Ieri, sul web, è successo un piccolo miracolo: una replica della vecchia storia di Davide contro Golia. Matteo Salvini, l’astro nascente della destra, ha attaccato un oscuro professore, tal Mauro Barberis, che aveva osato sbertucciarlo sul Fatto per la ben nota provocazione del presepe. Informato sommariamente da qualche portaborse, il leader leghista ha creduto di poter liquidare l’oscuro professore con quattro righe su facebook e una frase ironica di solidarietà agli studenti. Come a un segnale convenuto, i fan dell’Uomo Scamiciato ma con la Cravatta Verde, hanno sommerso di buuh e di minacce di licenziamento l’oscuro professore, di cui naturalmente nessuno aveva letto il post: d’altronde, perché sforzarsi di leggerlo, quando basta credere al Capo?

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Sin qui, direte voi, siamo nella norma del web: gente che non sa nulla ma che discute con altra che ne sa meno ancora. E’ a questo punto che si verifica il miracolo: un miracolo doppio, addirittura. Intanto, molti vanno a leggersi il post, sino ad allora criticato solo perché troppo equilibrato, e i “condividi” triplicano in mezza giornata. I lettori, così, si accorgono che l’oscuro professore non ce l’aveva affatto con il presepe, ma con la provocazione di Salvini: che ha speculato sulla maldestra iniziativa di un preside raccontandoci che il presepe è una tradizione bergamasca, quando sino cinquant’anni fa, in molte città del nord come Trieste, si faceva solo l’albero di Natale.

Ma poi, e soprattutto, è cominciata una straordinaria mobilitazione sul web degli studenti dell’oscuro professore, che si sono connessi in massa a Facebook per difenderlo: dicendone fra l’altro cose che – dopo un semestre passato sulla linea ferroviaria Genova-Trieste, per raggiungere il posto di lavoro nonostante le alluvioni e l’ictus di suo padre – sono bastate a consolarlo di tutto. Ma non facciamola lunga, sono le otto del mattino, e alla nove ho lezione: sapete?, anche gli oscuri professori lavorano. A occhio, direi che Salvini, a questo punto, ha solo una possibilità per rimediare alla gaffe: chiedere scusa. Ma non all’oscuro professore: che, con tutto il rispetto, delle sue scuse se ne fotte. Chieda scusa ai propri fan e ai miei studenti, piuttosto: per aver offeso la loro intelligenza.