiologici è inadeguato, e può quindi essere evitato senza rischi per il paziente. “Non eseguire la risonanza magnetica del Rachide lombosacrale in caso di lombalgia nelle prime sei settimane in assenza di segni o sintomi di allarme” è la prima regola che gli esperti ricordano. “L’esame – si legge – viene prescritto abitualmente al primo mal di schiena o sciatalgia, spesso in assenza di un trattamento conservativo fisico e medico”. Poi: evitare la risonanza magnetica del ginocchio “in caso di dolore acuto da trauma o di dolore cronico”. Perché? “Nelle prime quattro/sei settimane nel dolore acuto da trauma o nei primi mesi nel dolore cronico, non modifica l’approccio terapeutico ma può portare alla scoperta di reperti incidentali, a ulteriori esami e a interventi chirurgici non necessari e rappresenta un costo elevato per la collettività”. Così come sarebbe meglio escludere radiografie di routine del cranio in caso di trauma cranico lieve: “La radiografia del cranio può identificare fratture che sono associate a un aumentato rischio di sanguinamento intracranico, ma non lo identifica”. Al suo posto si consiglia una Tac “per l’individuazione di lesioni di immediata importanza clinica”.

Sono già online le best practice secondo l’associazione italiana di Dietetica e nutrizione clinica. Quelle suggerite dagli esperti in radiologica oncologica, dai cardiologi, dagli allergologi e dagli infermieri. Le schede presentano un linguaggio tecnico e si rivolgono più che altro a medici e personale sanitario. La versione per i cittadini è stata curata da Altroconsumo, la principale associazione di consumatori italiana, che partecipa al progetto di Slow Medicine. A disposizione consigli utili sulla somministrazione degli antibiotici, degli antiinfiammatori, ma anche sull’insonnia, sulla radiografia al torace, mal di schiena e bruciori di stomaco. Il portale è un cantiere aperto. Nel tempo verrà aggiunto altro materiale. Cosa possiamo imparare? Che l’antibiotico, per esempio, è inutile per le malattie causate da virus, come raffreddore, mal di gola, influenza invernale, e che va preso contro le infezioni di origine batterica.

Slow medicine si è schierata contro “Nativity”, l’iniziativa promossa dalla Fondazione pediatria e famiglia con il patrocinio del ministero della Salute, durante la quale vengono offerte visite specialistiche gratuite ai bambini. Due edizioni, la prima a Roma nel 2013: oltre 12mila presenze e 1800 consulti pediatrici . La seconda a Lamezia Terme nel maggio scorso. La Federazione italiana medici pediatri esprime forti perplessità. “In pratica – scrive in un comunicato il presidente Giampietro Chiamenti – bypassa il referente istituzionale del bambino, che è il pediatra di famiglia, con un’offerta spot di prestazione individuale accessoria da parte di qualsivoglia pediatra, contribuendo a rafforzare il fenomeno, già noto e molto abusato nel nostro paese, del ‘consumismo’ sanitario responsabile di un aumento dei costi senza reali benefici per i cittadini”. Per il ministro della Salute Beatrice Lorenzin, al contrario, un evento del genere serve a fare prevenzione e risponde all’esigenza “di corretta informazione da parte delle famiglie che sono sempre più sole”. Cosa vuol dire poi se a ottobre la Regione Calabria, a distanza di cinque mesi, non aveva ancora erogato il finanziamento promesso agli organizzatori di Nativity, che per questo motivo l’hanno citata in giudizio.