Pur di non pagare le tasse, Amazon non farà più spedizioni dei suoi prodotti nella Repubblica di San Marino. La decisione, come scrive il sito dell’emittente di Stato San Marino Rtv, è arrivata dopo il ritiro di tre bancali di merce da parte di agenti della Polizia civile. Alla base del sequestro e della scelta di abbandonare il Titano, il fatto che Amazon spedisse in Repubblica in esenzione di monofase (un’imposta sulle importazioni del 17% equivalente all’italiana Iva): alla richiesta di adeguamento alle normative sammarinesi, Amazon ha ritirato i pacchi sottoposti a sequestro e provveduto a rimborsare delle spese tutti coloro ai quali la merce non è stata consegnata. E poi ha deciso di fermare tutte le spedizioni sul territorio.

Il 10 dicembre scorso c’era stato il sequestro cautelare della merce, sulla quale non era stata versata la monofase, eseguito in autonomia dall’ufficio Tributario che dipende dalla segreteria di Stato alle Finanze. “In questi ultimi mesi – hanno spiegato dal ministero alle Finanze sammarinese – ci sono stati diversi contatti tra San Marino e gli uffici legali di Amazon in Lussemburgo. Abbiamo fatto presente alla multinazionale che anche a San Marino le imposte vanno versate al momento dell’importazione. Il versamento può essere fatto dal venditore, in questo caso da Amazon, oppure dal corriere che consegna la merce in Repubblica”. La risposta di Amazon però, nonostante i solleciti della segreteria alle Finanze, è stata ritenuta “evasiva” e la piccola Repubblica ha deciso di prendere provvedimenti contro il colosso applicando alla lettera le misure previste dalla legge sulla monofase, ossia sequestro e eventuale multa.

La severità con la quale è intervenuto d’autorità l’ufficio tributario sammarinese, coordinandosi con la segreteria, sarebbe giustifica sia dalle numerose segnalazioni dei commercianti, schiacciati dalle offerte di un colosso internazionale ‘esente’ dalla monofase, sia dal sospetto che qualcuno pur di risparmiare un po’ si stesse approfittando del differenziale fiscale sammarinese. Le autorità hanno avuto il sospetto che ad ordinare tutta quella merce, non fossero solo cittadini sammarinesi, ma anche italiani, residenti nel circondario, che per risparmiare l’Iva hanno fatto recapitare gli acquisti, pagati in anticipo, a San Marino.