Il fiume di denaro stanziato per bonificare le discariche abbandonate nel Parco Nazionale del Vesuvio e uno dei litorali più inquinati d’Italia si è prosciugato. Perso, smarrito. I finanziamenti, incanalati chissà dove. Quasi 6 milioni di euro sono fermi da 8 anni, inutilizzati per un palleggio di competenze. Mentre i rifiuti restano a fermentare e finiscono per seppellire anche i ritrovamenti archeologici. Ed allora c’è poco da meravigliarsi se la Corte di Giustizia Europea condanna l’Italia a una sanzione pecuniaria di oltre 40 milioni di euro per ogni ulteriore semestre di ritardo nell’attuazione delle direttive dell’Ue sui rifiuti pericolosi e le discariche, ricordando che la chiusura o la semplice copertura di uno sversatoio con terra e detriti è troppo poco per adempiere all’obbligo di mettersi in riga con l’Europa.

L’impietosa fotografia scattata nei dati di un’interrogazione parlamentare del M5S, ancora inedita, che ilfattoquotidiano.it ha potuto visionare, riassume in quattro pagine più di dieci anni di disastri ambientali all’ombra del Vesuvio. Luoghi dove, unico caso al mondo, sono state aperte discariche autorizzate all’interno di un parco naturale protetto e nel 2010 stava per essere inaugurata quella più grande d’Europa, Cava Vitiello, fermata dopo una rivolta di popolo sfociata in scontri contro le forze dell’ordine inviate dal governo Berlusconi, commissario straordinario Guido Bertolaso.

Erano gli anni dell’emergenza spazzatura in Campania. Si andò poco per il sottile. I danni sono ancora visibili, tra i due ex sversatoi di Cava Sari ma anche nei quintali di monnezza depositata di nascosto e ovunque: nelle pinete, tra i sentieri, a cielo aperto. Nei sacchi neri c’è di tutto, pure l’amianto. “Eppure le risorse per bonificare ci sarebbero” afferma il deputato grillino Luigi Gallo, firmatario dell’interrogazione che chiede che fine abbiano fatto 5 milioni e 712mila euro stanziati con un decreto ministeriale del novembre 2006 per il risanamento ambientale del “litorale vesuviano” dove ricadono i 13 comuni del Parco e rimasti in un cassetto.

Fondi che fanno parte di quasi 7 milioni stanziati, dei quali in otto anni ne è stato speso uno solo. “Le risorse ci sarebbero – prosegue Gallo – ma si perdono nel districato groviglio di competenze amministrative sulla gestione del Parco del Vesuvio e dei suoi gravissimi problemi ambientali, che genera discordanze e conflitti tra il Commissariato di Governo, la Regione Campania, i Comuni, l’Agenzia Regionale per l’Ambiente, l’Ente Parco e la Soprintendenza Archeologica. L’esempio più lampante è negli ingenti fondi messi a disposizione per la bonifica di Cava Ranieri a Terzigno, dove sono state individuate ville romane rustiche risalenti al primo secolo avanti Cristo: nonostante l’impegno ufficiale di rimettere in pristino il sito dopo un anno dalla sua istituzione, avvenuta nel 2000, ancora oggi nessuna bonifica è stata realizzata e questo, come altre centinaia di siti di stoccaggio più o meno esistenti nel Parco, versa anch’esso in una condizione di degrado incipiente”.

Gallo annuncia che il M5S ha messo in cantiere un disegno di legge per snellire le procedure con l’aiuto di alcuni consulenti del territorio napoletano che si sono fatti le ossa negli anni dell’emergenza rifiuti. “Purtroppo l’Ente Parco in questi anni è rimasto inerte” commenta il parlamentare. Anche perché nel frattempo veniva declassato da sito di interesse nazionale a sito di interesse regionale. E’ accaduto nel 2012. In che stato sia, lo testimoniano le foto.