Come capita spesso per le inchieste italiane su corruzione e mafia di spessore i giornali internazionali non si lasciano scappare l’occasione per riportare e criticare. Questa volta è il New York Times con la sua corrispondente Elisabetta Povoledo a riportare l’inchiesta di Mafia Capitale e a criticare. “Virtualmente, non c’è angolo dell’Italia che sia immune dall’infiltrazione criminale” è la riflessione dell’articolo nell’edizione internazionale.

“Perfino per un Paese in cui la corruzione è data per scontata nella vita quotidiana le rivelazioni hanno sbalordito i cittadini”, anche perché ragiona la reporter quella sulla mafia a Roma “solleva nuove domande circa la capacità dell’Italia di riformarsi e soddisfare le richieste di una responsabilità di bilancio fatte dai suoi partner dell’Eurozona”. E il giornale non ha dubbi: “La diffusa e incontrollata corruzione di fondi pubblici rivelata dall’inchiesta è un esempio della situazione che ha portato il debito pubblico dell’Italia ad uno dei livelli più alti in Italia”.

La riflessione si allarga anche alla diffusione della criminalità organizzata “solitamente associate alle regioni del Sud”, ma “da anni le i gruppi mafiosi stanno ‘migrando’ al Nord come diverse inchieste dimostrano”, non ultima quella che ha riguardato gli arresti in Umbria. Il reportage si completa anche con le dichiarazioni di alcuni giornalisti italiani e dell’ex magistrato Giancarlo De Cataldo, autore del bestseller Romanzo Criminale che ricorda come “gli affari criminali a Roma esistono sin dai tempi dei Cesari”. La giornalista nel lungo articolo ricorda anche il rapporto pubblicato da Transparency International in cui l’Italia si colloca tra le peggiori in Europa condividendo il 69° posto con la Grecia , la Bulgaria e la Romania e il 174° posto tra u paesi di tutto il mondo sulla scala di percezione della corruzione del settore pubblico.

La Povoledo rimarca soprattutto la questione dell’emergenza immigrati, considerato da Salvatore Buzzi un business molto più remunerativo del traffico di droga e la figura di Luca Odevaine, definito “un amministratore di alto livello che sedeva nel consiglio nazionale che sovrintende l’emergenza immigrati”. L’apertura del pezzo è però dedicata alla figura di Massimo Carminati e l’intercettazione su come muoversi per trattare e infiltrare la nuova giunta subito dopo le elezioni che hanno portato Ignazio Marino sulla poltrona di Gianni Alemanno, indagato per associazione a delinquere di stampo mafioso.